Auto "ovetto", dal Maggiolino alla 600 Multipla, fino ad oggi
Pasqua, tempo di uova di... Metallo: ecco alcune delle auto più famose con design a forma di ovetto
Panettone o pandoro a Natale, colomba o uovo di cioccolato a Pasqua. Sono queste le rivalità gastronomiche (dolci) che animano le feste cristiane per eccellenza. Direte voi: che c’entra tutto ciò con le auto? Domanda legittima e la risposta è che di panettoni (i blocchi di cemento per bloccare il passaggio delle auto) sono piene le nostre strade non solo a Natale ma anche a Ferragosto, mentre di uova ed ovetti è piena la storia del design automobilistico. Certo, un minimo sforzo di fantasia è richiesto, perché le rotondità perfette dell’uovo in senso stretto non sono replicabili, per ovvie ragioni, su un’automobile. Però la parte superiore della macchina, la carrozzeria, quella sì che può essere a uovo. E così è stata per parecchi modelli. Due di queste sono delle vere e proprie icone, oltre ad essere imparentate tra loro: Volkswagen Maggiolino e Porsche 356, disegnate dalla stessa mano, quella di Ferdinand Porsche.
L’importanza della morbidezza
Nel loro caso la forma a “uovo” - almeno dietro - è strettamente legata a ragioni tecniche: il motore posteriore a sbalzo impone a Ferdinand Porsche (designer e progettista) di “girare attorno” all’ingombro della meccanica. Non così davanti e nella parte superiore della carrozzeria: se viene scelta una sovrapposizione di archi è perché gli anni (fine Trenta) sono quelli delle linee arrotondate e perché l’aria fluisce meglio quando non trova “muri e spigoli” sul suo percorso. Un’altra leggenda a forma di uovo, anche se di qualche anno dopo, è la Fiat Nuova 500 del 1957: sì, quella di Dante Giacosa. Cadere nella retorica è un rischio molto grande quando si ha a che fare col “cinquino”, lasciamo dunque parlare i fatti: il lavoro di Dante Giacosa è stato premiato dalla giuria molto qualificata e obiettiva del Compasso d’Oro. Per il resto, che altro dire? Le forme della 500 le conosciamo tutti e la sua erede, la 500 nata nel 2007, replicandole con rigore e grazia, ha bissato il premio del Compasso d’Oro. Rimanendo in casa Fiat, lo stile a ovetto viene proposto, sempre per mano di Dante Giacosa, sulla 600. Un’auto molto meno popolare della sua “sorellina”, ma di cui anticipa la filosofia stilistica: debutta nel 1955 e se non è un successo al pari della 500 è solo perché, più grande e raffinata, costa anche parecchio di più.
A uovo per sfruttare meglio lo spazio
La forma migliore per ottimizzare l’ingombro esterno di un veicolo è senza dubbio quella cubica. Per fortuna però ci sono anche altre esigenze, come per esempio aerodinamica e design: ecco dunque che smussando il cubo si arriva all’uovo. Uno dei primissimi esempi di questa intuizione è ancora una volta una Fiat, la 600 Multipla del 1956: la particolarità è che l’ovetto, nel suo caso, è messo “al contrario”: guardatela di profilo e capirete perché, visto che il montante anteriore è molto più verticale di quello posteriore, col risultato che il parabrezza ha l’inclinazione che ti aspetteresti dal lunotto; e viceversa ovviamente. Lunga appena 3,54 metri, la 600 Multipla ospita fino a 6 passeggeri, assicurando comunque uno spazio più che buono per le valigie. Siamo nel 1956 e Fiat è già sul mercato con quella che molti considerano una delle primissime monovolume della storia.
La forma perfetta per le monovolume...
Grandi o piccole che siano, le monovolume - in quanto tali - sono le macchine perfette per l’applicazione della forma a uovo. Dal 1956 al 1999, dalla Fiat 600 Multipla alla Citroen Xsara Picasso, le linee curve la fanno da padrone. Nel caso della francese, però, i montanti sono in posizione più “normale”, con il lunotto che ha la stessa inclinazione del cofano motore e il lunotto anch’esso molto inclinato. Prodotta fino al 2010 (ma solo su alcuni mercati, in Europa viene sostituita nel 2006), la Xsara Picasso è un successo clamoroso, grazie anche al fatto che non ha sofferto, se non per qualche anno, la concorrenza dei SUV. Sono infatti oltre 1,7 i milioni di esemplari prodotti.
... E per le citycar
E’ coreana di passaporto ma italiana di “matita” la Daewoo Matiz, nata nel 1998 sulla scia della Italdesign Lucciola, uno studio di Giorgetto Giugiaro, proposto a Fiat come potenziale erede della Cinquecento. Fiat prese altre strade e il progetto finì appunto a Daewoo, con risultati commerciali davvero sorprendenti nel nostro Paese, data la (scarsa) forza del marchio. Chiudiamo con lei, “l’ovetto” per eccellenza: la Iso Isetta (1953-1956), costruita anche, su licenza, da BMW (1955-1962). La forma a uovo ce l’ha se la si guarda da davanti, da dietro e soprattutto lateralmente. Già, ma perché? Semplice, perché il suo ideatore Renzo Rivolta affida ai suoi ingegneri Preti e Raggi il compito di progettare un veicolo di dimensioni minime, che abbia una disposizione ottimale della meccanica al fine di massimizzare lo spazio interno. E l’uovo è l’involucro perfetto per raggiungere lo scopo.
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