I dati dell'annuario ACI evidenziano un 2020 negativo non soltanto per le vendite e un parco saturo ma che fatica a rinnovarsi

Che il 2020 sarebbe passato alla storia come uno degli anni peggiori per il mercato automobilistico italiano e non soltanto, oltre che per l'industria e l'economia in generale, non era difficile da immaginare. Tuttavia, mentre il settore esprime la delusione per il mancato rinnovo degli incentivi, l'analisi dei dati sembra evidenziare che nemmeno questo basterebbe a invertire la tendenza all'invecchiamento del parco circolante italiano.

L'analisi diffusa da ACI, che ha appena pubblicato l'annuario 2020 con la sintesi dell'andamento e delle tendenze in atto sul mercato delle quattro ruote, mostra infatti una situazione generale più complessa che la pandemia certamente non ha favorito, ma che si trascina dietro problemi già esistenti e anche da parecchio tempo, iniziando proprio dall'anzianità crescente del parco circolante.

Quasi un veicolo pro capite, ma l'età aumenta

L'età media delle vetture in circolazione in Italia resta la più elevata d'Europa ed è un dato di fatto che da anni le associazioni e gli enti sottolineano invocando nuove e maggiori misure di sostegno al rinnovo, per ragioni sia ambientali sia di sicurezza. Il fatto è che invece di diminuire, aumenta: lo conferma il dato del drammatico 2020, alla fine del quale è risultata pari a poco meno di 12 anni (11 anni e 10 mesi per l'esattezza), addirittura 5 mesi in più rispetto al 2019.

Per quanto sembri assurdo, se le normative Euro sempre più stringenti e ravvicinate nel tempo e le contromisure come i blocchi del traffico dovrebbero fungere, insieme agli incentivi, da stimolo a sostituire i veicoli più datati, in realtà sembra quasi accadere l'opposto. E dunque, il parco circolante cresce di numero perché alle immatricolazioni altalenanti corrispondono comunque sempre meno radiazioni.

Annuario ACI 2020, i dati sul parco circolante

Una situazione disomogenea

Certo, i problemi ambientali non sono un'emergenza percepita allo stesso modo su tutto il territorio nazionale: se l'attenzione, anche mediatica, è soprattutto sulle grandi città e sulla zona del bacino padano, dove sono in atto le restrizioni più severe, bisogna osservare che su gran parte del territorio in realtà il problema dell'inquinamento non è così sentito e la circolazione di veicoli con oltre 10 anni resta quasi indisturbata.

Annuario ACI 2020, i dati sul parco circolante

Lo prova il fatto che in regioni relativamente poco trafficate come il Molise, nel 2020 il circolante sia cresciuto di quasi il 50%, e quello specifico di autovetture del 35%. Segno che gli incentivi hanno sortito il loro effetto ma soltanto a metà.

A livello nazionale, il parco circolante ha raggiunto la proporzione-record di 666 auto ogni 1.000 abitanti (pari a 2 ogni 3 persone), e quella di 885/1.000 conteggiando tutti i veicoli. Il che, secondo le analisi, significa aver in pratica saturato il mercato quando però circa un quinto di tutte queste vetture sono in giro da oltre 18 anni.

In sintesi, a una fetta ancora troppo alta di nuove auto targate non corrisponde la rottamazione di una anziana equivalente. A fine 2020, infatti, soltanto i 26% dei veicoli circolanti risultava Euro 6, all'incirca la stessa percentuale delle Euro 4, mentre alle loro spalle si trovava ancora un 19% di Euro 2 e inferiori, le ultradiciottenni citate in precedenza.

Annuario ACI 2020, i dati sul parco circolante

Elettriche sì, ma come seconda auto

Leggendo tra le righe, la transizione energetica verso la mobilità elettrica, che dovrebbe contribuire a svecchiare il parco oltre che a migliorare i livelli di inquinamento e sicurezza sulle strade, mostra ancora una volta i suoi punti deboli.

Le vendite sono infatti cresciute notevolmente dal punto di vista statistico, addirittura + 193% per le elettriche e + 123,9% per le ibride rispetto al 2019, ma va ricordato che in termini di volumi e di quote di mercato la loro incidenza è ancora relativamente modesta con un 2,3% di elettriche pure che salgono al 4,3% sommandoci le ibride plug-in (mentre le ibride senza spina hanno raggiunto un più convincente 16%) e gli incrementi anno-su-anno favoriti dagli incentivi hanno ancora come parametro di riferimento numeri modesti.

In aggiunta, malgrado i contributi più sostanziosi per l'acquisto di auto ecologiche fossero vincolati alla rottamazione, pochi italiani si sentono rassicurati nel passare totalmente all'elettrico, a causa dell'ancora evidente inadeguatezza dell'infrastruttura di ricarica, sia privata sia pubblica, che non consente di sposare le zero emissioni in totale serenità.

Dunque per molti l'approccio all'elettrico resta limitato alla seconda auto, che soddisfa i bisogni della mobilità urbana soprattutto nei grandi centri, ma non è ancora un'alternativa al 100%.