Non solo plastica da reti da pesca: i materiali salva-oceano
Oltre alle plastiche di recupero ci sono altri materiali che possono tutelare mari e fondali, spesso evitando di essere dispersi
Ottenere nuovi materiali e al tempo stesso ripulire gli oceani è diventata in pochi anni una buona pratica che sempre più costruttori e aziende specializzate stanno adottando come punto di partenza per le loro politiche di sostenibilità.
Da Hyundai a Mini a Cupra, sol per citarne alcuni, sono molti i brand che hanno introdotto componenti ottenuti con una filiera che parte proprio da iniziative di recupero e riutilizzo di materiali considerati perduti. Ma ovviamente, si può fare di più.
Le risorse dimenticate
Il principio alla base di tutto è che ci sono in realtà moltissimi rifiuti tra quelli finiti in mare, da cui si può recuperare materiale da riavviare alla produzione di oggetti, estendendo le attività di recupero e selezione. La ricerca, tuttavia, lavora anche in un'altra direzione, quella di trovare procedure che riducano anche la dispersione di sostanze le quali, dalle discariche, possano andare a inquinare i terreni e, nuovamente, le acque.
Seguendo tutte queste linee guida, Kia ha avviato una serie di collaborazioni con alcune aziende che si sono distinte proprio per aver creato prodotti e tecnologie capaci di proteggere il suolo quanto i mari e ampliato la lista dei materiali recuperabili.
Queste collaborazioni son ostate ufficializzate da Kia Europe in occasione della giornata mondiale degli oceani (World Oceans Day) lo scorso 8 giugno e rientrano nella collaborazione con la fondazione The Ocean Cleanup che si occupa appunto di ripulire i mari dai rifiuti.
Hyundai e Healthy Seas, sedili nuovi con la plastica degli oceani
Cosa si può fare con la "spazzatura"
Le quattro startup con cui Kia ha avviato le ultime partnership si chiamano Polyola, Odyssey Innovation, Sieve and Waterhaul, tutte impegnate nella raccolta e nel riciclaggio dei rifiuti plastici di vario tipo dispersi nei mari e nella loro trasformazione in prodotti lifestyle.
Nel dettaglio, Polyola è francese e utilizza un poliuretano grezzo per tavole da surf, ottenuto da materiali riciclati e a sua volta riciclabile al 100%. Kia Europe ha stretto una collaborazione con Polyola per esplorare le potenzialità di questi materiali innovativi non solo per la produzione di tavole da surf ma in generale. Il poliuretano si ottiene da materiali liquefatti con un processo che non produce materie di scarto e limita la necessità di materie prime nuove.
Odyssey Innovation realizza invece handplanes con materiali recuperati nei mari e con il neoprene delle vecchie mute da sub. Ha sede in Inghilterra e nasce prima di tutto da un progetto per la pulizia dei fondali dalle plastiche di scarto da parte di sub volontari, successivamente è nato il progetto per il riutilizzo dei materiali raccolti.
Il materiale base è un composto granulare derivato al 100% dal riciclo di accessori da pesca abbandonati o ALDFG (Abandoned, Lost or otherwise Discarded Fishing Gear) comprese corde e cime nautiche, nonché dal riciclo di neoprene.
Sieve fabbrica pinne da Surf riciclando la plastica dei tappi di bottiglia unita a fibre di rinforzo, mentre Waterhaul produce occhiali da sole & kit per la pulizia delle spiagge realizzati con parti di attrezzature da pesca abbandonate e disperse nell’ambiente marino. Se ne ottengono montature per occhiali da sole, cestini porta rifiuti e ferma sacchetti, lenti in vetro per occhiali da sole.
Vedi tutte le notizie su Carbon Zero Fotogallery: Hyundai e Healthy Seas, via la plastica dagli oceani
Consigliati per te
Kia Sportage Black Edition: design nero e motore ibrido
Il taglio delle accise è stato prolungato, di nuovo
Kia Stonic mild hybrid (2026), la prova dei consumi reali
La Mazda2 Hybrid si aggiorna
Da monovolume a furgone in pochi secondi. Ecco il Kia PV5 Crew Van
Volkswagen: "E-fuel? Forse una nicchia, mentre cinesi e elettrico..."
Ecco come va e quanto consuma la piccola cittadina di Kia