Nasce nel 1993 su base Fiat, ma non si avvicina nemmeno al successo del modello del 1979

Proprio in questo periodo, al Salone di Ginevra del 1993 fa il suo debutto la Lancia Delta di seconda generazione. E l’accoglienza, a essere onesti, non è delle migliori: al di là dei meriti o demeriti del prodotto in sé, ma perché l’appassionato (di qualunque genere) è una “brutta bestia”. E quando si parla di Lancia, in modo particolare di Delta, la passione entra sicuramente in gioco. Eccome. Proprio per questo motivo, il fatto di usare il nome di un vero e proprio mito viene visto con scetticismo, per non dire altro, dai puristi. E poi, anche questo va detto, la Delta degli anni Novanta fin da subito non si annuncia come un gran successo: la linea non è “sbagliata”, ma non colpisce di certo, senza contare che l’impegno agonistico nei rally (che ha costruito il mito della prima Delta) nel frattempo è stato sospeso dal Gruppo Fiat, per dirottare le risorse su Alfa Romeo nel Turismo e nel DTM. Insomma, appassionati o meno, più o meno tutti concordano sul fatto che la Delta del 1993 non sia macchina destinata a rimanere nella storia. Cosa che poi verrà confermata dai numeri di vendita, non certo esaltanti.

Un legame con la mitica Delta Integrale in realtà c’è

Molto probabilmente, i più “caldi”, gli stessi di cui sopra, avrebbero preferito che il trapianto non fosse mai eseguito: invece il motore della loro amata Delta Integrale, anche se modificato, va a finire proprio sotto il cofano dell’erede del ’93 in versione HF. Si tratta ovviamente del top di gamma, che però con il Mito non ha nulla a che vedere. Innanzitutto, la trazione è solo anteriore, ma ancor di più viene a mancare il già citato “traino” rappresentato dalle corse. In ogni caso, piano non andava la Delta HF: i CV sono 186 fino al 1998 e salgono a 193 nel 1998. A proposito di HF, la carrozzeria con cui è disponibile questo allestimento è inizialmente la 5 porte, che viene sostituita poi dalla HF a 3 porte dal 1994.

HPE: nel 1994 la 3 porte

Per cercare di arricchire l’offerta della gamma Delta, in Lancia si inventano l’operazione HPE, in onore dell’omonimo modello degli anni Settanta e Ottante. In pratica, la variante con carrozzeria a 3 porte fa quasi modello a sé, perché viene creato un listino ad hoc e perché le differenze estetiche non si limitano alle due porte in meno ma si allargano anche ai passaruota, bombati sia davanti sia dietro e ad altri dettagli minori. La HPE, inoltre, è abbinata esclusivamente ai motori più potenti, oltre al turbodiesel 1.9 da 90 CV.

Messa in ombra dalle “cugine”

Se la Delta non ottiene il successo sperato è anche perché tutto sembra remarle contro: non solo il Gruppo Fiat si “dimentica” di mettere la trazione integrale alla HF (cosa tecnicamente fattibile, visto che la Dedra ce l’ha, e la base meccanica è la stessa), cosa che magari avrebbe dato impulso al modello, ma anche perché poco tempo dopo nascono Alfa Romeo 145 e 146, Fiat Bravo e Brava. Modelli che nascono sulla stessa base meccanica della Delta, ma su cui il Gruppo investe un po’ di più: nel caso delle prime, per esempio, viene garantito il il DNA con il motore boxer prima e Twin Spark.

Senza eredi fino al 2008

La Delta di seconda generazione viene prodotta fino al 2000 e, nel 1997, beneficia di un piccolo restyling. Le modifiche interessano principalmente l’estetica - ma sono leggere - e la razionalizzazione degli allestimenti: vengono eliminati per esempio alcuni optional come gli interni in Alcantara. Un ulteriore “sgarbo” alla Delta viene fatto quando si decide di non dotarla del motore turbodiesel common rail, lanciato su Alfa Romeo nel 1997;  si continua a usare il vecchio 1.9 da 90 CV fino alla fine della produzione, nel 2000. La Delta esce di scena senza però essere sostituita, non subito almeno: l’erede arriva infatti nel 2008 con la Delta III, su base allungata della Bravo.

Lancia Delta II, le foto storiche