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La lunga vita di una vite. E perché l'auto non può farne a meno

Abbiamo visitato lo stabilimento delle Officine Brugola, dove nascono le viti che troviamo in molte auto in commercio. Termiche ed elettriche

Le viti Brugola
Foto di: OEB Officine Egidio Brugola

Chiunque di voi ne ha qualcuna in casa. Probabilmente anche la vostra auto le utilizza tra motore, carrozzeria e ruote. E può anche darsi che qualcuno faccia confusione sul cosa sia. Parliamo dell brugola, ovvero, per citare il dizionario "s.f. [al nome dell'inventore, Egidio Brugola] - vite con testa a incavo esagonale". Quindi no, quando usate quello strumento a L con sezione esagonale non state usando una brugola, ma una chiave a brugola. 

Etimologia a parte si tratta di un qualcosa entrato ormai nell'uso comune di tutti i giorni. E se per quanto riguarda i mobili ci si può accontentare di viti senza particolari doti meccaniche, quando si parla di auto servono massima precisione e capacità di resistere a stress e sollecitazioni continue. Qui entra in gioco la Brugola (con la B maiuscola), azienda fondata nel 1926 dal già citato Egidio, azienda italiana leader nella produzione di viti per il mondo auto. 

Dall'inizio

Tutto è partito come detto nel 1926 con la creazione della OEB (Officine Egidio Brugola), specializzata nella produzioni di viti. La svolta arriva nel 1946 con l'approvazione del brevetto per la Vite Cava Esagonale con gambo a Torciglione. La brugola. 

Le viti Brugola

Le viti Brugola

Foto di: OEB Officine Egidio Brugola

Un prodotto a prima vista semplice capace però di cambiare il fissaggio degli elementi, garantendo un allungamento omogeneo della vite e una presa ben superiore rispetto alle viti classiche, senza bisogno di intervenire periodicamente per riavvitare. Certo, ancora una volta se si parla di mobili di casa un giro di cacciavite è cosa da poco. Immaginate però quando si parla di motori, scocche, cerchi

Così Brugola inizia il proprio percorso a braccetto con il mondo auto, prima con il Gruppo Volkswagen e poi con altri costruttori, per arrivare nel 1994 a produrre unicamente per il settore automobilistico. Ford, Renault, Hyundai, Kia, Mercedes, Audi, Bugatti (il monumentale W16 della Chiron usa viti Brugola), Nissan. La lista di clienti è lunga e ricca. 

E immaginate le vibrazioni di un motore e di ogni suo elemento. Fatto? Bene, capite ora a cosa devono poter resistere, senza mai cedere né allentarsi, le viti che ne tengono insieme i vari componenti.

Come nasce una brugola 

Sulla carta tutto regolare: nasce un'azienda, cambia, cresce e così via. Il vero spettacolo (almeno per un nerd come me) è il conoscere il come vengono realizzati i prodotti. E se pensate che una semplice vite abbia un ciclo semplice beh, vi sbagliate. Per conoscere a fondo la vita di una vite sono andato a Lissone, sede delle Officine Egidio Brugola.

Le viti Brugola

La linea di produzione delle viti Brugola

Foto di: OEB Officine Egidio Brugola

Tutto inizia immensi fili d'acciaio (la vergella), infilati in macchinari che lavorano tagliandolo nelle dimensioni desiderate (Brugola ha un migliaio di viti differenti a catalogo) e dando la forma desiderata. È lo stampaggio e per le viti più piccole si arriva a un totale di 350 unità al minuto. Si passa poi attraverso trattamento termico, passaggio fondamentale per dare alle viti la durezza e la capacità di resistere alle sollecitazioni. Il passaggio successivo è quello della rullatura, dove viene creato il filo della vite grazie al passaggio tra due pettini che, per deformazione, creano la vite senza asportazione di materiale. Un lavoro automatizzato che avviene 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dove l'uomo gioca ancora un ruolo fondamentale. Perché ogni tipo di vite ha bisogno del suo stampo e di una calibrazione precisa al millesimo di millimetro, calibrando il macchinario per continuare a percorrere la strada del difetto zero, tra le bandiere delle Officine Brugola.

Le viti Brugola

La fase di stampaggio delle viti può arrivare a più di 100 pezzi al minuto

Foto Di: OEB Officine Egidio Brugola
Le viti Brugola

Il trattamento termico delle viti

Ora, tenendo conto che vengono prodotte circa 9 milioni di viti al giorno (al giorno!), al netto di processi verificati e ottimizzati, come sapere se la vite che si invierà al cliente rispetta gli standard? Controllo qualità. Naturalmente non può essere fatto da un operaio: ci pensano occhi elettronici che controllano ogni vite che esce dai macchinari, verificando che rispettino vari parametri. Se non lo fanno finiscono nel cesto degli scarti. 

Una transizione che non fa paura 

Una produzione dedicata esclusivamente all'auto e che l'auto la segue in ogni sua forma e trazione. Perché se è vero che tutto è nato con i motori termici è anche vero che anche gli elettrici devono stare insieme. Certo, hanno meno vibrazioni e quindi è richiesta una resistenza forse minore. La vera sfida è quella del peso. Quintali e quintali di batterie da portarsi appresso e ogni grammo in meno può fare la differenza. Ma finché ci saranno motori e auto nuove ci sarà bisogno di viti. A prescindere dalla transizione elettrica. A confermarlo è Egidio Brugola, detto Jody, nipote del fondatore e oggi a capo dell'azienda, che abbiamo avuto modo di intervistare al termine della nostra visita allo stabilimento.

Jody Brugola, nipote del fondatore e dal 2015 presidente delle Officine Egido Brugola
Foto di: OEB Officine Egidio Brugola

"Due viti su tre che noi producevamo già ai tempi così come oggi sono di viteria piccola, quindi eravamo già dentro tutti quelli che sono i corpi dell'automobile, i chassis e un po' dappertutto. È calata la produzione delle viti critiche per i motori, che però adesso si sta un po' rialzando, ma abbiamo comunque alcuni prodotti che finiscono solo nell'elettrico. Vediamo che quando cala la richiesta di elementi per l'elettrico automaticamente c'è la risalita di quelli per l'endotermico. Siamo un po' dappertutto quindi a noi non è che sposta proprio di tanto".

Una produzione flessibile, che mantiene uno stretto legame con l'essere umano. In un'epoca di intelligenze artificiali che sembrano potere e volere prendere il controllo di ogni aspetto, quando si parla di produzione di viti l'uomo è ancora non solo necessario ma fondamentale.

"Mantenere le competenze sarà secondo me la chiave del successo dell'azienda del futuro, al netto dell'intelligenza artificiale. Per mandare avanti aziende come questa, sulle macchine dovranno comunque esserci ancora persone che sono capaci di cambiare i macchinari da una misura all'altra e lì non è possibile farlo con i robot, almeno con quelli che ho visto oggi" ha commentato Brugola.

Le viti Brugola

Le viti Brugola

Foto di: OEB Officine Egidio Brugola

Parlando di auto e del futuro non si possono naturalmente non citare le Case cinesi, ormai partite all'assalto dell'Europa (dazi permettendo). Se Brugola esclude categoricamente la possibilità di aprire uno stabilimento in Cina, apre naturalmente alla possibilità di collaborare con i costruttori orientali per rifornire le fabbriche nel Vecchio Continente 

"I nostri commerciali hanno parlato con delle Case automobilistiche per capire se la loro intenzione sarà quella, nei prossimi anni, di aprire stabilimenti in Europa. Allora lì sì che c'era possibilità eventualmente di poter lavorare con loro. Quello che sta succedendo e che vedo sempre di più - e a me fa anche piacere - è che quella globalizzazione che è stata pensata, secondo me non in maniera corretta, sta tornando indietro. Era sbagliata perché si pensava che la Cina avrebbe prodotto tutto per gli altri Continenti. Se si vuole andare in contro della sostenibilità tu non puoi pensare che fai partire così tanti cargo dalla Cina verso l'Europa, verso l'America perché inquinano".