A volte manca il buon senso, in altri casi lo stress fa brutti scherzi: ecco perché dovrebbero intervenire le istituzioni attraverso le leggi

I recenti fatti di cronaca hanno, purtroppo, riportato alla ribalta un tema molto delicato quando si parla di sicurezza stradale, vale a dire i bambini. Mai come nelle situazioni che riguardano questi passeggeri la sicurezza passa per i comportamenti di chi è alla guida e di chi, in generale, è chiamato a rispettare il codice della strada e la condotta, che risale addirittura al diritto romano, del "diligente padre di famiglia". Il triste episodio del papà che ha dimenticato in auto, per tutto il giorno, la figlia di un anno, ha riportato l'attenzione sui bambini lasciati in macchina. Non è questa però l'unica problematica, perché c'è anche quella dei sistemi di ritenuta, cioè i seggiolini, che devono sempre essere utilizzati anche per brevissimi tragitti e nel modo corretto. E anche a questo proposito vale sempre la pena fare un ripasso delle regole per cui vi può venire in aiuto il nostro speciale.

Dispositivi-anti abbandono 

Tornando all'abbandono accidentale del bimbo in auto, si tratta di un tema difficile da affrontare, un tema complesso, a cui la legislazione non è riuscita ancora a fare fronte. Un fatto che in estate può avere (come purtroppo è successo) conseguenze anche molto gravi. Questo comportamento, sottolineiamo, non è imputabile solo a negligenza ma, è stato appurato, deriva anche da una amnesia dissociativa. Si tratta di un disturbo che colpisce la corteccia cerebrale, quella che conserva la memoria motoria, provocando un vero e proprio black out. Il risultato è quello che porta a dimenticare il proprio figlio nel seggiolino sui sedili posteriori dell’auto e andare normalmente al lavoro. Poco consolano (anzi) gli studi che spiegano come questa sindrome possa colpire ognuno di noi; non si tratta, infatti, di una patologia, ma di un eccessivo carico del cervello dovuto per la maggior parte dei casi ai ritmi frenetici.

L'"amnesia dissociativa" è dovuta a un eccessivo carico del cervello imputabile, per la maggior parte dei casi, ai ritmi frenetici.

Ci si affida all'iniziativa di costruttori e aziende

Come detto, in questo caso la legge non viene in aiuto. Ci hanno provato nella scorsa legislatura durante la revisione del Codice della Strada a modificare l’art 172, introducendo l’obbligatorietà di montare seggiolini con dispositivi anti-abbandono integrati, ma la cosa è caduta nel vuoto dopo essere stata approvata in commissione. Nemmeno l’UE ha toccato il tema nel suo libro bianco. Ci ha provato Nissan a introdurre (negli USA, dove il problema è molto più grande) un dispositivo anti-abbandono così come più recentemente anche Hyundai, in Europa. In entrambi i casi si tratta di sensori di movimento o di reminder che si basano sull’apertura e la chiusura delle portiere posteriori. Più recentemente Chicco, in collaborazione con Bebè Care e Samsung, ha presentato il primo sistema di sensori integrati nel seggiolino. Si tratta di un dispositivo che funziona attraverso un'app che deve essere scaricata e collegata al sensore nel seggiolino, che prima avverte con un segnale acustico e, successivamente, chiama automaticamente 5 numeri di emergenza fornendo la posizione dell’auto in cui è installato.

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Servono leggi e più integrazione

Il problema principale, però, in mancanza di uno standard come per esempio succede per Isofix, rimane sempre l’integrazione fra i dispositivi e le auto. Così gli interventi sono affidati alle iniziative delle singole aziende o a soluzioni "retrofit", sia che si tratti di case auto sia di fabbricanti di seggiolini. Riuscire a far parlare i due elementi resta un cosa ancora molto difficile ed è anche per questo che ci si rifugia nella telematica e nelle app che, vista la sempre maggiore diffusione nell’ambito del mondo auto, potrebbe avere successo. Si tratta però quasi sempre di soluzioni che presuppongono una fase di "preparazione", di attivazione e, per così dire, allestimento e se, come abbiamo appurato, il problema è di memoria a breve termine, che ci voglia qualcosa di automatico e “involontario” è indubbio.

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