Abbiamo parlato con Jonathan Goodman, COO di Polestar. La tecnologia deriva dal marchio svedese al 50%, ma gli obiettivi sono altri

Adesso ci siamo: sono stati tolti i veli dalla Polestar 1, prima auto del rinato brand svedese che da semplice preparatore autonomo si è ritrovato, nel giro di circa tre anni, prima acquistato da Volvo e poi a essere un marchio indipendente destinato ad aprire la strada a Volvo nel mondo dell’elettrificazione di massa. Un rapporto particolare quello tra i due marchi: a una prima riflessione verrebbe da fare un paragone con Fiat e Abarth, ma sarebbe inesatto. Polestar infatti non si limita a “pimpare” modelli già esistenti ma, come succede ad esempio con la Polestar 1, a crearne di nuovi, con l’aiuto sì di Volvo e delle sue tecnologie. In più c’è il discorso della propulsione: in Polestar la coupé GT rappresenta un’eccezione: a partire dalla Polestar 2, berlina media tre volumi, non ci sarà spazio per motori endotermici ma solo per unità elettriche.


Perché Polestar?


Una domanda forse banale, ma fondamentale per capire dove vuole andare il nuovo brand svedese. A farcelo capire è Jonathan Goodman, COO di Polestar. “Perché non è una Volvo. Sì, ha tecnologie provenienti da Volvo, ma differenti al 50%. Pensate alle sospensioni, all’utilizzo della fibra di carbonio”. Un nuovo brand perché Polestar 1 e le sue sorelle saranno auto completamente nuove con un DNA rimpattato rispetto a Volvo. “E poi non direste mai ‘Wow, questa Volvo è la migliore auto da guidare di tutti i tempi’. Direste ‘Quest’auto è bella, ha degli interni curati, non è male da guidare’, ma non mettereste mai l’accento sull’esperienza di guida. Penso invece che lo direte di Polestar”. Si tratta quindi di una emanazione di Volvo, che non entra in competizione con lei. Anche se il look è molto simile, e ammetto che mi aspettavo invece uno stile ben differente ma con Polestar 2 e 3 la storia potrebbe cambiare, i due brand non entreranno in competizione proprio per la differenza di fondo: Polestar si concentra maggiormente sul piacere di guida. Perché, come sottolineato più volte nel corso della presentazione, Polestar non è solo un brand elettrico. È un brand per elettriche ad alte prestazioni.


Polestar contro tutti?


Individuare concorrenti diretti di Polestar è facile e difficile allo stesso tempo: verrebbe da dire Tesla, che produce auto 100% elettriche e non disdegna certo le prestazioni (avete presente la modalità Ludicrous Speed?). Ma non solo. Dalla Germania si stanno preparando avversarie provenienti dai soliti nomi (Audi, BMW e Mercedes) con brand nati specificatamente per modelli elettrici. Come BMW i ed EQ di Mercedes. Anche in questo caso si tratta di brand tutti nuovi con modelli specifici. Proprio come avviene per Polestar. Quindi è tutto uguale? Sì e no.


Vita indipendente


Durante la nostra chiacchierata con Goodman e anche nell’ora di presentazione della nuova Coupé GT ibrida plug-in, i signori di Polestar hanno sottolineato più volte il loro "essere indipendenti". Un’indipendenza che è ancora tutta da capire per noi, ma che prenderà corpo nel corso degli anni. Indipendenza economica, con fondi provenienti al 100% da Volvo e la possibilità di creare design completamente differenti, sia per la carrozzeria sia per l’interno. E poi store a marchio Polestar, una nuova fabbrica dedicata esclusivamente ai modelli del brand.


Esplorando il futuro


Ammettiamolo: il brand Polestar non era poi così tanto conosciuto e la partenza rischia di essere con l’handicap. Lo sanno bene anche all’interno dell’azienda e il piano è quello di farsi conoscere in questi anni, di sfruttare la novità della propulsione elettrica ad alte prestazioni per acquistare notorietà. Iniziando da un'auto con 600 CV e 1.000 Nm di coppia, un modello vetrina con il compito di iniziare a far circolare il nome. Il compito di creare volumi spetterà a Polestar e Polestar 3. A unire i diversi modelli ci penserà una tipologia di “non acquisto” simile a Care by Volvo: un affitto di 2 o 3 anni, con rata mensile fissa e comprensiva di numerosi servizi di assistenza con ritiro e riconsegna a domicilio. Poi, al termine del noleggio, si restituisce l’auto e se si vuole se ne prende un’altra, sempre con lo stesso metodo. Il futuro per Polestar quindi non prevede il possesso di un’auto, concetto forse ormai superato, ma che potrebbe trovare sacche di resistenza un po’ ovunque. Sarà la strada giusta? Polestar ci crede tanto anche perché, e non si può dar loro torto, il mondo delle auto elettriche è appena iniziato e la sua crescita sarà molto veloce. Chi guida elettrico è molto sensibile al tema della tecnologia e vuole guidare modelli sempre “up-to-date”. Ai posteri l’ardua sentenza. Altra questione spinosa riguarda le stazioni di ricarica: alla domanda se Polestar abbia intenzione di replicare quanto fatto da Tesla, con stazioni di ricarica sparse per i continenti, Jonathan Goodman ha risposto che “al momento non è un piano che abbiamo, ma probabilmente in futuro, con l’aiuto delle amministrazioni comunali, si apriranno stazioni di ricarica di quel tipo”.



Polestar 1, la super elettrica di Volvo vista dal vivo a Shanghai




La Polestar 1, la grande coupé 2+2 di Volvo appena svelata a Shanghai, sarà prodotta in 500 esemplari nello stabilimento cinese di Chengdu dalla metà del 2019 ed è un'ibrida plug-in ad alte prestazioni con motore a benzina che supporta l'elettrico e produce la bellezza di 600 CV e 1.000 Nm, con un'autonomia elettrica di 150 km.

Fotogallery: Polestar 1, l'ibrida da 600 CV inaugura il marchio