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Supercar del futuro, tra curve scolpite e linee tese

Da Porsche e Alfa Romeo ad Audi e Jaguar, vi racconto perché i designer immaginano la velocità attraverso forme così diverse

Jaguar Type 01
Foto di: Jaguar
Sergio Chierici Sergio Chierici

Come saranno le supercar del futuro? Le ultime novità sembrano indicare due direzioni differenti: automobili dalle forme sinuose e muscolose, quasi scolpite dal vento, oppure carrozzerie essenziali, costruite attraverso superfici tese e volumi geometrici, capaci di evocare un futuro ancora sconosciuto.

Porsche Mission S alla Alfa Romeo Cuorerosso, oppure Audi Nuvolari alla Jaguar Type 01: i designer cercano in modo diverso di rappresentare visivamente la potenza e la velocità. Una ricerca nella quale la tradizione delle grandi sportive incontra nuove architetture meccaniche, motori elettrificati e tecnologie aerodinamiche sempre più sofisticate.

Quando la carrozzeria sembra viva

La Porsche Mission S è ancora una concept car, ma reinterpreta le forme delle sportive storiche attraverso una carrozzeria sinuosa, quasi acquattata sulle grandi ruote. I parafanghi arrotondati, il padiglione affusolato e le profonde aperture aerodinamiche creano un continuo gioco di pieni e vuoti, culminante nell'alettone posteriore avvolgente.

 

La Alfa Romeo Cuorerosso segue una strada altrettanto scultorea, con volumi modellati come un'unica superficie continua, mentre la Bugatti Tourbillon integra l'aerodinamica in forme muscolose e avvolgenti. Tre interpretazioni differenti di una carrozzeria che sembra prendere vita attraverso il movimento.

Alfa Romeo Cuorerosso

L'Alfa Romeo Cuorerosso, paradigma dei futuri modelli del Biscione, è in realtà una bassissima vettura a 4 porte, configurata come una scultura aerodinamica acquattata sulle grandi ruote. Le rotondità richiamano Scaglione e molte Alfa Romeo del passato, ma le citazioni -che pure ci sono- non si trasformano mai in copia esatta: l'intenzione è di essere un esempio di modernità sportiva.

Foto di: Alfa Romeo
Bugatti Tourbillon con opzione «Pure Blood Team»

Con la Bugatti Tourbillon, autentica hypercar dalle prestazioni estreme, siamo nel pieno di un design fatto di rotondità e linee sinuose. Le prestazioni estreme contribuiscono a definire un complesso gioco di pieni e vuoti, sempre sottolineando le caratteristiche linee ad arco, dalla calandra a ferro di cavallo alla grande linea a C della fiancata.

Foto di: Bugatti

Dalle curve alle geometrie del passato

Le due scuole hanno radici lontane. Per fare un esempio, le Ferrari siglate Pininfarina e firmate da Aldo Brovarone o Leonardo Fioravanti, ma anche certe meraviglie di Franco Scaglione, interpretavano spesso la velocità attraverso superfici sinuose e proporzioni armoniose. La Dino Berlinetta Speciale di Brovarone è un modello per questa filosofia, che ispirerà molte delle Ferrari successive: le sue linee sinuose sembravano modellate attorno alla meccanica e ai suoi occupanti.

Negli anni Settanta arrivarono le geometrie di Marcello Gandini, con la Lamborghini Countach e le sportive a cuneo, mentre la Aston Martin Lagonda di William Towns portò questo linguaggio persino in una berlina di lusso. Forme basse, superfici piatte e spigoli netti diventavano la rappresentazione di un futuro quasi spaziale.

Dino Berlinetta Speciale, 1965

Tante delle vetture dalle linee sinuose di Pininfarina nascono dalle idee di Aldo Brovarone per definire la Dino Berlinetta Speciale, classe 1965: a parte il perfetto equilibrio generale, si notano le linee curve dei parafanghi o l'andamento fluido del cofano posteriore raccordato all'abiltacolo.

Foto di: Pininfarina
Lamborghini Countach, la linea di produzione

Per la Lamborghini Countach, Marcello Gandini ha esasperato invece le linee tese e geometriche, in un corpo vettura bassissimo e dal caratteristico profilo ad arco molto ribassato: questo si coglie ancora di più nella prima serie, che è quasi del tutto priva di appendici aerodinamiche.

Foto di: Lamborghini

Quando la forma diventa essenziale

La nuova Audi Nuvolari recupera questo secondo linguaggio attraverso superfici monolitiche, spigoli definiti e volumi geometrici. Le aperture aerodinamiche sono integrate nella carrozzeria e l'assenza del lunotto contribuisce alla pulizia della coda, mentre l'architettura con il motore centrale e tre motori periferici determina proporzioni basse e larghe.

La Jaguar Type 01, pur essendo una grande GT elettrica aerodinamica e non una supercar tradizionale, porta la ricerca dell'essenzialità ancora più lontano: il cofano lunghissimo, le fiancate quasi prive di nervature e la coda dalle superfici tese creano un oggetto quasi architettonico, nel quale la forza del design nasce dalla semplicità dei volumi. Ci sono richiami a proporzioni del passato, e lo spazio interno è più quello di una 2+2 che di una grande berlina, ma l'impianto generale privilegia comunque le geometrie semplici.

Audi Nuvolari presentata in anteprima nazionale a Mantova

Con la Audi Nuvolari, Massimo Frascella recupera la tradizionale pulizia formale del marchio, reinterpretandola attraverso un linguaggio geometrico, essenziale e futuribile. Le superfici sono ridotte a pochi volumi ben definiti, mentre ogni elemento funzionale viene integrato nella carrozzeria, senza interrompere la continuità delle linee e la purezza dell'insieme.

Foto di: Audi
Jaguar Type 01

La recente Jaguar Type 01 vuole interpretare le linee guida per le Jaguar del futuro, e lo fa con una carrozzeria molto lunga e piuttosto bassa, dalle lamiere piatte e dagli spigoli vivi, con dimensioni importanti ma con l'aspetto, l'interno e la filosofia di una 2+2.

Foto di: Jaguar

Le due direzioni non corrispondono necessariamente a motorizzazioni differenti: la Porsche anticipa una nuova architettura a motore centrale, la Nuvolari e la Tourbillon sono ibride, mentre la Jaguar è completamente elettrica. Aerodinamica e nuove tecnologie ampliano le possibilità dei designer, senza imporre una forma prestabilita.

Quindi, non c'è una sola soluzione, a parità di efficienza: c'è chi continua a rappresentare la velocità attraverso superfici che sembrano pulsare e chi preferisce la purezza di volumi geometrici ed essenziali. Due interpretazioni differenti, che dimostrano però che l'obiettivo principale del design resta uno solo: trasformare la complessità della tecnologia in qualcosa capace di emozionare, prima ancora di essere guidato.

Fotogallery: Porsche Mission S