Il ministro della Transizione ecologica avverte: la transizione non sia troppo lenta, ma neanche troppo veloce

Addio Motor Valley (o forse no?). La proposta della Commissione Ue di fermare la vendita delle auto con motore endotermico dal 2035 sta scombussolando le carte in tavola. E se, come pare, venisse applicata indistintamente, anche alle supercar, creerebbe parecchi danni lungo la via Emilia.

A farlo notare è stato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, parlando oggi a un seminario della Fondazione Symbola. Ecco un estratto del suo intervento:

In questi giorni stiamo parlando con l'automotive. È chiaro che c'è una grandissima opportunità nell'elettrificazione, ma pensate alla Motor Valley. Ieri è stato comunicato dalla Commissione europea che anche le produzioni di nicchia, come Ferrari, Lamborghini, Maserati, McLaren, cioè le supersportive, dovranno adeguarsi al full electric. Questo vuol dire che, a tecnologia costante, ad assetto costante, la Motor Valley la chiudiamo. Se oggi pensassimodi avere una penetrazione del 50% di auto elettriche d'emble'e, non avremmo nemmeno le materie prime per farle, non avremmo la grid per gestirla. Su un ciclo produttivo di 14 anni, pensare che le nicchie automobilistiche e supersport si riadattino è impensabile.

Transizione al giusto ritmo

Per il ministro poi, "c'è un fattore chiave che a volte le persone non considerano, la transizione deve avere un tempo specifico, se siamo troppo lenti falliremo come homo sapiens ma se andiamo troppo veloci falliremo come societa".

Cingolani, partecipando a un altro convegno, ha sostenuto di essere "molto preoccupato dell'impatto di una transizione sbagliata nei prossimi anni per i figli dei miei figli, ma sono preoccupato anche per una transizione sbagliata nei prossimi 10 anni per centinaia di migliaia di famiglie in Europa e nel resto del mondo se non convertiremo correttamente le attività manifatturiere e se non convertiamo correttamente la mobilità".

Cingolani, ha poi aggiunto: "dobbiamo capire cosa dobbiamo fare e al momento non credo sia molto chiaro. E c'è una seconda cosa da considerare: dobbiamo affrontare la disuguaglianza a livello globale che non rende la transizione facile a livello globale. Noi siamo relativamente fortunati perché possiamo parlare di riconversione, idrogeno, mobilità verde... ma che dire di altri 3 miliardi di persone che sul pianeta hanno problema più urgenti? Dobbiamo trovare regole comuni e sostenere i Paesi emergenti".