Nella Motor Valley nel 1987 rinasce il mito di Bugatti, con Romano Artioli e la sua EB110

Nel 1987 Bugatti era in profonda crisi, con l'ultima auto progettata risalente al 1956 e con il nome praticamente fuori dal panorama automobilistico mondiale. Fu in quegli anni che l'imprenditore italiano Romano Artioli decise di acquisire i diritti relativi al nome Bugatti: ed è così che nacque la Bugatti Automobili S.p.A.

L'obiettivo era quello di costruire la migliore auto sportiva del mondo, nonché la più veloce. Decise di non rimanere in Alsazia ma di avvicinarsi alla culla dell'auto sportiva in Italia, più precisamente nei dintorni di Modena, a Campogalliano, dove costruisce uno stabilimento all'avanguardia a pochi chilometri da Ferrari, Lamborghini e Maserati.

Alessandro l'ha visitata (cliccate qui per andare al video) con un Cicerone d'eccezione, il custode che da 25 anni vive nella foresteria della fabbrica e conosce tutti i segreti di un impianto che centinaia di appassionatin vengono a visitare ogni ano. Oggi l'impianto non è di Bugatti, ma proprietà immobile di un libero professionista. La Casa di Molsheim non è intenzionata a dare nuova vita a Campogalliano, con la speranza che, un giorno, qualcuno possa rilevarla per farla tornare ai fasti che merita.

La struttura

All'interno della fabbrica, che ospitava circa 200 lavoratori, vi è un edificio amministrativo principale, uno studio di progettazione, un banco di sviluppo del motore, una grande sala di produzione, una sala espositiva, una mensa e, ovviamente, una pista di prova. L'architetto Giampaolo Benedini voleva costruire uno stabilimento moderno e tecnologico, per dare una forma al progetto di Artioli e per far ritornare ai fasti un marchio storico e glorioso.

Una fabbrica straordinaria: punto di riferimento per tecnologia e design

Il cuore dell'impianto era lo spazio in cui venivano costruite le auto: dall'esterno l'edificio era subito riconoscibile dal colore blu, dai tubi bianchi e dall'enorme logo Bugatti. All'interno la luce invade lo spazio e la sala principale progettata per riflettere i colori del marchio, con materiali nobili come marmo di Carrara, cristallo e acciaio a rendere unico l'ambiente.

L'edificio ha forma rotonda, con ampie aree vetrate dotate di tende che si adattano automaticamente alla luce del giorno, questo per facilitare il lavoro dei dipendenti del reparto ricerca e sviluppo. Non poteva mancare lo showroom (con il soffitto che ricorda la ruota di una Tipo 59), riservato alle cene di gala e alla consegna delle auto ai clienti, mentre al centro della fabbrica trovava spazio un'altra grande sala luminosa, luogo d'incontro per la famiglia Bugatti con clienti, visitatori o partner.

La Bugatti EB110 et Romano Artioli

Ma Romano Artioli, che ha portato Bugatti nella Motor Valley anche per attrarre ingegneri provenienti dalla concorrenza, non vuole ignorare la storia passata del marchio: all'entrata posiziona una delle vecchie porte di legno dell'impianto di Molsheim, mentre sulle pareti i disegni originali di Ettore Bugatti, le bandiere francesi e una Tipo 35.

"Con lo stabilimento di Campogalliano, Romano Artioli ha trovato un compromesso: conosceva molto bene l'identità francese di Bugatti, ma aveva bisogno di ingegneri locali con esperienza in auto sportive" afferma l'attuale CEO del marchio Stefan Winkelmann. "Con il suo grande impegno, Artioli ha rilanciato il brand e contribuito con l'EB110 alla storia di Bugatti".

L'inaugurazione nel settembre del 1990

Per la costruzione dell'impianto di 240.000 metri quadri ci sono voluti tre anni, con l'architetto Giampaolo Benedini che ha partecipato anche al disegno della EB110. Ed è proprio intorno a lei che è nato questo progetto. Lo stabilimento viene inaugurato il 15 settembre 1990, il giorno del 109° anniversario della nascita di Ettore Bugatti, con la fabbrica che, per l'epoca, era la più moderna e all'avanguardia del mondo per il suo design caratteristico e le sue infrastrutture. Per festeggiare, un gruppo di 77 vecchie Bugatti va "in pellegrinaggio" da Molsheim a Campogalliano, con una torcia portata dalla prima della carovana come simbolo di rinascita del Marchio.

Achim Anscheidt, designer della moderna Centodieci, ricorda l'importanza di Giampaolo Benedini in questa fase della storia di Bugatti: "Giampaolo Benedini ha concettualizzato un'architettura moderna e sorprendente che ancora oggi sembra all'avanguardia, una bellezza senza età. Ma allo stesso tempo ha contribuito alla linea della EB110 creando un'auto sportiva super iconica e prestazionalmente superlativa."

Bugatti EB110

Qui nasce la EB110

Il primo prodotto di questo straordinario sito industriale è arrivato esattamente un anno dopo l'inaugurazione di Campogalliano. La EB110 era spinta da un V12 da 3.5 litri da 610 CV che le permettevano di andare da 0 a 100 km/h in 3,3 secondi e raggiungere 350 km/h di velocità massima. Solo con il debutto riscrive quattro record mondiali: l'accelerazione 0-100 più rapida, la velocità massima più alta per un'auto sportiva di serie alimentata a benzina, l'auto di serie più veloce del mondo e l'auto di serie più veloce del mondo sul ghiaccio.

Sfortunatamente la crisi che ha colpito il settore nei primi anni '90 ha avuto ripercussioni fatali sul sito di Campogalliano, che chiude i battenti del luglio del 1995 dopo il drastico calo della domanda. Dai cancelli sono uscite in totale 96 EB110 GT e 32 EB110 SuperSport senza contare i prototipi.

Fotogallery: Bugatti, visita a Campogalliano

Nel 1998 passa nelle mani di Volkswagen

Bugatti Automobili S.p.A. fallisce, con il nome che viene praticamente abbandonato per circa 3 anni. Nel 1998, Ferdinand Piëch, allora direttore del Gruppo Volkswagen, decise di riacquistare il diritto di utilizzare il nome per dieci milioni di euro fondando la Bugatti Automobiles SAS. Il sito di produzione viene riportato in Alsazia, dove viene aperto un nuovo stabilimento a Molsheim, L'Atelier, dove ancora oggi vengono prodotte Chiron, Divo e... la prossima Centodieci.

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Fotogallery: La fabbrica Bugatti di Campogalliano