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Stellantis e Volkswagen promuovono l'auto Made in Europe

In una lettera aperta pubblicata sul Sole 24 Ore Antonio Filosa e Oliver Blume indicano la via per risollevare l'industria auto europea

Produzione auto Europa
Foto di: Motor1 Italy

Non passa ormai giorno senza che un'associazione, una classe politica o un costruttore non si rivolga alla Commissione Europea per chiedere azioni concrete volte a salvare mercato e industria automobilistici del Vecchio Continente.

Oggi è il turno di Antonio Filosa e Oliver Blume, rispettivamente ceo di Stellantis e Gruppo Volkswagen, che in una lettera aperta pubblicata sul Sole 24 Ore lanciano la loro idea, partendo da quanto espresso proprio in sede europea a fine 2025: il made in Europe.

In Europa, per l'Europa

Filosa e Blume partono da una considerazione sulle batterie, per estendere il concetto a tutto il mercato:

"Le nostre aziende hanno sempre costruito automobili da europei per europei. Circa nove veicoli su dieci che vendiamo nell’UE sono anche prodotti qui. Tuttavia, la nostra attività europea deve affrontare la concorrenza di importatori che operano in condizioni normative e sociali meno rigorose rispetto all’UE. [...] Le celle delle batterie sono l’esempio più evidente del dilemma strategico dell’Europa. Stiamo investendo miliardi nella loro produzione. Come europei, dobbiamo padroneggiare e produrre noi stessi questa tecnologia fondamentale lungo l’intera catena del valore. Allo stesso tempo, però, i nostri clienti europei si aspettano giustamente che forniamo veicoli elettrici il più possibile accessibili, una condizione fondamentale per il successo della mobilità elettrica. Ma più basso è il prezzo di un’auto, maggiore è la pressione per importare le batterie più economiche possibili".

Emerge quindi la questione dei costi: produrre in Europa è caro e per abbassare i prezzi delle auto elettriche cosa si fa? Ci si rivolge a chi permette di risparmiare. Si: i cinesi. Un circolo vizioso che per i due manager si può interrompere con il made in Europe. 

"La risposta giusta a questo dilemma è una strategia “Made in Europe”, basata su due semplici principi. In primo luogo, chiunque venda veicoli a clienti europei dovrebbe anche produrli in condizioni simili. Ciò garantisce una concorrenza leale. In secondo luogo, il denaro dei contribuenti europei dovrebbe essere utilizzato in modo mirato per promuovere la produzione europea e attrarre investimenti nell’UE".

Auto prodotte in Europa, identificate con un'etichetta apposita, che possano beneficiare di incentivi nazionali e corsie preferenziali in appalti pubblici. Non un protezionismo alla Trump, portato avanti a suon di dazi, ma una strada che valorizzi l'industria automobilistica europea, salvaguardandone la sopravvivenza a i posti di lavoro. La sua importanza per l'Europa d'altra parte è strategica, valendo l'8% del PIL dell'Unione.

Un altro punto per favorire la produzione di auto nel Vecchio Continente conterebbe su bonus CO2

"Qualsiasi veicolo elettrico “Made in Europe” dovrebbe ricevere un bonus CO2. E se un produttore soddisfacesse i requisiti “Made in Europe” per una parte consistente della sua flotta, tale bonus CO2 dovrebbe essere riconosciuto anche per tutti i suoi veicoli elettrici.

In questo modo, secondo Filosa e Blume, i costruttori sarebbero maggiormente incentivati a mantenere la produzione in Europa, evitando di dover pagare multe salate, potendo destinare quei fondi in ricerca e sviluppo. 

Naturalmente ora la parola passa a Bruxelles che, dopo aver rivisto al (lieve) ribasso i target di emissioni per il 2035, dovrà rispondere all'Acea (che chiede incentivi per le auto usate) e all'accoppiata Filosa/Blume. La partita per la sopravvivenza dell'auto in Europa si sta ancora giocando.