ACEA, dall'Europa serve sostegno
Per Altavilla l'UE deve riconoscere gli sforzi dei costruttori di veicoli commerciali
l’Unione Europea per competere a livello globale, assicurare crescita e raggiungere ambiziosi traguardi ambientali, dipende anche dal potere d’innovazione che possiedono le principali industrie continentali.
Questo, almeno, secondo Alfredo Altavilla, amministratore delegato di Iveco e presidente della sezione veicoli commerciali dell’ACEA, l’associazione che raccoglie le principali industrie automotive d’Europa.
In questo contesto, dunque, l’Unione Europea, dovrebbe sfruttare maggiormente i collegamenti strategici fra la crescita industriale, il trasporto sostenibile e il commercio internazionale, cosi come fra la ricerca e lo sviluppo.
Le politiche UE riguardo al trasporto dovrebbero riconoscere il ruolo essenziale che hanno i veicoli nella società e nell’economia, così come l’importanza, a lungo termine, degli sforzi in ricerca e sviluppo compiuti dalle industrie produttrici.
“Siamo molto soddisfatti del fatto che l’UE abbia aperto un dibattito su una visione a lungo termine riguardo la sostenibilità del trasporto e della mobilità in Europa, ma dov’è la dimensione economica di questa sostenibilità nel Libro Bianco recentemente pubblicato?”Si chiede Alfredo Altavilla.
I costruttori di veicoli stanno fronteggiano, in Europa, una sfida ambientale, con prospettive di crescita, nel breve e medio termine, marginali se non nulle o negative. Nello stesso tempo, la necessità di sostenere gli investimenti rimane molto alta.
“Abbiamo necessità di tagliare le emissioni di anidride carbonica e ridurre la nostra dipendenza dal petrolio. Sfortunatamente – continua Altavilla – non abbiamo il potere magico di fornire soluzioni immediate, ma la nostra industria si dovrà impegnare per farlo a beneficio della mobilità di domani”.
I costruttori di veicoli commerciali si sono già impegnati nel tagliare un ulteriore 20% nei consumi per il 2020 (rispetto ai livelli del 2005), malgrado le difficoltà determinate dal raggiungere i livelli di emissioni nocive stabiliti.
L’industria inoltre supporta gli sforzi della Commissione Europea, nel misurare l’impatto globale di un veicolo riguardo le emissioni di CO2 e capire di conseguenza dove è possibile ridurle. Un tale approccio aiuterà a coinvolgere anche tutti i più importanti operatori del mercato del trasporto.
“Le politiche comunitarie devono sostenere la nostra industria nel fare un ulteriore passo nella ricerca e nello sviluppo. – Ha concluso Altavilla – L’Europa ha un immenso patrimonio tecnologico e un’avanzata capacità d’innovazione, anche, nello specifico, nell’industria dei veicoli industriali.
Per mantenere e migliorare questa situazione dobbiamo agire e alla svelta. Per cominciare, creando una nuova area di lavoro per la ricerca e l’innovazione dove far convergere le risorse per l’automotive in linea con l’importanza che il nostro settore riveste nell’UE”.
Questo, almeno, secondo Alfredo Altavilla, amministratore delegato di Iveco e presidente della sezione veicoli commerciali dell’ACEA, l’associazione che raccoglie le principali industrie automotive d’Europa.
In questo contesto, dunque, l’Unione Europea, dovrebbe sfruttare maggiormente i collegamenti strategici fra la crescita industriale, il trasporto sostenibile e il commercio internazionale, cosi come fra la ricerca e lo sviluppo.
Le politiche UE riguardo al trasporto dovrebbero riconoscere il ruolo essenziale che hanno i veicoli nella società e nell’economia, così come l’importanza, a lungo termine, degli sforzi in ricerca e sviluppo compiuti dalle industrie produttrici.
“Siamo molto soddisfatti del fatto che l’UE abbia aperto un dibattito su una visione a lungo termine riguardo la sostenibilità del trasporto e della mobilità in Europa, ma dov’è la dimensione economica di questa sostenibilità nel Libro Bianco recentemente pubblicato?”Si chiede Alfredo Altavilla.
I costruttori di veicoli stanno fronteggiano, in Europa, una sfida ambientale, con prospettive di crescita, nel breve e medio termine, marginali se non nulle o negative. Nello stesso tempo, la necessità di sostenere gli investimenti rimane molto alta.
“Abbiamo necessità di tagliare le emissioni di anidride carbonica e ridurre la nostra dipendenza dal petrolio. Sfortunatamente – continua Altavilla – non abbiamo il potere magico di fornire soluzioni immediate, ma la nostra industria si dovrà impegnare per farlo a beneficio della mobilità di domani”.
I costruttori di veicoli commerciali si sono già impegnati nel tagliare un ulteriore 20% nei consumi per il 2020 (rispetto ai livelli del 2005), malgrado le difficoltà determinate dal raggiungere i livelli di emissioni nocive stabiliti.
L’industria inoltre supporta gli sforzi della Commissione Europea, nel misurare l’impatto globale di un veicolo riguardo le emissioni di CO2 e capire di conseguenza dove è possibile ridurle. Un tale approccio aiuterà a coinvolgere anche tutti i più importanti operatori del mercato del trasporto.
“Le politiche comunitarie devono sostenere la nostra industria nel fare un ulteriore passo nella ricerca e nello sviluppo. – Ha concluso Altavilla – L’Europa ha un immenso patrimonio tecnologico e un’avanzata capacità d’innovazione, anche, nello specifico, nell’industria dei veicoli industriali.
Per mantenere e migliorare questa situazione dobbiamo agire e alla svelta. Per cominciare, creando una nuova area di lavoro per la ricerca e l’innovazione dove far convergere le risorse per l’automotive in linea con l’importanza che il nostro settore riveste nell’UE”.
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