L’italianità è un valore unico che abbiamo trovato nel progetto della prima vettura prodotta da Pininfarina

Il marchio Pininfarina è noto anche ai meno appassionati di motori: la firma dello stilista torinese è presente sulle bottiglie d’acqua, nei treni, nella telefonia, in tanti prodotti industriali ma la fortuna dell’azienda fondata quasi 90 anni fa da Battista Farina (solo più tardi il cognome verrà modificato in Pininfarina, unendo il suo soprannome) è da asserire alle carrozzerie che hanno vestito alcune tra le auto più belle del mondo.

Come per tanti stilisti dell’epoca, la carrozzeria Pininfarina veniva chiamata per dare forme armoniche, futuristiche, ricercate a tante tipologie di auto, dalle più comuni alle cosiddette fuoriserie: oltre 700 auto e circa 64 Ferrari rappresentano la realizzazione del grande sogno di Battista. E l’azienda, oggi di proprietà del gruppo indiano Mahindra, ha voluto rendere omaggio al suo fondatore con la prima auto prodotta a marchio Automobili Pininfarina, 100% elettrica.

Fotogallery: Automobili Pininfarina Battista, test a Calafat con la Mahindra Formula E

Battista

La Pininfarina Battista sarà disponibile solo per 150 fortunati clienti che potranno godere della prima hypercar interamente costruita in Italia con una passione, un’inventiva e una tradizione senza pari. Sara Campagnolo, designer degli interni, Dave Amantea, designer degli esterni e Giulio Morsone, ingegnere, sono tre punte del team di progettisti che abbiamo avuto il piacere di incontrare a Calafat, in Spagna, durante il test della Mahindra Formula E, in vista dei primi collaudi della Battista.

Il design

Perchè la Battista ha un design tutto italiano?

Luca Borgogno, capo del design di Automobili Pininfarina ha al suo fianco il trentaseienne Dave Amantea, torinese: dopo esperienze all’estero presso importanti studi di progettazione e case automobilistiche, Dave ha sentito il richiamo di casa, la volontà di creare qualcosa che raccontasse al mondo le proprie origini. Disegnare lo stile della Battista – racconta – è stato difficile poiché sono tante le contaminazioni provenienti dalla storia dell’azienda, ma altrettanti sono i suggerimenti dei vari stakeholders.

A chi è rivolta un'auto come la Battista?

E’ stato fondamentale creare un ponte tra il passato ed il futuro, cercando di esaudire i desideri di ogni potenziale cliente, essendo il target di appassionati che guideranno la Battista particolarmente ampio: si passa dai giovanissimi interessati alla sostenibilità, soprattutto in California, fino ai “car guys”, i collezionisti più longevi che invece apprezzano la storia di Pininfarina presente in ogni dettaglio della nuova nata. Dopo quasi un secolo, il marchio Pininfarina non solo esiste ancora ma è testimone di una nuova avventura, portando con sé la giusta esperienza accumulata dalla Nash Healey, alla Cisitalia, alla Ferrari 250 SWB.

La produzione

Perchè costruita a mano è meglio?

Se da un lato i clienti apprezzano le influenze stilistiche provenienti dai grandi capolavori del passato, la vera differenza è costituita dalle storie che possono raccontare i singoli lavoratori che costruiscono a mano la Battista, dai singoli aneddoti con cui il presidente Paolo Pininfarina stupisce ogni volta che si ferma in fabbrica a chiacchierare con i clienti, così come la differenza viene dalla possibilità di personalizzare l’automobile non attingendo ad un semplice catalogo, ma potendosi sedere al tavolo con il team di design, diventando parte integrante del processo produttivo della propria auto.

Anche la produzione è ecologica?

Gli scarti di produzione diventano risorse per i nuovi prodotti: è una grande opportunità che solo una startup può sfruttare, se poi alle spalle c’è una simile eredità, il risultato deve essere di altissimo livello. La firma su questo progetto, che poi si svilupperà negli anni a venire partendo dalla Battista, viene posta nel carbonio con una trama di disegno esclusivo, in cui un sottile filo blu corre lungo tutto l’ordito differenziandosi rispetto ad altre carrozzerie prodotte con la stessa tecnica.   

Come va

La Battista sarà una hypercar italiana a tutti gli effetti?

Sulle performance e sulla tecnologia c’è poco da dire: accelerazione in meno di due secondi -tempo inferiore ad una Formula 1-, 1900 cavalli pari a 1,4 megaWatt e 120 kiloWatt/ora, quattro ruote motrici con torque vectoring, ala mobile posteriore e dischi Brembo carboceramici. Altre hypercar possono avvicinarsi a prestazioni simili, ma quante possono vantare cromosomi così italiani?

I giovani professionisti italiani che abbiamo conosciuto hanno saputo creare armonia tra colleghi e professionalità di tutto il mondo: dal collaudatore Nick Heidfeld, al direttore di Mahindra Racing Dilbagh Gil, tutti si sentono parte di un progetto profondamente radicato nel territorio piemontese, dove ancora oggi il modo di creare auto è diverso rispetto ad altre parti nel mondo.

I 90 anni di storia rappresentano il sogno di Battista ma la Battista rappresenta il futuro che Automobili Pininfarina ha appena iniziato a disegnare.