Quando la coda non basta più a riconoscere un'auto
Una volta bastava la forma della coda, oggi sono la firma luminosa e pochi dettagli a raccontare il marchio
Per molti anni bastava osservare la coda di un'automobile per riconoscerne immediatamente il marchio: la disposizione dei fari, la forma del portellone, il taglio del lunotto o la posizione della targa erano sufficienti per distinguere una Volkswagen da una Volvo o una Mercedes da una BMW, anche da grande distanza.
Oggi la situazione è diversa. Le proporzioni generali tendono a convergere: fanali sottili, sviluppo orizzontale, grandi superfici pulite e paraurti molto estesi sono diventati un linguaggio condiviso. A cambiare non è tanto la forma della coda, quanto il modo in cui viene raccontata attraverso luce, grafica e dettagli.
Una nuova architettura della coda
La Volkswagen ID.7 rappresenta bene questa evoluzione. La parte posteriore è costruita attorno a pochi elementi molto ordinati: una sottile fascia luminosa, gruppi ottici sviluppati in orizzontale, un ampio portellone e uno scudo inferiore che concentra la maggior parte delle funzioni pratiche.
Questa impostazione si ritrova ormai su molte automobili contemporanee: l'obiettivo non è soltanto estetico: la larghezza viene enfatizzata visivamente, le superfici risultano più pulite e la coda acquista un'immagine più importante, pur mantenendo proporzioni equilibrate.
Quando la forma converge
Se si osservano modelli come Audi A5, Mercedes Classe C o BMW Serie 3, è facile accorgersi che le differenze non risiedono più nell'architettura della coda, ma soprattutto nel trattamento dei dettagli. Fanali sottili, sviluppo orizzontale e masse ben distribuite rappresentano ormai una grammatica comune.
Lo stesso fenomeno interessa anche le generaliste: Volkswagen Tayron, Hyundai Tucson o Renault Symbioz adottano proporzioni molto simili, pur mantenendo un'identità riconoscibile grazie al disegno delle superfici, alla firma luminosa e alla qualità dei raccordi tra lamiera e materiali plastici.
Curioso il raffronto tra le code di Audi A5 e BMW Serie 3, della serie che sta per uscire di scena: i dettagli sono differenti, ma l'architettura generale è molto simile
Nell'ultimo restyling della Mercedes Classe C ritroviamo più o meno la stessa impostazione grafica, formale e strutturale: sono i dettagli ad individuare un linguaggio Mercedes, che però non è più di immediata riconoscibilità come in passato
La luce diventa identità
In questo scenario il compito di distinguere un marchio passa sempre più ai dettagli. Le firme luminose a LED, il disegno interno dei gruppi ottici, il lettering e perfino il logo illuminato diventano strumenti attraverso i quali ogni costruttore costruisce la propria identità.
Molti modelli cinesi, come ad esempio MGS5 EV e BYD Sealion 7, ma anche altri di recentissima presentazione, dimostrano bene questa tendenza. Pur condividendo una struttura posteriore molto vicina a quella di numerose concorrenti, utilizzano grafica luminosa e trattamento delle superfici per costruire una personalità immediatamente riconoscibile, soprattutto nelle ore notturne.
Per la MGS5 EV, così come per altri modelli della casa, lo schema rimane sostanzialmente lo stesso: c'è sempre un elemento orizzontale superiore, che lascia molto spazio nella zona inferiore tra le luci e lo scudo, in questo caso rientrante per lasciare spazio alla targa
Per la BYD Sealion 7, che ha un montante posteriore più inclinato, si è scelta una soluzione analoga, sempre con la fascia orizzontale delle luci, ma con la targa disposta nello scudo
Non è una perdita di riconoscibilità
Potrebbe sembrare che il design automobilistico stia perdendo personalità: in realtà sta semplicemente cambiando linguaggio. Se un tempo era la forma della coda a raccontare il marchio, oggi questo compito viene affidato soprattutto alla luce, alla grafica e ai dettagli che accompagnano le superfici.
Nella Volkswagen Tayron cambiano proporzioni e dimensioni, ma l'impianto generale è sempre il medesimo; in questa immagine, viene evidenziato il logo centrale illuminato, che consente l'identificazione anche di notte, nonostante le dimensioni molto più ridotte rispetto a qualche anno fa
Se la Hyundai Tucson manteneva un linguaggio simile a molte altre auto, se non per lo sdoppiamento delle luci laterali, le prime foto del nuovo modello mostrano un approccio diverso, sempre con la fascia luminosa centrale alta e con un grande spazio tra questa e lo scudo, ma con la presenza di elementi luminosi laterali, linee tese e intersezioni nette
È forse questo uno degli aspetti più caratteristici del design contemporaneo, perché le grandi proporzioni tendono a diventare comuni, mentre l'identità si costruisce attraverso elementi meno evidenti ma riconoscibili. Non è un caso che, proprio mentre le architetture posteriori convergono, i costruttori investano sempre di più su firme luminose, lettering e dettagli grafici: se la forma si avvicina, è l'identità visiva a fare davvero la differenza.
Fotogallery: Volkswagen ID.7 Tourer 2024
Consigliati per te
Audi A3 2026, è ancora lei la regina delle compatte premium?
Toyota Yaris Cross, i prezzi e gli allestimenti
L'Audi RS 5 Avant ha 800 CV e design ancora più audace con Abt
La Skoda con gli zaini al posto dei vani portaoggetti
Nuova Audi A6 Allroad, come va la super wagon col 3.0 V6 turbodiesel
Il Rottame (2026) Perché Comprimerla e perché no
Così l'Audi A3 diventerà squadratissima