Cosa serve davvero per la transizione elettrica
Dalla ricarica alla cultura dell’elettrico: l’intervista a Giovanni Palazzo, CEO di Elli, tra pregiudizi e strategie per il futuro
Negli ultimi anni l’auto elettrica è passata da promessa tecnologica a realtà industriale. I numeri crescono, l’offerta si amplia, ma attorno alla mobilità a batteria continua a gravitare un dibattito acceso. Da un lato c’è chi la considera l’unica via possibile per decarbonizzare il settore trasporti, dall’altro chi ne mette in discussione costi, praticità e impatto ambientale. Al centro di questo scenario ci sono le infrastrutture di ricarica, uno degli snodi chiave per rendere l’elettrico davvero accessibile e funzionale nel quotidiano.
Proprio su questo fronte si muove Elli, società del gruppo Volkswagen attiva nella gestione energetica e nei servizi di ricarica in Europa. A guidarla c’è Giovanni Palazzo, manager italiano con una lunga esperienza anche negli Stati Uniti, dove ha contribuito alla nascita di Electrify America. Con lui abbiamo analizzato lo stato dell’arte, i falsi miti da sfatare e le prospettive di un settore in piena trasformazione.
Ricarica? Già oggi può essere più semplice del "pieno"
“Non sono mai rimasto a piedi”, ci dice Palazzo, che da oltre 15 anni lavora sulla mobilità elettrica e conosce bene le paure che ancora frenano il grande pubblico. “C'è chi odia l'elettrico senza averlo mai provato. Ma è un cambiamento epocale: passiamo da 120 anni di motore termico a una nuova era. È normale che serva tempo”.
La ID.Every1, concept che anticipa la Volkswagen ID.1, la piccola elettrica economica della Casa tedesca
Il render della Volkswagen ID.2, attesa al debutto al Salone di Monaco 2025
La diffidenza è ancora forte, alimentata da ideologia e fake news. “Si dice che l’elettrico inquini più del termico, ma i dati parlano chiaro: sul ciclo di vita l’impatto è del 30% inferiore”, spiega Palazzo.
Chi usa un’auto elettrica ogni giorno ha smesso di preoccuparsi della ricarica. “Con il plug & charge, il tasso di successo al primo tentativo è superiore al 95%: inserisci il cavo, ricarichi e vai”, racconta Palazzo. “Le potenze disponibili già oggi permettono di ottenere fino a 160 km in 10 minuti. In alcuni casi, il tempo totale è inferiore a quello di un pieno di benzina”.
L’infrastruttura sta crescendo in fretta, ma anche la qualità fa la differenza. “In Italia, Germania, Paesi Bassi, abbiamo reti che funzionano molto bene. Dove ci sono problemi, spesso è colpa di colonnine vecchie, protocolli obsoleti o interfacce confuse. Il vero salto di qualità avviene quando tutto è integrato e trasparente”.
Il futuro è nelle mani dei sistemi intelligenti
La ricarica del futuro non sarà solo più veloce, ma anche più intelligente. “Serve un sistema di tariffe dinamiche, come avviene già negli Stati Uniti, che premi la ricarica nelle fasce orarie meno affollate e nei punti meno utilizzati. Oggi spesso i prezzi sono fissi, ma la flessibilità energetica è fondamentale”, spiega Palazzo.
Elli, che fa parte del gruppo Volkswagen, sta investendo anche su questo fronte. “Non pensiamo solo alle colonnine, ma a un ecosistema completo: dall’accumulo industriale alla gestione intelligente dell’energia. La mobilità elettrica non è solo un cambio di alimentazione, è un cambiamento culturale, tecnico e infrastrutturale. Ma è già iniziato. E non si torna indietro”.
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