Recuperare il metallo da accumulatori esauriti oppure riportare gli stessi alla piena efficienza senza smantellarli

L’elettrificazione di massa porta con sé parecchie questioni in sospeso e una delle più spinose è quella della fine delle batterie: tante, inquinanti e difficili da smaltire, si diceva. Già, perché sbarazzarsene o distruggerle non è certo una soluzione a lungo termine, visto che i metalli sempre più rari e preziosi che contengono non si possono buttare via con tanta leggerezza, specie man mano che le risorse andranno a consumarsi.

Ad esempio, il litio: il metallo che oggi domina gran parte della produzione fino a pochi anni fa non era quasi recuperabile, nel senso che non erano ancora state sviluppate soluzioni valide e dai costi accettabili che facessero preferire recuperarlo invece di utilizzarlo ”nuovo”.

Riutilizzare il Litio

Ora le cose stanno cambiando, perché se è vero che quasi ogni giorno giunge notizia di nuove scoperte circa possibili alternative e sostituti dei metalli rari, anche la ricerca sull’evoluzione delle prestazioni delle batterie al litio fa passi da gigante.

Riuscire a riutilizzarlo mentre la tecnologia lo rende più performante sarebbe quindi un’ottima prospettiva. Ma qual è la soluzione? Le strade sono due, recuperarlo dallo smantellamento delle batterie oppure rigenerare le batterie stesse.

Batterie al litio, rigenerazione vs riciclaggio

Rigenerazione, nuova vita ai catodi

Riportare batterie “esauste” alla piena efficienza non è impossibile, anzi: a San Diego, l'Università della California ha recentemente annunciato di aver trovato un modo per rigenerare gli elettrodi, quelli che durante la vita della batteria si consumano perdendo parte del litio che li compone e di conseguenza la loro efficacia.

Per rigenerarli occorre riportare la struttura atomica degradata alle condizioni originarie, cosa che tuttavia richiederebbe una sorta di “infusione” con soluzione a base di sali di litio ad alta pressione e temperatura. Un processo costoso, che necessita anche di complessi protocolli di sicurezza.

Di qui, la ricerca ha portato alla definizione di una procedura più semplice, attraverso una miscela che si scioglie a pressione atmosferica e temperature molto più basse e permette di dissolvere il rivestimento catodico e ripristinare la struttura molecolare del litio più semplicemente.

Batterie al litio, rigenerazione vs riciclaggio

Riciclaggio, la svolta in un brevetto italiano

Il recupero dei metalli delle batterie, non solo i più “preziosi” come litio, palladio e cobalto ma anche quelli relativamente più comuni come il nickel, avviene solitamente fondendo o sciogliendo chimicamente le batterie e recuperando i componenti.

Entrambi i processi hanno però delle controindicazioni, come il costo che rende l'operazione sconveniente rispetto all'impiego di materie prime nuove, la generazione di gas nocivi o la difficoltà di recuperare alcuni dei materiali che fondono a temperature diverse o vanno attaccati con solventi differenti.

Poche settimane fa Iccom, l'Istituto di chimica dei composti organometallici che fa capo al CNR, ha annunciato di aver avviato con successo la trafila per brevettare a livello europeo un nuovo procedimento a bassa temperatura che consente di fondere la parte elettrochimica della batteria e successivamente recuperare separatamente e in modo selettivo i vari tipi di componenti metallici isolandoli con l'uso di specifici acidi.

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