Lamborghini racconta la Fenomeno: ecco come e perché nasce una few-off
Matteo Ortenzi, direttore della linea V12 del brand del Toro, spiega la filosofia dietro alla stradale più potente della storia del brand
All’edizione 2025 della Monterey Car Week in scena in questi giorni nella super-esclusiva cornice della golf course di Pebble Beach, ha debuttato la Lamborghini Fenomeno. Un nome che non potrebbe essere più indovinato, visto che l’ultima nata a Sant’Agata Bolognese è, effettivamente, fe-no-me-na-le.
I motivi sono tanti. Prima di tutto perché è la vettura più potente mai prodotta dalla Casa del Toro, poi, perché è super esclusiva, perché prodotta in pochissimi esemplari, e infine, perché esteticamente sembra particolarmente riuscita. Verissimo: la bellezza è soggettiva. Ma qui si mischia la pulizia delle linee introdotta dalla Temerario con la cattiveria tipica della Revuelto e la sintesi tra queste due anime ha dato forma a una coupé che non solo incarna perfettamente i valori del brand, li esalta.
Ma andiamo al sodo, facendoci raccontare da Matteo Ortenzi, direttore della linea prodotto “V12” del marchio, come va interpretata questa Fenomeno e come si inserisce nella strategia Lamborghini.
Raccontaci questa Fenomeno
“Per noi è una vettura molto importante. Perché è il primo modello a tiratura limitata che realizziamo sulla nuova piattaforma ibrida della Revuelto. Con la Fenomeno abbiamo alzato l’asticella: siamo di fronte a una few-off che rappresenta l’apice del nostro DNA sia per lo stile sia per i contenuti tecnici e le prestazioni. Basti dire che è la Lamborghini più potente di sempre. Siamo arrivati a 1.080 CV aumentando le potenze sia del V12 termico sia dei motori elettrici, che sfruttano una nuova batteria da 7 kWh anziché i 3,8 kWh di quella di Revuelto e Temerario”.
Partiamo dallo stile. Cosa ha dettato queste forme?
“La base di partenza, come detto, è la Revuelto, ma qui abbiamo creato un modello con una personalità propria. L’aerodinamica ha giocato un ruolo fondamentale: per aumentare la portanza e il carico c'è un flusso d’aria che che sale dal fondo della vettura e dalla parte bassa del paraurti e passa dal cofano per passare sul tetto della macchina. Sempre dal paraurti anteriore, ai lati, ci sono due aperture che spostano i flussi sulle fiancate. Abbiamo caricato molto l’anteriore perché anche dietro c’è un ala molto efficace. Non è così grande come ci si aspetterebbe, ma è mobile e lavora molto bene. Come carico aerodinamico, rispetto alla Revuelto siamo a +30%, questo grazie anche al diffusore posteriore che è davvero molto pronunciato”.
Lamborghini Fenomeno: i fari posteriori a Y potrebbero comparire su altri modelli
Da un punto di vista estetico, non avete estremizzato i concetti. Come mai?
“Volevamo fare una macchina molto sportiva ma anche molto elegante. Mostra un po’ in che direzione andrà lo stile del brand nei prossimi anni, per cui è un design che potrà facilmente essere declinato in varie direzioni e che influirà sull’aspetto di altri modelli. Per esempio, a me piacciono tantissimo le luci posteriori. Nel segmento delle few-off è bello poter proporre un oggetto di design puro. Anche perché abbiamo voluto realizzare una vettura che esaltasse al massimo il fun to drive”.
Lamborghini Fenomeno: le aperture sul cofano convogliano l'aria dal fondo al tetto
In che modo lo avete fatto?
“Prima di tutto abbiamo scelto sospensioni passive, molto orientate alla guida. Gomma specifica, più sportiva, e poi impianto frenante carboceramico con dischi flottanti e poi abbiamo usato in modo innovativo l'elettronica con dei sensori di ultimissima generazione che misurano le accelerazioni laterali, longitudinali e verticali. Sono già più veloci di loro, ma li abbiamo connessi direttamente alle centraline che gestiscono la frenata e il controllo di stabilità. Così hanno tempi di risposta più rapidi: anticipano le richieste del guidatore. L’auto si orienta su quello che chi è al volante sta per fare e risulta molto più leggera e reattiva. È chiaro che con questi valori di potenza e coppia in gioco tutto passa dai controlli elettronici e questo modo di usarli cambia davvero il temperamento dell’auto. Il risultato è una vettura molto più dinamica anche rispetto alla Revuelto, che è una base di partenza molto molto buona. Sai, quando lavori su piccolissimi numeri, ti sbizzarrisci per creare qualcosa di unico: un pacchetto che faccia davvero la differenza”.
Gli interni della Lamborghini Fenomeno
Ecco, la fenomeno è una few-off. Quante ne saranno prodotte?
“Ne faremo 30, una però rimarrà a noi. Quindi la Fenomeno sarà disponibile solo per 29 clienti”.
Come vengono scelti?
“Questo progetto non è fatto per arricchire l’azienda. Stiamo attenti ai conti, è chiaro, ma è un modo per aumentare il valore del nostro marchio e per dare ai clienti un oggetto esclusivo e rassicurarli sia sul valore attuale e futuro. La domanda è stata molto elevata ma non alziamo il numero di esemplari che saranno prodotti. I clienti li scegliamo tra coloro che hanno un rapporto consolidato e di lunga data con noi. Nel nostro database vediamo quante vetture hanno comprato e quante vetture esotiche hanno comprato e stiliamo quasi una classifica dove chi si trova nelle posizioni di vertice viene invitato per una preview e una prima valutazione dell’acquisto”.
E chi vorrà comprarla, quanto potrà personalizzarla?
“I clienti potranno sbizzarrirsi su colori, finiture e livree, ma non sull’aspetto estetico della vettura. Quello è il design che deve avere quella vettura lì e nessuno potrà modificarlo con noi. Anche perché non possiamo rischiare di intaccare sicurezza e aerodinamica. Però sarà bellissimo vedere come sarà interpretata questa Fenomeno dai singoli clienti Lamborghini. Alcuni stanno facendo delle scelte molto aggressive, giocando sul contrasto cromatico, altri invece puntano su livree più classiche. Queste scelte cambiano davvero tanto l’indole della vettura. Avremo delle macchine che saranno diversissime su strada. Ed è quello che vogliamo”.
Fotogallery: Lamborghini Fenomeno
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