Letteralmente si vorrebbero cancellare le più anacronistiche, un risparmio per gli automobilisti, un buco di 6 miliardi per lo Stato

Mentre sul fronte tasse e quindi anche su quello delle accise carburante aleggia lo spauracchio della clausola di salvaguardia che potrebbe portare nuovi aumenti dei prezzi alla pompa, il Contratto stilato da Matteo Salvini e Luigi di Maio alla base di un Governo M5S e Lega prevede di “eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina”. Tornando su un tema già caro a Salvini in campagna elettorale e che, in teoria, potrebbe ridurre fino a 20 centesimi il prezzo della benzina, considerando che, attualmente, le accise incidono, in totale, di quasi 73 centesimi al litro sulla benzina e di 62 centesimi sul gasolio.

Eliminare le accise del '900

Stando al Contratto di governo quelle che verrebbero eliminate sono genericamente quelle più anacronistiche, cioè fuori dal tempo. Potrebbero rientrare nella categoria quelle relative ai finanziamenti di conflitti dello scorso secolo o alla ricostruzione dopo calamità naturali come, per esempio, la Guerra in Abissinia e in Bosnia o l’alluvione di Firenze e i terremoti di Belice e Friuli o Irpinia, tanto per rimanere nel ‘900. Il problema è che così facendo, e limitandosi al secolo scorso, il mancato introito per lo Stato ammonterebbe circa a 6 miliardi di euro l’anno, considerando che nel 2017 le accise hanno reso ai conti statali, complessivamente circa 25 miliardi.

Le accise sono strutturali

Un altro problema che potrebbe incontrare il nuovo governo sulla strada della riduzione delle accise è che queste risorse da straordinarie sono state rese strutturali, eliminando quindi la relazione con i giustificativi. Questo è avvenuto sia con un provvedimento del Governo Dini nel 1995 (relativo alle accise del ’900) sia dalla Legge di Stabilità del 2015 che ha istituzionalizzato anche quelle di questo secolo.  Certo è che sia per via delle accise sia delle relative tasse il prezzo dei carburanti nel nostro paese è il quarto più alto d’Europa dopo Islanda, Norvegia e Paesi Bassi (tre paesi che hanno investito pesantemente sulle trazioni alternative).  Secondo una rilevazione dello scorso 7 maggio attualmente, in Italia, il prezzo della materia prima carburante pesa su quello finale per il 36%. In pratica senza tasse un litro di verde costerebbe 0,577 euro e uno di gasolio 0,588 (quindi di più). Il restante 64% va al fisco fra IVA e Accise.

Tutte le accise

  • 1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d'Etiopia del 1935-1936;
  • 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze del 1966;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
  • 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
  • 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980;
  • 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
  • 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • 0,005 euro per l'acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell'Aquila del 2009;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,04 euro per far fronte all'arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • 0,0089 euro per far fronte all'alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
  • 0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto "Salva Italia" nel dicembre 2011;
  • 0,02 euro per far fronte ai terremoti dell'Emilia del 2012.