BMW E1, la bisnonna della i3 vissuta due volte
Mai andata oltre lo stadio di prototipo, distrutta e ricostruita, trent'anni fa questa piccola elettrica aveva già mostrato la via
La BMW E1 ha fatto il suo debutto pubblico al Salone di Francoforte del settembre 1991. Il prototipo, sotto le linee di una vetturetta di dimensioni contenute (era lunga appena 3,46 metri), presentava un sistema propulsivo 100% elettrico. L'aspetto era tipicamente BMW soprattutto nel frontale, che riprendeva il tema dei fari sdoppiati sotto un’unica cornice di vetro portato al debutto sulla Serie 3 E36.
Il musetto non era l'unica cosa in comune con la berlina media, di cui la E1 aveva anche la larghezza, 1,65 metri, mentre l'altezza che sfiorava il metro e 4 le dava proporzioni decisamente insolite per una BMW, visto che nulla di più corto di una berlina si sarebbe visto fin al lancio della Serie 3 Compact, del '94. Ma le cose più interessanti erano, come spesso accade, sotto la pelle.
Spunto...elettrico
Primo esperimento di BMW per una mobilità a zero emissioni, la E1 aveva ancora potenza, capacità della batteria e prestazioni poco significative se analizzate con i parametri attuali, ma interessanti per l’epoca. Il motore, posteriore, aveva 32 kW ed era alimentato da una batteria al sodio-zolfo (ancora niente ioni di litio) con 20 kWh di capacità e tensione di 120 Volt.
In tutto, il gruppo batteria pesava 200 kg compensati però da un accurato contenimento della massa dell'auto, che grazie all'ampio ricorso ad alluminio e plastica non superava i 900 kg in tiotale. e offriva un'autonomia dichiarata di 200 km, valore di tutto rispetto persino adesso. Come anche la ricarica, che da una normale presa elettrica richiedeva dalle 6 alle 8 ore. Molto limitate, invece, le prestazioni: 6 secondi per passare da 0 a 50 km/h e ben 18 per arrivare a 80.
Corsi e ricorsi
Trent'anni dopo le batterie funzionano almeno a 400 Volt, se non a 800, e hanno capacità nettamente superiori, riuscendo ad alimentare motori elettrici molto più potenti in grado di garantire accelerazioni notevoli. Tuttavia, nella moderna i3, pronipote della E1, qualcosa dell'antenata c'è, come il contenimento del peso ottenuto tramite la particolare costruzione a telai separati e materiali ricercati, e come alcune analogie nei volumi.
Persino la soluzione adottata per il lunotto posteriore sembra aver fatto scuola: in gran parte in vetro, sia per la parte spiovente che per la parte verticale sopra l’alloggiamento della targa, contribuiva con l’ampia vetratura laterale e la linea di cintura piuttosto bassa a rendere la E1 particolarmente luminosa. Le portiere erano 2 e i posti 4.
Nata "green", rinata... verde
L'originale prototipo della BMW E1 protagonista al Salone di Francoforte del '91 e verniciato di rosso ha avuto un triste destino: è infatti stato distrutto in un incendio pochi mesi dopo il debutto.
Nel '93 però, la Casa ha presentato una seconda vettura, identica all'altra nella parte anteriore ma ridisegnata nel posteriore e allungata a 3,7 metri, stavolta verniciata un brillante verde. Per questa la Casa aveva previsto la possibilità di montare propulsori sia elettrici sia tradizionali, ma sempre a basse emissioni
Fotogallery: BMW E1 concept 1991 e 1993
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