Vi spiego perché non userò più il monopattino elettrico
Targa, assicurazione, casco... troppe complicazioni per un mezzo che dovrebbe essere facile da utilizzare
Vivo a Milano da sempre e - salvo improbabili sorprese della vita - sempre ci vivrò. Una città comoda: grande quanto basta, facile da girare a piedi, servita da 5 linee della metropolitana, svariati mezzi di superficie e coperta (quasi) capillarmente da vari servizi di sharing. Monopattini compresi. Praticamente l'esatto contrario di Roma. E non me ne vogliano amici e colleghi della Città Eterna.
Così, pur amando le auto (altrimenti cosa ci farei qui?) in città ne faccio a meno. Troppo complicato. Hanno aperto una fermata della metro praticamente sotto casa mia. L'apoteosi della comodità. Se scendere sotto terra non mi serve invece uso bici o se sono stanco - guarda caso capita molto spesso - il monopattino elettrico. Rigorosamente limitato a 20 km/h. E andando sempre - mano sul cuore - sulla strada. Tra un paio di settimane il mio fido compagno a due ruote andrà in pensione anticipata. Funziona ancora perfettamente. A decretarne la fine del servizio è stato il nuovo codice della strada.
Complicazioni
I contenuti probabilmente li conoscete bene: dal momento in cui le novità fortemente volute dal ministro Matteo Salvini sono entrate in vigore - il 14 dicembre 2024 - possedere un monopattino elettrico è come avere una moto o uno scooter. Obbligo di targa, assicurazione e casco. Evviva la sicurezza. A discapito della comodità. Tra trafile burocratiche (e chissà poi quali, l'iter deve ancora essere deliberato), costi (circa 120 euro all'anno di assicurazione, poco meno del doppio se voglio estenderla anche a mia moglie), scomodità di dovermi portare appresso il casco. Io getto la spugna. Anche perché - scusate ciclisti, ma la sicurezza è di tutti - il non poter più circolare nelle piste ciclabili è penalizzante. E se pensate che i 20 km/h siano un pericolo insostenibile per chi gira in bicicletta, sapeste quante volte sono stato superato da queste ultime. E no, non erano a pedalata assistita.
Perché il monopattino elettrico è sempre stato un mezzo facile. Comodo. Efficiente. Efficace. Non per girare in città tutto il giorno ma per coprire il fatidico ultimo miglio, o raggiungere velocemente quel posto troppo vicino per prendere auto o mezzi. Troppo lontano per arrivarci tranquillamente a piedi.
Ora camminerò di più. Guadagnandoci in salute. E risparmiando anche. Perché oltre a quello personale uso (anzi, usavo) anche i monopattini in sharing. Arrivavo vicino alla destinazione con i mezzi, tiravo fuori lo smartphone, localizzavo il mezzo (a volte sembrava un'operazione da rabdomante, il GPS dei vari gestori non è un campione di precisione), inquadravo il qr code e via. Mi rimarranno i ricordi, da tramandare a figli e nipoti. Diventerò un boomer.
Un colpo al cerchio
E una mazzata (forte) alla botte. Là dove la botte sono i servizi di sharing di cui sopra. Avete mai visto un monopattino elettrico con bauletto? Ecco. E secondo voi quanto durerebbe un casco attaccato al manubrio, esposto alla mercé di chiunque? E no, girare con il casco perennemente in mano o nello zaino non è un'opzione. Se non lo è per me che a Milano ci vivo, figuriamoci per un turista. Arriva in una nuova città, vuole approfittare del monopattino elettrico e niente, ha lasciato il casco a casa.
E poi i costi: le società di noleggio posseggono già assicurazioni, pare però che dovranno comunque stipularne altre. Per non parlare dei costi per ottenere la targa.
Già molti manager hanno anticipato l'uscita dal mercato italiano. Qualcuno esulterà, perché signoramia la sosta selvaggia dei monopattini sul marciapiede proprio no. Altri faranno spallucce. E poi ci saranno quelli come me, orfani di un qualcosa che ha avuto il merito di semplificare - e di molto - la vita quotidiana. Monopattisti (si dirà così?) rispettosi delle regole.
Come detto magari si camminerà di più. Crescerà l'affluenza nei mezzi pubblici. Qualcuno tornerà all'auto. Maledicendo traffico, Area B, Area C e ztl in generale. Ah giusto, magari saliranno anche le emissioni. Secondo studi recenti proprio grazie ai monopattini elettrici a Roma ci sono stati oltre mezzo milione di spostamenti in auto in meno nei primi 6 mesi del 2024, a Milano un milione e più. Per un abbattimento di CO2 pari a 4.000 tonnellate.
E poi - siamo in Italia cari miei - ci sarà semplicemente chi se ne fregherà. Adolescenti in coppia a sfrecciare su strade e marciapiedi. "Tanto chi vuoi che controlli" penseranno. E se anche un vigile dovesse incrociarli. Beh, oso immaginare che (per citare i Simpson) nella testa degli indisciplinati risuonerà un "addio schiappe".
Libera nos a monopattino
E così in nome della - sacrosanta - sicurezza si ucciderà un mercato. Si creeranno disoccupati. Si affolleranno nuovamente le città. Mentre le biciclette muscolari continueranno a circolare libere, con ciclisti senza casco - provate a imporne l'uso a questa categoria, ne sentirete delle belle, ne ho le prove - magari a divincolarsi nel traffico facendo su e giù dai marciapiedi. Con buona pace dei pedoni di tutte le età.
Eppure alcuni esponenti dell'attuale Governo facevano parte dell'esecutivo che - correva l'anno 2020, pare un'era geologica fa - aveva approvato gli incentivi sull'acquisto dei monopattini elettrici. All'epoca la priorità era dare libertà di movimento nei mesi successivi alla pandemia. Ora quella libertà viene semplicemente messa al guinzaglio.
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