Il folle e rumoroso mondo dei dragster
Il racconto di una giornata al Rivanazzano Dragway, l'evento di drag racing più popolare d'Italia
C'è qualcosa di ipnotico nel vedere un'auto ferma sulla linea di partenza, il motore che sale di giri, le gomme che si deformano e un paracadute azionato in lontananza appena 8-9 secondi dopo il via.
Al Rivanazzano Dragway 2026 la sensazione è proprio questa. Qui non conta avere un'auto elegante, confortevole o versatile. Conta quanto velocemente riesce a coprire i 400 metri da fermo. E così, accanto a vetture che conservano almeno qualche traccia del modello stradale da cui derivano, compaiono veri e propri mostri da competizione, con motori profondamente modificati, pneumatici giganteschi, ruote anteriori sottilissime, paracadute e sistemi pensati per gestire potenze che sulle normali strade sarebbero semplicemente impensabili.
Tutto per il quarto di miglio
Il bello del Rivanazzano Dragway è anche la varietà. Le vetture sono suddivise in diverse categorie, con regolamenti e livelli di preparazione differenti. Tra queste ci sono la Super Pro ET e la Pro ET, dove si incontrano alcune delle automobili più estreme dell'intero evento. Sono mezzi preparati praticamente esclusivamente per questo genere di competizioni e capaci di trasformare pochi secondi di accelerazione in uno spettacolo impressionante.
Rivanazzano Dragway 2026: un'Alfa Romeo GTV da 1.200 CV
Ma facciamo un passo indietro. La filosofia del drag racing è apparentemente semplicissima: partire da fermi e percorrere il quarto di miglio, cioè 402,3 metri, nel minor tempo possibile. In realtà, dietro a una partenza di pochi secondi c'è una quantità enorme di tecnica.
La maggior parte dei mezzi più estremi utilizza la trazione posteriore. È una scelta logica: durante l'accelerazione il trasferimento di carico sposta una parte importante del peso verso il retrotreno, aumentando il carico sulle ruote che devono scaricare la potenza.
Rivanazzano Dragway 2026
Ecco perché le gomme posteriori sono così larghe e imponenti. Devono trasformare centinaia, quando non migliaia, di cavalli in accelerazione senza perdere aderenza. Quelle anteriori, al contrario, sono molto più strette: servono soprattutto a guidare la vettura e a ridurre il più possibile la resistenza al rotolamento e l'attrito.
Gli pneumatici posteriori non sono però semplicemente grandi. Sono progettati per deformarsi durante la partenza, aumentando la superficie di contatto con l'asfalto e permettendo di sfruttare meglio la coppia del motore. È uno degli aspetti più spettacolari da osservare dal vivo: quando il dragster parte, la gomma sembra quasi accartocciarsi prima di distendersi mentre la vettura prende velocità.
Le ruote "aggiuntive" e il paracadute
Un altro elemento fondamentale è la wheelie bar, la struttura che sporge dietro la vettura. Il suo compito è impedire che l'auto si sollevi eccessivamente davanti quando la coppia scaricata sulle ruote posteriori provoca un'impennata. Non serve quindi a migliorare direttamente l'accelerazione, ma a mantenere il mezzo stabile e controllabile.
Rivanazzano Dragway 2026
E poi c'è il paracadute. Su questi mezzi non è un accessorio scenografico: è un vero dispositivo di sicurezza. Quando le velocità diventano molto elevate, l'aria e i freni da soli non sono sufficienti per garantire una decelerazione efficace nello spazio disponibile. Il paracadute viene quindi utilizzato per rallentare rapidamente la vettura al termine della prova.
Anche i motori possono essere estremamente diversi. A seconda della categoria e della preparazione si possono trovare propulsori alimentati con benzina ad alto numero di ottani, etanolo e metanolo. C'è anche chi si affida al NOS per fornire fino al 30% di potenza in più. L'obiettivo è sempre lo stesso: ottenere la massima quantità possibile di potenza mantenendo un livello di trazione e affidabilità compatibile con l'utilizzo in gara.
Rivanazzano Dragway 2026
Tra i mezzi più impressionanti si possono incontrare anche vetture che, sotto la carrozzeria, hanno ormai ben poco in comune con le automobili stradali originali. Un'Alfa Romeo GTV da 1.200 CV, per esempio, rende immediatamente l'idea di quanto possa essere estremo questo mondo. Oppure una Fiat Punto di prima generazione portata a 730 CV. Senza contare le innumerevoli auto americane presenti di ogni epoca.
Insomma, lo spettacolo del drag racing non fa distinzioni e unisce gli appassionati. Da chi adora le auto a stelle e strisce fino alle europee e alle giapponesi: le emozioni sono davvero per tutti.
Fotogallery: Rivanazzano Dragway 2026
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