Come si crea il design di una famiglia di auto
Spesso un modello diventa il riferimento per tutta la gamma: vi spiego perché il lavoro del designer è più complesso di quanto sembri
Ci sono periodi nella storia dell'automobile in cui ogni modello sembra raccontare una storia tutta sua: una berlina, una coupé o una monovolume nate come progetti quasi indipendenti, pur condividendo il marchio. Oggi accade sempre più spesso il contrario: è il linguaggio stilistico della casa a diventare il punto di partenza e di riferimento dell'intera gamma.
Potrebbe sembrare un semplice esercizio di copia e incolla del design, che in effetti ha un riscontro anche in termini economici, ma la realtà è molto più complessa. Il compito del designer non è riprodurre una forma in scala, bensì tradurre gli stessi principi su vetture profondamente diverse per dimensioni, proporzioni e destinazione d'uso, mantenendo un'identità comune senza rinunciare alla personalità di ciascun modello.
Disegnare una famiglia è più difficile
La Fiat Grande Panda rappresenta bene questo nuovo approccio. Il linguaggio introdotto con il modello di segmento B viene ripreso anche da Grizzly e Grizzly Fastback, ma senza limitarsi a un semplice ingrandimento delle forme. Cambiano proporzioni, volumi e superfici, mentre restano riconoscibili alcuni elementi che identificano immediatamente il marchio.
È proprio questo il lavoro più delicato del designer: riuscire a reinterpretare gli stessi stilemi su automobili che hanno esigenze completamente differenti, conservando un equilibrio tra identità della casa e carattere del singolo modello. Nel caso della Grande Panda, anche ridefinire il linguaggio del marchio, guardando anche al passato -ad esempio, la forma complessiva della Panda storica- ma creando qualcosa di nuovo.
Stesso linguaggio, proporzioni diverse
Ci sono state situazioni nelle quali era più importante riconoscere il marchio del modello. Audi, ad esempio, ha costruito gran parte della propria identità attraverso un linguaggio stilistico molto coerente, che rendeva immediatamente riconoscibile qualsiasi vettura della gamma: una scelta utile non solo per rafforzare l'immagine della Casa, ma anche per sviluppare nuovi modelli mantenendo continuità nel progetto.
Citroen ha offerto un esempio particolarmente interessante. C4 e C5 X, vetture ormai di generazione precedente all'attuale, condividono molti elementi del linguaggio stilistico, decisamente originali: frontale, firma luminosa, forma del cofano e in generale trattamento delle superfici, tetto rastremato, coda tronca e alta, ruote grandi e strette. Eppure appartengono a categorie profondamente diverse, con proporzioni e volumi che raccontano due idee di automobile quasi opposte, peraltro con risultati estetici differenti.
Oggi la C4 restyling ha aggiunto elementi che caratterizzano le Citroen più recenti, come marchio anteriore e forma delle luci, ma la prima versione adottava soluzioni originali su un corpo vettura da crossover compatto aerodinamico.
Giunta da noi a fine carriera commerciale, la C5 X adotta stilemi simili a quelli della C4, ma che in realtà sono l'applicazione più diretta di quanto anticipato dalla concept di berlina aerodinamica Cxperience del 2016, però con assetto più alto e ruote più grandi.
Lo stesso accade in casa Volvo. EX30 ed EX90 sono immediatamente riconoscibili come membri della stessa famiglia, ma nessuno avrebbe l'impressione che una sia semplicemente la versione ridotta dell'altra. Cambiano le dimensioni, cambia il rapporto fra i volumi e cambia perfino il modo in cui le superfici vengono trattate.
Il modello che detta lo stile
Un tempo erano spesso le grandi berline ad anticipare il linguaggio stilistico destinato al resto della gamma; oggi questo ruolo può essere affidato a un SUV, a un crossover o perfino a una compatta, purché rappresenti il nuovo volto del marchio e ne definisca l'identità per gli anni successivi.
Mini è uno degli esempi più evidenti. Cooper tre porte, cinque porte, Aceman e Countryman condividono lo stesso linguaggio stilistico, pur mantenendo proporzioni e caratteri molto diversi. La differenza è che qui tutto deriva dalla reinterpretazione di un'icona storica, la Mini originale, che continua ancora oggi a guidare il design dell'intera gamma, anche dopo più generazioni. Una strada simile è stata imboccata anche da Smart, che ha costruito la famiglia di modelli, compresa quella più recente, attorno a un'identità stilistica comune.
Se già la Mini storica è sempre stata per decenni uguale a se stessa, la Mini by BMW ne ha ripreso l'essenza di design, ma partendo da quel linguaggio ha prodotto generazioni successive e modelli fortemente differenziati, dalla Aceman alla SUV Countryman.
smart è un altro caso di brand che ha generato un'intera gamma, partendo dal design della capostipite a due posti; curioso il fatto che nell'ultima rinascita del marchio, la #2 non sia stato il primo modello, pur essendo la discendente diretta della smart originaria.
Non è una questione di scala
Osservando una gamma moderna si potrebbe pensare che il lavoro del designer sia diventato più semplice. In realtà accade l'opposto. Disegnare una famiglia coerente richiede un controllo rigoroso delle proporzioni, dei dettagli e del linguaggio formale, affinché ogni modello sia riconoscibile come appartenente al marchio senza perdere la propria identità.
È forse questa una delle sfide più interessanti del design automobilistico contemporaneo. Il successo non si misura dal fatto che tutte le automobili si assomiglino, ma dalla capacità di riconoscere immediatamente il marchio pur distinguendo senza esitazioni ogni singolo modello. Costruire una famiglia, senza rinunciare alla personalità dei suoi componenti, è oggi uno dei compiti più complessi affidati ai designer.
Fotogallery: Fiat Grande Panda Turbo 100
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