Ci sono delle Case automobilistiche che sono famose più come brand che per singoli modelli: pensiamo ad esempio ai marchi tedeschi come Audi, BMW e Mercedes, che hanno puntato tantissimo sull’identità del marchio.

Poi ci sono Case, come Citroen, che hanno sì lanciato molte vetture originali, ma che sono fortemente legate ad alcuni modelli iconici: per Citroen, sicuramente, si tratta di 2CV e DS. Come rapportarsi, dal punto di vista del design, con due antenate così fortemente caratterizzate?

Le due nature di Citroen

Il nome che accomuna 2CV e DS è sicuramente quello di un designer, che fu anche un grande artista e scultore: Flaminio Bertoni, padre di entrambi i modelli. Dal punto di vista formale, Bertoni realizzò sostanzialmente due sculture in movimento, astratte e così ben definite al punto da resistere al di fuori del tempo, interpretando due differenti idee.

La prima fu la 2CV, le “quattro ruote con un ombrello” per il contadino francese, che non doveva rompere neppure un uovo spostandosi da un posto all’altro. In seguito arrivò la Dea, la DS, il paradigma dell’ammiraglia del futuro, tutt’oggi ammirata come l’auto più moderna del secolo scorso.

Citroen 2CV
Citroen 2CV
Citroen DS
Citroen DS

Queste due nature, utilitaria da una parte e di livello superiore dall’altra, hanno caratterizzato tra alti e bassi la storia di Citroen, rendendo talvolta difficile la convivenza tra i modelli stessi della gamma successiva, e talvolta anche tra gli stessi “citroenisti”.

L’arrivo di Peugeot ha inizialmente normalizzato queste caratteristiche, con una condivisione più massiccia, anche se Citroen ha conservato sempre una patina di marchio alternativo. Fino alla scelta recente di scindere questi due diversi caratteri in due brand: Citroen, più votata alla praticità d’uso e all’economia, e DS, vero e proprio brand premium separato.

Il rifiuto del retro-design

Difficile, quindi, per un designer poter sostenere e interpretare l’eredità di due modelli storici di questo spessore. Fin dai designer che succedettero a Bertoni, come Robert Opron, si fece una scelta ben definita: continuare a considerare le carrozzerie in modo scultoreo, e soprattutto proseguire con l’innovazione.

Questo era talmente evidente, che per molti anni divenne normale attendere l’uscita di una nuova Citroen per osservarne le novità, tecniche ma anche estetiche. Nessuna concessione, quindi, al retro-design: anche nei bozzetti delle auto che dovevano sostituire le precedenti, si passa subito all’evoluzione successiva delle forme.

Questo è ancora più vero nei sempre modernissimi interni, eccezion fatta forse per il volante monorazza, comunque sempre in continua evoluzione fino all’avvento degli airbag: entrare in una nuova Citroen era sempre una sorpresa.

Design pratico

Le vicende societarie e il passaggio in Peugeot hanno per un certo periodo di tempo semplificato le linee, con soluzioni produttive anche più economiche; tuttavia, non sono mancati momenti interessanti per Citroen come le spigolose, eleganti e futuristiche linee di Bertone per BX, XM o Xantia.

Oppure, il periodo di Donato Coco, la cui concept della prima versione di C3, dal parabrezza e soprattutto dal cofano molto arrotondato, aveva fatto fare qualche sussulto agli appassionati per l’ispirazione alla 2CV -cosa che si tradusse in un ottimo successo di vendite del modello di serie.

Citroën BX GTI 16V
Citroen BX
Citroen C3 Pluriel
Citroen C3 Pluriel

Anche il neonato brand DS ha strizzato l’occhio alle citazioni, ad esempio con la concept DS Revolte, con qualche accenno al design 2CV ma soprattutto con soluzioni futuribili. La scelta, tuttavia, è stata quella del rifiuto del retro-design, e piuttosto l’interpretazione concettuale e ideale delle visioni dei marchi.

In Citroen ha fatto scuola soprattutto la concept C-Cactus, con la successiva C4 Cactus, che in qualche modo ha dato il La al design di tutte le attuali vetture di serie: frontale alto, un po’ squadrato e con fari su più livelli, fiancata semplice e lontana dal concetto di sportività dinamica, airbump e pratiche protezioni della carrozzeria, interni con soluzioni semplici e utili, sia per lo sfruttamento dello spazio che per la convivialità.

Citroen C4 Cactus
Citroen C4 Cactus

E molte soluzioni, anche nella scelta di forme e materiali, per migliorare l’economia nella produzione e nell’utilizzo dell’automobile, con un confort generale superiore alla media, grazie alle sospensioni sempre più raffinate, anche se non più idropneumatiche -le ultimissime, nell'attuale C4, sono le PHC, le sospensioni con fine corsa idraulici progressivi.

Design di lusso

Dall’altra parte, c’è invece DS. Nessun problema per gli interni, con il motivo triangolare nato dalla ridefinizione del design delle lettere DS, e l’utilizzo di materiale di gran pregio: un salotto viaggiante con soluzioni interessanti, anche per luci o profumi, ai massimi livelli per ogni categoria.

Più complicata, invece, la gestione dell’esterno: eliminato ogni richiamo al retro-design, la questione diventava complicata per cercare di creare un’identità di marchio. Dopo le prime soluzioni più o meno originali, come il taglio dei finestrini delle prime DS 3, si è arrivati a definire per lo meno un frontale, con la griglia nata dopo la definitiva separazione del brand DS da Citroen.

Il problema, però, si è posto con la ridefinizione della gamma europea, che per un po’ è stata limitata, da noi, ai soli SUV-Crossover DS 3 Crossback e DS 7 Crossback: difficile, per questo tipo di vetture, dire qualcosa di nuovo, soprattutto in rapporto all’idea DS originaria.

DS 3 Crossback
DS 3 Crossback
DS 9 (2020)
DS 9

L'insieme è sicuramente molto gradevole, ma c'è una certa sovrabbondanza di linee, in parte anche originali ma non sempre coerenti, e comunque di dettaglio rispetto alla forma sostanzialmente semplice e squadrata di un SUV.

DS 4 e soprattutto DS 9 sembrano invece orientate verso una terza fase di maggiore personalità: in particolare, l’andamento rastremato della grande berlina DS 9 si ricollega di più, almeno idealmente, all’andamento laterale e in pianta della storica DS e alle vetture che l’hanno sostituita, con le quale condivide sicuramente l'eleganza unita alla ricerca aerodinamica.

La visione del design del futuro

Cosa accadrà prossimamente, in era Stellantis? E’ ancora presto per dirlo con certezza. Quello che appare al momento è un’espansione del numero di modelli dei due brand, che darà modo ai designer di sperimentarsi su nuove tipologie di carrozzeria, e con la nuova sfida della condivisione tra i numerosi marchi del neonato gruppo.

Probabilmente, verranno sviluppate ulteriormente le idee attuali, anche con l’introduzione delle nuove tecnologie elettriche ed elettroniche, che potranno suggerire nuove forme più o meno originali.

E il design del passato? Difficilmente Citroen farà un’operazione in stile Renault, o anche Fiat o MINI, riportando nel mondo elettrico le forme storiche: questo sta avvenendo, piuttosto, con progetti autonomi di restomod. Citroen e DS dovrebbero comunque rimanere legate al principio di creare sempre il design del futuro, seguendo principi differenti.