L'associazione ANIASA ha creato il ramo Digital Automotive, specifico per le auto connesse ad internet

Decine di migliaia di italiani guidano già un’auto connessa e il 60% degli automobilisti nel nostro Paese è disposto a condividere i dati del veicolo, stando ad una ricerca condotta dalla società di consulenza BAIN & Company.

Il settore, in altri termini, è strategico - come dimostrano i tanti accordi fra big del settore - e ha bisogno di essere rappresentato anche ai “piani alti” dell’industria in Italia. E’ per questo che il settore della mobilità connessa entra a far parte dell’ANIASA, l’associazione all’interno di Confindustria che rappresenta le imprese che svolgono attività di noleggio veicoli, car sharing e servizi collegati alla mobilità.

Un "ombrello" sotto al quale dialogare

L’ANIASA ha creato perciò la nuova sezione Digital Automotive, che aiuterà istituzioni e imprese a dialogare, analizzare e farsi rappresentare nel “microcosmo” dell’auto connessa, che diventerà sempre più importante alla luce dei progressi attesi.

Nei prossimi anni infatti sempre più modelli saranno dotati della connettività ad internet e potranno “dialogare” con l’esterno, in modo da farsi ritrovare dopo un furto, ricordare via app dove sono state parcheggiate o inviare un’allerta al telefonino in caso di ruote sgonfie.

Cosa ne sarà dei dati personali?

Queste funzioni fanno da “antipasto” a tecnologie in arrivo fra qualche anno, che permetteranno alle auto di segnalare in tempo reale incidenti o avverse condizioni meteo. Gli avvisi saranno recepiti da altre vetture e aiuteranno il guidatore a evitare code o rallentamenti.

Lo scenario per adesso è ancora lontano, ma nel frattempo gli operatori devono risolvere questioni più attuali, come ad esempio lo sfruttamento dei dati: gli automobilisti accetteranno di ricevere pubblicità personalizzata in base ai luoghi che hanno visitato al volante della loro auto connessa?