Se già oggi basta esclamare “Ehi” per interagire con le auto moderne, nei prossimi anni la connessione fra automobilisti e veicoli sarà ancora più profonda, quasi emozionale. È il futuro previsto dall’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, in un mondo che, con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, vedrà l’avvento delle cosiddette “Auto Sapiens”.

Gioco di parole che riassume l’evoluzione delle quattro ruote grazie all’integrazione con l’IA, l’Auto Sapiens è descritta come un “veicolo in grado interagire con l’utilizzatore e il contesto, elaborando informazioni, apprendendo e agendo autonomamente secondo modi e criteri simili a quelli dell’essere umano”.

“Essa può infatti contare su software e unità di calcolo sempre più potenti, sia a bordo, sia raggiungibili con una connettività che ne dilata enormemente la capacità decisionale, offrendo possibilità di personalizzazione inedite e presto anche portabili su diversi veicoli e in vari ambiti di esperienza”.

Dalla frenata automatica di emergenza agli avvisi contro il sonno, per arrivare in breve tempo alla gestione di problemi etici e legali, le tecnologie entreranno sempre più in quelli che l’Osservatorio chiama anche “veicoli definiti da software (SDV)”, che rappresenteranno il 90% del mercato entro il 2030, contro il 3,4% del 2021.

Il direttore scientifico Fabio Orecchini presenta lo studio

Tra privacy e ambiente

Una nuova frontiera della mobilità che apre le porte, da una parte, a un giro d’affari da 30 miliardi di dollari all’anno per la fine del decennio, con una crescita annua del 20-30%, ma, dall’altra, a una serie di sfide da affrontare.

Prima di tutto, conservazione e protezione dei dati raccolti dalle vetture di domani; poi l’impatto sull’ambiente, perché i server che alimenteranno le Auto Sapiens consumeranno tra gli 85 e i 134 TWh di energia già nel 2027.

“L’aumento della potenza di calcolo e della sua fame di energia – conclude l’analisi – rischia dunque di depotenziare gli sforzi dell’industria per la diminuzione dei fabbisogni e delle emissioni di CO2. L’automobile intelligente ha, infatti, bisogno di molta energia a bordo e di cloud e supercomputer sempre più grandi e potenti, il cui consumo è già circa l’1-1,3% di quello mondiale di elettricità (che si traduce nell’1% della CO2 totale) ed è destinato a triplicarsi entro il 2030”.

L’identikit dell’Auto Sapiens

“Quella prefigurata dall’analisi dell’Osservatorio è dunque un’automobile altamente elettrificata, quindi con trazione elettrica o ibrida plug-in, con dispositivi wireless e sistemi drive by-wire, dotata di riconoscimento facciale degli occupanti, comandi gestuali attivabili con movimenti del corpo, assistenza vocale interattiva, climatizzazione biometrica e con un sistema di elaborazione delle informazioni attivo ed interattivo rispetto a tutte le infrastrutture di riferimento.

L’Automobile sapiens non soltanto è capace di apprendere, ma sa creare un rapporto con l’uomo che sconfina nel campo delle emozioni. Saprà infatti leggere lo stato d’animo di chi è a bordo. Ma saprà essa stessa emozionare?”