Niente tetto e leggerissima, la Renault Spider da sogno
Definita da molti la Renault più particolare di tutti i tempi, non aveva il parabrezza ed era dotata del motore della Clio Williams
Verso la metà degli anni ’90, Renault dominava la scena della Formula 1 grazie ai motori progettati a Viry-Chatillon. Chiunque mirasse al titolo costruttori sapeva che non poteva fare a meno di avere all'interno della propria monoposto i propulsori francesi.
Per celebrare questo periodo d’oro, il Gruppo decise di trasferire parte di quell’expertise su strada, dando vita a un modello sportivo senza precedenti. Alpine - entrata a far parte della divisione Renault Sport già nel 1975 - fornì il know-how per realizzare una sportiva estrema, destinata ai puristi della guida: la Renault Sport Spider.
Dalla pista alla strada: nasce la Renault Sport Spider
Siamo, appunto, negli anni d'oro della Formula 1, durante i quali - nel giro di pochi mesi - dallo stabilimento Alpine di Dieppe uscì un’auto completamente nuova. Pensata inizialmente per il monomarca “Spider Trophy” a contorno dei weekend di Formula 1, il progetto si evolse rapidamente in una sportiva omologata per uso stradale. L’obiettivo? Massimizzare il piacere di guida, riducendo ogni elemento all’essenziale.
La carrozzeria, realizzata quasi interamente in plastica, era composta da appena tre grandi elementi, eccezion fatta per le scenografiche porte ad ali di gabbiano. Il design modulare consentiva una rapida sostituzione delle parti danneggiate durante le competizioni. Il parabrezza era un optional: di serie c’era solo un piccolo deflettore. Niente vetri laterali, niente tetto fisso, solo un telo per ripararsi dalla pioggia. Atmosfera da gara, anche nella versione stradale.
Renault Sport Spider
Telaio racing e peso piuma
Il cuore tecnico della Renault Sport Spider era un telaio a traliccio in alluminio, con profili spessi 3 mm ispirati al motorsport, che rimaneva a vista negli interni ed era abbinato a un fondo realizzato in polipropilene a nido d’ape, per garantire rigidità strutturale e contenere il peso: circa il 25% in meno rispetto a una scocca in plastica tradizionale, per un totale di appena 930 kg, che diventavano 965 kg nella variante con parabrezza.
La dotazione seguiva la stessa filosofia: due sedili a guscio regolabili, pedaliera scorrevole fino a 8 cm, nessuna radio né riscaldamento. L’abitacolo offriva solo gli strumenti essenziali: tachimetro, contagiri, temperatura dell’olio e del liquido refrigerante.
Renault Sport Spider (1995-1999), il telaio
Il motore, poi, era il 2,0 litri aspirato a quattro cilindri, montato trasversalmente dietro l’abitacolo. Derivato dalla Clio Williams, era realizzato interamente in lega leggera e sviluppava 147 CV a 6.000 giri/min, con una coppia massima di 185 Nm a 4.500 giri/min. Il tutto abbinato a un cambio manuale a 5 rapporti corti, perfetto per esaltare la brillantezza del propulsore.
Lo 0-100 km/h era coperto in 6,9 secondi, mentre la velocità massima toccava i 215 km/h: numeri più che rispettabili per un’auto così leggera e priva di qualsiasi assistenza elettronica.
Completava la ricetta uno sterzo diretto - privo di servoassistenza - e un baricentro bassissimo (appena 1,25 m d’altezza con roll-bar), che contribuiva a una tenuta di strada da riferimento. L’impianto frenante, ereditato dall’Alpine A610 Turbo, era composto da quattro dischi ventilati da 30 cm, per decelerazioni da vera auto da corsa.
Renault Sport Spider (1995-1999), gli interni
Un’icona ormai rara
Il prezzo della Renault Sport Spider, nel 1996, era fissato in 53.900 marchi tedeschi nella versione con deflettore, ovvero 53.360.953 di Lire al cambio dell'epoca, un valore che oggi corrisponderebbe a circa 30.000 euro. Una cifra elevata, ma in linea con le prestazioni offerte.
Tra il 1995 e il 1999 furono prodotti circa 1.500 esemplari, rendendola oggi un oggetto raro e desiderato dai collezionisti, considerando anche che fu il primo modello stradale a fregiarsi ufficialmente del marchio Renault Sport.
Fotogallery: Renault Sport Spider (1995-1999)
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