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Alix Partners, la guerra farà lievitare i prezzi delle auto

Il conflitto tra Russia e Ucraina mette a dura prova tutti i costruttori. Inevitabile l’impatto sui prezzi almeno fino al 2023

Le conseguenze della guerra Russia-Ucraina

Crisi dei chip, produzione a rilento e mercati a picco. È la fotografia degli ultimi due anni del mondo dell’auto che si prepara a fronteggiare un presente e un futuro ancora più incerti.

Il protrarsi della guerra tra Russia e Ucraina sta già avendo ripercussioni pesanti su tantissimi costruttori e l’impressione è che i problemi siano solo all’inizio. Anche se si dovesse arrivare a breve ad un accordo tra i due Paesi, secondo un'analisi di Alix Partners rilanciata dall'Associated Press, il rischio concreto è che siano i clienti finali a pagare (ancora una volta) un conto salatissimo.

Componenti mancanti

Il conflitto russo-ucraino sta diventando un enorme grattacapo per tutte le Case per una lunga serie di motivi. Il primo problema riguarda i cablaggi dato che in Ucraina se ne produce il 10-15% di tutto il mercato europeo. Ovviamente si tratta di una componente fondamentale per tutte le auto moderne, da quelle più popolari a quelle più costose e le conseguenze si sono già viste su buona parte della filiera europea.

Il Gruppo Volkswagen ha già messo in pausa la produzione di tantissimi modelli, soprattutto quelli elettrici come la ID.3, l’Audi Q4 e-tron e la Cupra Born. I problemi riguardano anche le ibride plug-in, le cui previsioni di consegna ai clienti sono un rebus non facile da risolvere per le concessionarie.

La fabbrica di Bruxelles, da Studebaker a Volkswagen e Audi

Due delle aziende principali di cablaggi, l’Aptiv e la Leoni, stanno cercando di spostare la produzione in altri Paesi. Per esempio, Aptiv sta provando ad aumentare il suo output in Polonia, Romania, Serbia e Marocco, ma l’intero processo potrebbe richiedere fino a 6 settimane.

Il secondo problema, forse ancora più grave, riguarda il neon. L’Ucraina è il più grande esportatore di questo gas, il quale è utilizzato nella fabbricazione dei chip. Tante aziende produttrici di semiconduttori hanno scorte per circa 6 mesi, dopodiché dovranno per forza fermarsi con conseguenti problemi per tutto il mondo dell’auto.

La questione russa e i prezzi in crescita

Chiaramente, anche la Russia gioca un ruolo fondamentale tra i fornitori di materie prime. Al di là del petrolio, Mosca produce il 10% del nichel mondiale ed è tra i primi estrattori al mondo per palladio e platino.

Il primo elemento si trova in praticamente tutte le auto elettriche, mentre gli ultimi due metalli sono presenti nei convertitori catalitici. Senza contare che la Russia fornisce al mondo anche alluminio e acciaio. Non è un caso, infatti, che le quotazioni di tutte queste materie prime siano schizzate alle stelle da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina (anche se recentemente i prezzi si sono stabilizzati).

Lo stabilimento BMW di Rosslyn

In un contesto già così complesso, si è aggiunta la nuova ondata di Covid in Cina che ha portato Pechino ad indire un lockdown per 25 milioni di persone. Anche in questo caso, è inevitabile attendersi qualche conseguenza per l’auto.

Insomma, nei prossimi mesi (gli esperti dicono almeno fino al 2023) vedremo uscire dagli stabilimenti sempre meno vetture e con prezzi di produzione cresciuti esponenzialmente per tutti i brand. L’inflazione colpirà tutti i modelli nuovi, ma potrebbe toccare anche il mercato dell’usato. La maggiore domanda (e disponibilità) di veicoli usati, infatti, potrebbe spingere in alto l’asticella dei prezzi.