Motori a 5 cilindri, ecco i pregi e i difetti
Più potente di un 4, più compatto di un 6 e con un suono unico: ecco perché qualcuno lo sceglie ancora
Per qualche strano motivo, l'idea di un motore con cilindri dispari ispira nei "non tecnici" l'idea di qualcosa di "incompleto" e tendenzialmente sbilanciato.
Nel caso dei 3 cilindri, che oggi sono sempre più utilizzati dalle Case automobilistiche in ottica downsizing e contenimento di consumi ed emissioni, la cosa è parzialmente vera, perché tendono a produrre più vibrazioni e rumorosità che vanno controbilanciate con vari accorgimenti.
Se però passiamo ai 5 cilindri il discorso cambia: malgrado stiano piano piano sparendo dai piani strategici futuri dei brand che li hanno introdotti per via dei costi maggiori e per la loro complessità, sono motori ricchi di qualità.
Un po’ di storia
La storia dei motori a 5 cilindri nasce intorno agli anni ’30, quando gli ingegneri di alcune case automobilistiche iniziarono a pensare ad architetture alternative ai classici 2 e 4 cilindri dell’epoca. Il primo propulsore ad adottare questo schema, però, è stato introdotto a metà degli anni ’70, periodo in cui Mercedes equipaggia i modelli della serie W123 con l’OM617. Derivato dal 4 cilindri in linea OM616, si tratta di uno dei motori Diesel più affidabili di sempre in termini di percorrenza chilometrica.
Da quel momento, altri costruttori hanno via via adottato propulsori a 5 cilindri, in particolare su alcuni modelli sportivi, come la Audi quattro, la Volvo 850R ed eredi, le Ford Focus ST ed RS di seconda generazione (con unità di derivazione sempre Volvo) e le più recenti Audi TT RS ed RS3. Senza dimenticare che, all'inizio degli anni Duemila, anche il Gruppo Fiat disponeva di motori 5 cilindri, sia a benzina (celebre quello della Fiat Coupé e della Lancia K) sia Diesel, come il 2.4 Multijet. E continuando con i 5 cilindri a gasolio, va ricordato anche il Volvo D5 , realizzato in alluminio.
Fotogallery: Volvo 850 T5-R e 850 R
Un’erogazione continua
Un motore a 5 cilindri è una soluzione per salire di cilindrata rispetto a un 4 cilindri, con un ingombro inferiore a quello di un motore 6 cilindri in linea o di un V6. Inoltre, sa anche garantire un’erogazione della potenza più fluida e continua rispetto ai 4 cilindri in linea.
Questo perché l’intervallo di accensione avviene ogni 144° di rotazione dell’albero motore - un dato ottenuto considerando il rapporto tra due giri dell’albero motore che permettono di concludere il ciclo totale, composto da "4 tempi", e il numero dei cilindri considerati - con una conseguente sovrapposizione degli scoppi di 36°. Nei motori a 4 cilindri, invece, l’accensione dei cilindri avviene ogni 180°.
L’ordine di accensione di un motore a 5 cilindri, poi, segue lo schema 1-2-4-5-3, cosa che consente una buona stabilità dal punto di vista del bilanciamento sul piano verticale ma che, allo stesso tempo, fa oscillare il motore avanti e indietro rispetto al piano orizzontale. Proprio per questo motivo è necessaria la presenza di un albero di equilibratura che vada a limitare le vibrazioni che, a livello tecnico, vengono definite di primo e secondo ordine.
Fotogallery: I 5 cilindri di ieri e di oggi
I pro e i contro
Ecco una lista sintetica dei pro e dei contro nell'utilizzo di un motore a 5 cilindri in linea rispetto a motori paragonabili a 4 e 6 cilindri in linea, oppure con schema V6.
I VANTAGGI
- Erogazione più fluida della potenza rispetto al 4 cilindri in linea
- Minor ingombro rispetto ad un 6 cilindri in linea e ad un V6, per una più facile installazione su vetture a trazione anteriore
- Più cilindrata e più potenza rispetto ad un 4 cilindri in linea
GLI SVANTAGGI
- Più lungo rispetto ad un 4 cilindri in linea
- Meno stabile sul piano orizzontale (necessario un contralbero per diminuire le vibrazioni)
- Maggior costo di produzione
- Maggiore inerzia e complessità
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