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C'è un caso ferroviario inglese che interessa anche l’Italia

La storia dei tagli alle ferrovie britanniche mostra lezioni attuali su trasporti, sostenibilità e pianificazione infrastrutturale

C'è un caso ferroviario inglese che interessa anche l’Italia
Foto di: Autocar

Perché oggi, in Italia, dovremmo parlare delle ferrovie britanniche e delle autostrade costruite al loro posto?

La risposta è semplice: il dibattito che ha attraversato il Regno Unito nel secolo scorso è lo stesso che riguarda ancora noi, divisi tra investimenti su rotaia e sviluppo della rete stradale. Già nel 1912, quando sulle strade inglesi circolavano appena 150.000 veicoli a motore, qualcuno prevedeva che l’automobile avrebbe soppiantato il treno. A ricostruire quelle posizioni è Autocar, la storica rivista britannica che negli anni ha raccontato passo dopo passo lo scontro tra mobilità su ferro e su gomma.

Quella discussione, che può sembrare lontana, anticipa temi attualissimi anche per il nostro Paese: sostenibilità, costi pubblici, efficienza dei trasporti e impatto sul territorio.

Quando tagliare i binari sembrava la soluzione

Prima di arrivare ai giorni nostri dobbiamo fare un passo indietro e tornare ai tempi della Seconda guerra mondiale. A quel tempo le ferrovie britanniche furono nazionalizzate e riunite sotto la British Rail, finendo però rapidamente in crisi finanziaria.

A metà anni Cinquanta le perdite settimanali erano stimate tra 2 e 3 milioni di sterline, una cifra enorme per l’epoca. In quel contesto prese piede un’idea radicale: chiudere le linee meno utilizzate e, in alcuni casi, trasformarle in strade riservate ad autobus e camion.

Il piano trovò il suo momento decisivo nel 1963 con il rapporto di Richard Beeching, che proponeva la soppressione di circa 9.600 chilometri di linee ferroviarie. Il Regno Unito, intanto, iniziava a costruire le prime grandi autostrade moderne. Per molti, allora, puntare sull’auto e sul trasporto su gomma sembrava la scelta più razionale, anche dal punto di vista economico.

Col passare dei decenni, però, lo scenario cambiò. Negli anni Ottanta la quota di traffico ferroviario nel Regno Unito era scesa al 7% del totale e si tornò a discutere di ulteriori tagli, fino a ipotizzare nuove conversioni in superstrade. Le proteste dell’opinione pubblica fermarono quei progetti, mentre cresceva la consapevolezza del valore strategico del trasporto ferroviario.

Una lezione ancora attuale per l’Europa

Oggi, in un’Europa che investe sull’alta velocità e sulla riduzione delle emissioni, l’idea di smantellare linee ferroviarie per fare spazio alle autostrade appare molto meno scontata.

Allo stesso tempo, l’Italia sta sperimentando come lavori infrastrutturali ben pianificati possano dare benefici concreti: le strade potenziate e le nuove arterie realizzate in vista delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 ne sono un esempio positivo, migliorando la mobilità e la sicurezza senza compromettere l’equilibrio con il trasporto su ferro.

Per il nostro Paese, impegnato tra nuovi collegamenti ferroviari e manutenzione della rete stradale, la vicenda britannica rappresenta un promemoria: le scelte sulle infrastrutture non sono mai neutre e possono influenzare per decenni il modo in cui ci muoviamo, lavoriamo e viviamo le nostre città.

Fotogallery: Oltre le Olimpiadi, il documentario di Motor1.com Italia