Ecotassa sì, ecotassa no. Mentre al Mise si lavora per rimettere in pista (finalmente) gli incentivi auto, nelle stanze di Montecitorio rispunta una vecchia conoscenza degli automobilisti italiani. Parliamo dell’ecotassa, o malus, venuta a scadenza lo scorso 31 dicembre, di cui periodicamente si torna a parlare su input del M5S, sulla scorta del principio europeo “chi inquina paga”.

Stavolta, secondo i retroscena che abbiamo raccolto, la dibattuta tassa sulle auto a maggiori emissioni di CO2 è stata al centro di una querelle politica dai risvolti piuttosto curiosi. Ma andiamo con ordine per provare a capire meglio cosa è successo.

Le mozioni alla Camera

Riavvolgiamo il nastro fino alla metà dello scorso febbraio, quando il mondo era ancora inconsapevole delle violenze russe che avrebbero cambiato la storia. Sembra passata una vita. In un Parlamento reduce dal flop della Legge di Bilancio in materia automotive, arriva una sfilza di mozioni di vari partiti per impegnare il Governo su diverse misure finalizzate a sostenere l’industria e svecchiare il parco auto circolante.

Complice forse anche questa spinta, pochi giorni dopo l’esecutivo uscirà allo scoperto con il ministro Giancarlo Giorgetti sull’intenzione di varare un piano per riattivare l'ecobonus e rilanciare il settore. Piano poi approvato e di cui si attende ora il provvedimento attuativo. Ok, ma cosa c’entra l’ecotassa, che nella strategia non è minimamente citata? E le mozioni? Adesso ci arriviamo.

Il blocco sull’ecotassa

Intanto una precisazione per i non appassionati: le mozioni sono atti di indirizzo politico che le camere possono votare per chiedere formalmente al Governo di attivarsi su determinate questioni. Non un impegno vincolate, ma sicuramente una sorta di cartina al tornasole degli umori parlamentari.

Alla luce della trasversale volontà di intervenire sull’auto, qualcuno ha pensato di provare a fondere le diverse mozioni in un’unica piattaforma di dialogo della maggioranza. Il tentativo c’è stato ed è durato anche varie settimane, ma alla fine la quadratura non sarebbe stata trovata essenzialmente su un punto: l’ecotassa, sostenuta dai 5 Stelle con l’intento di recuperare risorse per la mobilità sostenibile attraverso un malus sulle auto con emissioni di CO2 oltre la soglia dei 190 g/km.

Per semplificare al massimo - ma potete trovare con grande facilità i dati di tutte le auto per farvi un’idea - tendenzialmente sportive con una certa cavalleria e SUV benzina di medio-grandi dimensioni.

Sorpresa in commissione Trasporti

Da un lato quindi la bussola di una rigorosa tassazione ambientale, dall’altro la volontà di non appesantire in alcun modo il mercato. Normale dialettica politica. Niente accordo ed ecotassa di nuovo nel cassetto. Fino a ieri.

Già, perché nel pomeriggio del 23 marzo, teatro la commissione Trasporti della Camera, va in scena qualcosa di piuttosto inatteso. All’esame - in sede consultiva - c’è il decreto Energia, da convertire in legge, su cui la commissione deve fornire un parere. Il parere, approvato a maggioranza, è positivo, come si conviene con qualche osservazione. Indicazioni di vario genere, tra cui, a sorpresa, rispunta proprio l’ecotassa già oggetto di quelle che sembravano divergenze inconciliabili. Peraltro, in una versione ancora più severa, con soglia a partire da 160 g/km di CO2.

E ora?

Cambio di orientamento? Svista? Fatto sta che dopo la votazione il M5S esulta. “Apprendiamo con soddisfazione”, si legge in una nota dei deputati Giuseppe Chiazzese e Luca Sut, “che la commissione Trasporti della Camera ha approvato ad ampia maggioranza un parere al decreto Energia, con relatore in quota Lega, che riconosce la necessità di reintrodurre un meccanismo di malus per gli acquirenti dei modelli di auto extralusso più inquinanti, nonché di riattivare gli incentivi per l’acquisto di auto full electric e per l’installazione di colonnine di ricarica”.

“L’auspicio”, concludono i pentastellati, “è che ora, con il contributo di tutte le forze politiche che hanno votato il parere, si possano approvare i nostri emendamenti automotive al decreto Energia all’esame della Camera e che si dia finalmente il via a un meccanismo, quello del malus, che applica il principio ‘chi inquina paga’ e consente di destinare le risorse così raccolte alla possibilità anche per le fasce più deboli della popolazione di acquistare automobili elettriche e dunque a emissioni zero”.

Così, in attesa dell’imminente attuazione degli incentivi, l’iter della legge di conversione del decreto Energia prosegue dovendo ora tenere conto anche di questo elemento. Aspettando il prossimo colpo di scena.