Ispirata al modello che segnò il nuovo passo del design automobilistico del dopoguerra aveva motore V8 di origine Jaguar

Le auto con forme retrò non sono certo una novità e le varie MINI, Fiat 500 o la più recente Honda e rappresentano solo alcuni dei tanti esempi modelli con uno stile che strizza l’occhio al passato. A loro si sarebbe potuta aggiungere anche la Ford Forty-Nine, concept presentata dall’Ovale Blu al Salone di Detroit del 2001 ma mai diventata di serie.

E – almeno per chi vi scrive – è davvero un peccato perché con le sue forme estremamente pulite e sportive, quella coda lunga e l’abitacolo minimal avrebbe potuto dire la sua. Così non è stato e ora ne ripercorriamo la storia.

L’auto del cambiamento

Per parlare della Forty-Nine bisogna necessariamente tornare al 1949 e alla presentazione della Ford 1949, la prima auto statunitense a presentare un design completamente nuovo e diverso da tutto quello che si era visto fino ad allora. Prima di tutto carrozzeria Ponton, vale a dire parafanghi integrati nel resto dell’auto, forme più aerodinamiche e pulite.

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Un modello di 5 metri di lunghezza che accompagnò il boom economico degli Stati Uniti del dopoguerra, dando il là a una vera e propria rivoluzione nel modo in cui si disegnavano le auto. Da lei prese vita la Mercury Eight, mamma di tutte le hot rod grazie anche al suo americanissimo V8 di 4,2 litri. La Ford si accontentava invece di un V8 di 3,9 litri da 100 CV o un ancor più modesto 6 cilindri di linea.

Fotogallery: Ford Forty-Nine concept (2001)

Modernamente retrò

Proprio a lei rendeva omaggio, a partire dal nome, la Ford Forty-Nine, lunghissima berlina – 5 metri e passa di lunghezza e 3 di passo – e per capirlo basta guardarla in faccia, con i 2 gruppi ottici circolari, la scritta Ford subito sopra alla presa d’aria anteriore e una carrozzeria fatta di rotondità molto semplici, senza spigoli o linee nette. Una pulizia stilistica ben lontana dai dettami del New Edge, il linguaggio stilistico delle Ford del tempo, che abbracciava ogni aspetto dell’auto.

La serie di omaggi alla 1949 era presente anche al posteriore, con le luci LED (per nulla comuni all’epoca) sottili e a sviluppo orizzontale, mentre il doppio scarico spuntava dalla parte bassa del paraurti, perfettamente integrato nel resto della carrozzeria. Una linea particolare ma non estrema, senza azzardi futuristici o altri tipi di eccessi se si escludono i grossi cerchi in lega da 20”.

2001 Ford Forty-Nine concept

Anche l’abitacolo, al quale si accedeva aprendo le 2 lunghissime portiere, rispettava i dettami minimalisti dell’esterno, con un unico elemento circolare davanti al guidatore e gli altri indicatori – digitali – nascosti sotto una palpebra sistemata sulla plancia. Una concessione alla modernità accompagnata dal volante con comandi integrati per gestire climatizzatore e impianto stereo.

I 4 passeggeri trovavano posto su altrettante poltroncine singole, con una lunga barra centrale che correva dalla plancia al fondo dell’abitacolo, con funzione estetica e meccanica, dando maggiore rigidità all’auto.

V8 con passaporto inglese

La meccanica della Ford Forty-Nine prevedeva trazione posteriore e motore anteriore, nella fattispecie il V8 aspirato di 3,9 litri AJ-V8 firmato da Jaguar (all’epoca di proprietà di Ford) e utilizzato da Lincoln LS e Ford Thunderbird. La potenza era di 252 CV e a trasmetterla alla ruote posteriori ci pensava un classico cambio manuale 5 marce.

Dopo la presentazione al Salone di Detroit del 2001 la Ford Forty-Nine tornò in sede senza lasciare eredi dirette, ma dando ispirazione per la l’undicesima generazionedella Ford Thunderbird, prodotta tra il 2002 e il 2005, caratterizzata da linee morbide, luci anteriori circolari, sbalzi molto accentuati e mascherina ovale.