Perché il Trump-bis minaccia l’auto europea
Il rieletto presidente degli Stati Uniti ha già puntato il dito contro le importazioni dall’Europa. E c’è il fattore Elon Musk-Tesla
L’unica certezza del Trump-bis è che non ci sono certezze. Vale un po’ per tutto, ma in particolare per l’industria dell’automobile, un settore toccato più volte nelle dichiarazioni del 47esimo presidente degli Stati Uniti e che sarà influenzato, ora più che mai, delle nuove politiche a stelle e strisce.
Il peso delle quattro ruote aumenta inevitabilmente con la presenza a Washington di Elon Musk, ceo di Tesla che ha apertamente appoggiato il tycoon dietro la promessa di diventare capo di una nuova commissione per l’efficienza governativa, col compito di raccomandare tagli e riforme alle leggi federali.
“È un personaggio, un ragazzo speciale e un super genio”, le parole di celebrazione pronunciate da Trump nel discorso della vittoria. “Dobbiamo proteggere i nostri geni, perché non ne abbiamo così tanti”.
Ma è proprio qui che nascono i dubbi sulle prossime iniziative della Casa Bianca: con a fianco il numero uno del più grande costruttore al mondo di auto elettriche, come si comporterà il presidente USA in un momento storico difficile per il settore? Il discorso è complicato e si intreccia persino coi rapporti con l’Europa.
Auto elettrica: sì o no?
Partiamo dalle frasi pronunciate nelle scorse ore: Elon Musk va protetto. A leggerle così, sembrerebbe che anche Tesla e l’auto elettrica vadano protette. Le affermazioni fatte in campagna elettorale sono però più ambigue e potrebbero sia confermare che smentire quest’interpretazione.
Da una parte, infatti, Trump ha ammorbidito le posizioni espresse in passato, contrarie alle zero emissioni e negazioniste del cambiamento climatico, proclamandosi “a favore delle auto elettriche”, visto che “Elon (lo) ha sostenuto molto”. Dall’altra ha aggiunto che i veicoli a batteria “rappresentano solo una piccola parte del mercato” e “la gente vuole auto a benzina e ibride”.
Quindi cosa aspettarci? Ammesso che il tycoon mantenga gli impegni, è possibile che la situazione resti così com’è, senza nuove spinte verso la transizione e, al tempo stesso, senza cancellare l’opera del predecessore Biden, padre non solo dell’Inflation Reduction Act (Ira) e degli incentivi da 7.500 dollari per l’acquisto di auto elettriche, ma anche dell’obiettivo (non vincolante) di portare le vetture full electric e ibride plug-in al 50% delle vendite nel 2030. Oppure che le modifiche non saranno radicali.
Allarme a Bruxelles
A cambiare (in peggio) potrebbero essere invece i rapporti con l’Unione europea. Famoso per la gelosia del made in USA, Trump ha da poco minacciato una repressione alle importazioni di tutti i veicoli dal Vecchio Continente, colpevole – secondo lui – di non comprare prodotti e vetture americani. “Ci sta facendo a pezzi” e “metterò fine a tutto questo” è il monito diretto a Bruxelles.
Gli interni di una BMW
Già in passato i brand premium tedeschi (Audi, BMW e Mercedes) erano finiti nel mirino del presidente con l’accusa di giocare in trasferta per rubare fette di mercato ai padroni di casa. Nel 2018, durante il primo mandato, si era perciò paventato il rischio di un dazio doganale del 25% sull’import europeo, pari a dieci volte l’attuale tassa del 2,5%. All’epoca non se ne fece nulla, ma ora il pericolo si fa più concreto, con l’Europa che si chiude contro la potenziale invasione cinese imponendo tariffe aggiuntive per difendere produzione e vendite interne.
Una mossa che farebbe gioco anche a Elon Musk, già presente oltreoceano con la gigafactory a Berlino e, perciò, protetto – appunto – da un’eventuale guerra commerciale.
Rimane il mistero su cosa farà la nuova presidenza coi recenti dazi del 100% sulle importazioni dalla Cina previste dall’amministrazione Biden. Col ceo di Tesla in stretti rapporti con il Paese del Dragone e i marchi statunitensi da difendere, quale interesse sacrificherà Trump? Un altro dubbio da dissipare solo nelle settimane a venire.
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