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Parigi 2026, il futuro elettrico riscopre il design del passato

Dalla nuova 2CV ad Alpine e Renault, vi racconto perché le forme che conosciamo possono rendere più familiare l'auto elettrica

Parigi 2026, il futuro elettrico riscopre il design del passato
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)
Sergio Chierici Sergio Chierici

Al Salone di Parigi 2026 il futuro dell'automobile ha un'aria sorprendentemente familiare: Citroen ripropone la 2CV, anche nella versione Fourgonnette, Peugeot recupera le forme della RCZ e della 205 Turbo 16, e Alpine anticipa l'evoluzione elettrica della sua Berlinette, dopo aver mostrato la riedizione della prima A110 con motore termico. Automobili molto diverse, accomunate dalla volontà di guardare indietro proprio mentre la tecnologia cambia profondamente.

Non è soltanto nostalgia. In un periodo nel quale l'elettrificazione suscita curiosità, ma anche qualche diffidenza, un'automobile dalle forme conosciute può rappresentare un punto d'incontro tra passato e futuro. Il rétro design, nato soprattutto come reinterpretazione stilistica, potrebbe così assumere un significato nuovo, recuperando ricordi e sensazioni legati ad automobili che appartengono alla nostra storia.

Citroen 2CV, quando il passato diventa elettrico

La nuova Citroen 2CV Concept recupera la sagoma dell'inconfondibile modello originario, con il cofano arrotondato, i fari separati dalla carrozzeria, il parabrezza quasi verticale e il tetto in tela. Le superfici sono più tese, ma le proporzioni rimangono immediatamente riconoscibili, reinterpretate attraverso dettagli contemporanei.

 

Ma è soprattutto nei dettagli che il progetto diventa interessante: il cestino rimovibile, i comandi raccolti sulla plancia, la radio estraibile e persino i vani per le uova richiamano la storia della 2CV. E la Fourgonnette Concept, con il grande vano posteriore dalla lamiera nervata, estende questa reinterpretazione alla versione commerciale.

75 anni di Citroën 2CV

La Citroën 2CV del 1948 nasceva da un design essenziale, firmato da Flaminio Bertoni, nel quale ogni elemento rispondeva a precise esigenze funzionali: i fari separati dalla carrozzeria, i parafanghi pronunciati, il cofano arrotondato e il tetto in tela ripiegabile. Forme semplici e immediatamente riconoscibili, che avrebbero fatto della 2CV una delle icone dell'automobile del Novecento.

Citroën 2CV Concept Van (2026)

La nuova 2CV Fourgonnette Concept recupera il caratteristico volume posteriore squadrato della versione commerciale del 1951, con le superfici in lamiera nervata e il tetto rialzato. Il contrasto con le forme arrotondate della parte anteriore viene reinterpretato attraverso un linguaggio contemporaneo, conservando la semplicità e la funzionalità del progetto originale.

Quando il rétro design aveva un motore termico

La riscoperta delle forme storiche non nasce con l'elettrico. La Volkswagen New Beetle del 1998 reinterpretava il Maggiolino attraverso grandi archi, mentre la MINI del 2001 recuperava fari circolari, padiglione e proporzioni dell'originale. Nel 2007 arrivò la Fiat 500 di Roberto Giolito, capace di riportare sulle strade un'altra icona del dopoguerra.

Erano automobili costruite su piattaforme moderne, che utilizzavano il passato come riferimento stilistico. La Beetle del 2011, anch'essa con pianale di origine Golf, cercò forme più slanciate dopo il successo iniziale, mentre MINI e 500 hanno continuato a evolversi, mantenendo un'identità immediatamente riconoscibile, fino ad accogliere anche le motorizzazioni elettriche.

Mini Cooper

La MINI del 2001, disegnata da Frank Stephenson, reinterpretava le forme originali di Alec Issigonis attraverso proporzioni più robuste e muscolose. I fari circolari, la mascherina esagonale, gli sbalzi ridotti e il caratteristico tetto a contrasto recuperavano l'identità della Mini storica, trasformandola in un linguaggio stilistico contemporaneo.

Fiat 500 C

La Fiat 500 del 2007, nata dal progetto di Roberto Giolito e del Centro Stile Fiat, riprendeva le forme della 500 di Dante Giacosa attraverso superfici più piene e arrotondate. I fari circolari, il cofano corto e il padiglione arcuato conservavano il carattere dell'originale, mentre le proporzioni aggiornate e la cura dei dettagli davano vita a una piccola automobile dalla forte personalità.

L'elettrico recupera anche i colori e i dettagli

La Fiat 500e, arrivata nel 2020 e successivamente proposta anche in versione Abarth, ha dimostrato come un modello storico possa essere reinterpretato su una piattaforma elettrica. Lo stesso principio accompagna la MINI Cooper Electric, mentre Volkswagen ha recuperato con la ID. Buzz lo spirito del Bulli, inizialmente attraverso una concept ancora più vicina all'originale.

Renault ha sviluppato questa ricerca con particolare attenzione ai dettagli. La 5 E-Tech recupera forme squadrate e gruppi ottici, trasformando la presa d'aria sul cofano in un indicatore di carica, e cambia ulteriormente forma nella versione sportiva; la 4 E-Tech reinterpreta la mascherina storica, mentre la Twingo ritrova l'espressione simpatica e la sagoma quasi monovolume della prima generazione. Ritornano anche colori vivaci e pastello, in un panorama spesso dominato da tinte neutre, mentre la E-space concept porta il classico grande monovolume elettrico verso nuove direzioni.

Renault 5 E-Tech Electric

La Renault 5 E-Tech Electric recupera le proporzioni compatte e le linee squadrate della R5 originale, reinterpretandole attraverso superfici più muscolose e dettagli contemporanei. I fari dalla caratteristica espressione, i passaruota pronunciati e la presa d'aria sul cofano, trasformata in un indicatore di carica, uniscono citazioni storiche e nuove tecnologie, mentre i colori pastello sono un omaggio a quelli originari.

Foto di: Stellantis
Renault Twingo 2026

La Renault Twingo E-Tech Electric riprende la caratteristica sagoma monovolume della prima Twingo del 1992, con il parabrezza inclinato, il cofano cortissimo e i fari semicircolari dall'espressione simpatica. Le tre piccole aperture sul cofano, reinterpretate come elementi grafici, e i colori vivaci ispirati a quelli originali, recuperano lo spirito giocoso del primo modello, adattandolo a un design più levigato e contemporaneo.

Foto di: Renault

Alpine e Peugeot, il passato guarda ancora avanti

Il fenomeno riguarda anche le sportive. La Alpine A110 del 2017 aveva già reinterpretato la Berlinette degli anni Sessanta; a Parigi una concept anticipa ora le proporzioni della futura generazione elettrica, che si ispira invece alla successiva A310. La Peugeot RCZ Vision, invece, recupera da un passato molto più recente soprattutto la silhouette della coupé del 2009, con il caratteristico tetto a doppia bolla, ma c'è anche una concept che ricorda la storica 205 Turbo 16, vittoriosa nei rally.

Alpine A310 Vision (2026)

La Alpine A310 Vision reinterpreta la caratteristica silhouette bassa e affusolata della A310 del 1971, attraverso superfici tese, una carrozzeria larga e un abitacolo dalla forma quasi aeronautica. I sottili fari a scomparsa, i cerchi ispirati al disegno originale e il contrasto tra alluminio e superfici scure trasformano il linguaggio geometrico degli anni Settanta in un design rétro-futuristico. 

Foto di: Alpine
Peugeot RCZ Vision Concept

La Peugeot RCZ Vision recupera uno degli elementi più originali della coupé del 2009: il tetto a doppia bolla, qui ulteriormente accentuato e abbinato a sottili archi laterali sospesi. Le proporzioni basse e slanciate, lo spoiler posteriore attivo e la firma luminosa a tre artigli reinterpretano il carattere sportivo dell'originale attraverso un linguaggio più aerodinamico e contemporaneo.

Foto di: Peugeot

È significativo che proprio Citroen, per molti anni contraria alle reinterpretazioni rétro delle proprie icone, abbia scelto oggi di recuperare la 2CV. Il design può offrire quella continuità emotiva che una tecnologia completamente nuova non sempre riesce a trasmettere, senza rinunciare all'innovazione.

Naturalmente le belle forme del passato non risolvono da sole le questioni legate all'autonomia, alla ricarica o ai costi, ma possono aiutare a superare la diffidenza verso ciò che ancora non conosciamo. E forse è proprio questa la nuova sfida del rétro design: trasformare la nostalgia per le automobili di ieri nel desiderio di guidare quelle di domani.

Fotogallery: Citroën 2CV Concept (2026)