Autobianchi A112 , una raffinata peste
Pratica, economica, moderna, elegante e molto vivace. Piccola compagna di avventure di tanti giovani, tra gli anni ‘60 e gli anni ‘80
Tra le protagoniste di Modena Motor Gallery 2019, in programma il 21 e 22 settembre, è prevista anche l’Autobianchi A112 che quest'anno compie 50 anni. E' la risposta che Fiat sferra contro la Mini di Alec Issigonis nel campo delle utilitarie chic e pepate.
Uno dei modelli più rimpianti della sua epoca, soprattutto dai ventenni di allora, e che grazie alla versione Abarth non ha paura di confrontarsi al semaforo con vetture più grandi, più potenti ma meno agili. Oggi sta vivendo una nuova giovinezza come auto da collezione.
Colpa della Mini
Negli anni ‘60 la piccola Mini, grazie all’assemblaggio presso la Innocenti di Lambrate, riesce ad aggirare le barriere doganali e a diffondersi sulle strade italiane. È prestante, ben rifinita e piace ai giovani.
Ciò fa suonare il campanello d’allarme in quel di Torino. La sua rivale diretta, la Fiat 850 berlina, ancora fedele alla soluzione “tutto dietro”, non riesce a starle dietro nelle vendite. Così si incarica l'ingegner Dante Giacosa, già padre della 500 e di tanti altri modelli di successo, di progettare una degna rivale per l’inglesina.
La vettura vedrà la luce con il brand Autobianchi, il “marchio laboratorio” che Fiat usa per testare sul pubblico particolari novità tecniche, come la trazione anteriore pochi anni prima sulla Primula.
Il debutto
Al Salone di Torino del 1969 viene presentata l’Autobianchi A112 che subito riceve un’accoglienza calorosa da parte di pubblico e stampa, grazie soprattutto al design e alle finiture. È anche uno dei primi modelli del gruppo torinese ad avere la trazione anteriore e il motore trasversale, da poco più di 900 cc e che eroga 44 CV, abbinato ad un cambio manuale a quattro marce.
È disponibile in diversi livelli di allestimento che si differenziano tra loro per i tessuti dei sedili e per alcuni dettagli esterni.
Il successo è immediato, grazie anche ad un prezzo alla portata di tanti e ai bassi consumi. Un successo che coglie di sorpresa persino la stessa Fiat, al punto tale che la fabbrica di Desio fa fatica a star dietro ai tanti ordini. Diversi clienti si trovano costretti ad attendere anche un anno prima di ricevere la loro vettura.
La puntura dello scorpione
Di base la A112 è un’auto molto divertente da guidare, capace di trasmettere un certo feeling di guida. Già nel 1971 Carlo Abarth, storico preparatore di fiducia di casa Fiat ma ai tempi ancora un’azienda autonoma, la sottopone ad una cura vitaminizzante. La cilindrata sale a 982 cc e la potenza a 57 CV, rendendo la vettura capace di toccare i 152 km/h e di raggiungere da ferma i 100 all’ora in 13 secondi.
È riconoscibile per via del cofano in nero satinato, in vezzo piuttosto diffuso su diverse sportive di quei tempi. Nel 1975 arriva il nuovo motore da 1050 cc e 70 CV, ora la velocità massima è di 160 km/h. La A112 Abarth si fa valere nei rally e segnerà l’esordio agonistico per tanti piloti, come Attilio Bettega.
Un’auto longeva
Durante i ben 15 anni di produzione l’Autobianchi A112 riceve un nuovo cambio a cinque marce e viene sottoposta a diversi restyling, che consistono nell’adozione di paraurti in materiale plastico al posto di quelli in acciaio, l’aggiunta di nuovi allestimenti interni, nuove fanalerie posteriori e una nuova griglia frontale.
Seppur appesantita nel corso degli ultimi anni da una eccessiva plastificazione, come spesso succede per molti altri modelli del periodo, la A112 rimane fedele a se stessa nelle forme, soprattutto davanti.
La A112 ottiene consensi anche all’estero, dove viene venduta come Lancia A112, seppur senza perdere il logo della casa di Desio dalla mascherina.
Variazioni sul tema
Negli anni ‘70 il telaio della piccola Autobianchi fa da base per due libere interpretazioni: la prima è la Roundabout di Bertone e la seconda è la Giovani di Pininfarina.
Nell’immaginario collettivo
L’Autobianchi A112 è stata protagonista in diverse pellicole italiane, ma in molti la ricordano per essere l’auto su cui il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e sua moglie sono rimasti vittime di un attentato da parte della Mafia.
Nel 1986, dopo 1.311.322 unità prodotte, la A112 passa il testimone alla Y10. Una tradizione, quella della macchinina spigliata e nervosetta, che si è lentamente appassita con le ultime serie della Lancia Y ma, al tempo stesso, egregiamente recuperata dalla Fiat 500.
Fotogallery: Autobianchi A112
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