Questi sono i Maggiolini più rari al mondo e vi stupiranno
Vi sveliamo nove veicoli estremamente rari su base Volkswagen Maggiolino provenienti da Wolfsburg, che quasi nessuno conosce
L’Autostadt di Wolfsburg, in Germania, non è solo un centro di consegna per auto nuove o un parco tematico dedicato all’automobile: è un vero e proprio museo vivente, custode della storia dell’auto e con uno sguardo che va ben oltre il marchio Volkswagen.
Al cuore di questa esperienza c’è lo ZeitHaus, un museo automobilistico “multibrand” che racconta oltre 130 anni di evoluzione del veicolo attraverso esemplari iconici, ma ciò che il pubblico vede è solo la punta dell’iceberg.
Il vero tesoro dell’Autostadt si trova nel Depot, ovvero dei capannoni segreti che custodiscono centinaia di veicoli: prototipi unici, esperimenti falliti, concept influenti, auto celebri del cinema e vetture da corsa vincenti, tutti conservati per preservare la storia dell’automobile.
Solo raramente questi veicoli arrivano allo ZeitHaus, come nell’attuale mostra Bugatti. Noi abbiamo avuto accesso privilegiato al Depot e selezionato alcune rarità, tutte legate a un’icona straordinariamente versatile: il Volkswagen Maggiolino.
Lontano dai modelli prodotti in milioni di unità, questi nove esemplari esclusivi dimostrano quante potenzialità nasca nella semplicità geniale della Volkswagen.
Porsche Tipo 32 (prototipo NSU, 1934)
Ben prima dell’avvio ufficiale della Volkswagen, nel 1934 nasce questo prototipo. NSU affida a Ferdinand Porsche lo sviluppo di un’auto adatta alla famiglia. Il risultato è il Tipo 32, che già mostra tutte le caratteristiche essenziali del futuro Maggiolino: il quattro cilindri boxer raffreddato ad aria montato posteriormente, le sospensioni a barre di torsione per buone qualità dinamiche e la carrozzeria aerodinamica destinata a diventare un riferimento stilistico.
In totale vengono costruiti soltanto tre esemplari sperimentali. Porsche stesso sottopone i prototipi a test approfonditi, durante i quali raggiungono una velocità massima di 115 km/h. I problemi alle barre di torsione vengono risolti migliorando la qualità dei materiali, a conferma della robustezza del concetto. Le esperienze maturate confluiscono però direttamente nel celebre “Documento relativo alla costruzione di una Volkswagen tedesca” che pone le basi per il futuro Maggiolino.
NSU interrompe il progetto nel 1935, perché gli investimenti necessari per la produzione di serie sono troppo elevati. Inoltre, dal 1929 il ramo auto è di proprietà Fiat. Uno dei prototipi sopravvive alla guerra in un fienile e nel 1956 viene acquistato da Volkswagen. In qualità di antenato diretto rappresenta una pietra miliare di valore inestimabile, che mostra quanto l’idea del Maggiolino fosse già matura in una fase così precoce.
Oggi è esposto all’Autostadt come testimonianza di quel primo periodo di sviluppo.
Fotogallery: Prototipo Maggiolino Porsche Tipo 32 (1933)
Volkswagen Tipo 1 “Maggiolino CCG” (1945)
Subito dopo la guerra, sotto la supervisione britannica, riprende la produzione in serie del Maggiolino. I primi esemplari però non sono destinati ai privati: vengono impiegati come auto di servizio dalla Control Commission for Germany (CCG), l’amministrazione militare degli Alleati. Questo modello è particolarmente raro: è il 55° Maggiolino del dopoguerra ed esce dalla linea come ultima vettura dell’anno, il 30 dicembre 1945.
In origine doveva essere costruita come “Tipo 51”, ma durante la produzione fu modificata in una normale berlina “Tipo 11”.
Monta il motore boxer da 1,1 litri che eroga 24,5 CV, raggiungendo i 100 km/h. In totale vennero prodotti circa 20.000 Maggiolini CCG, essenziali per garantire la mobilità delle forze di occupazione in Germania.
La storia di questo esemplare è molto particolare: un soldato statunitense lo porta in America, dove nel 1960 viene riscoperto in un concorso come il Maggiolino più antico degli USA. Volkswagen of America lo acquista per scopi promozionali e, dopo un accurato restauro con ricambi originali, l’auto torna in Germania nel 1992 ed entra nella collezione dell’Autostadt, diventando un simbolo della ricostruzione.
Fotogallery: Volkswagen Maggiolino (1946)
Volkswagen Tipo 14 Cabriolet Hebmüller (1949)
Oggi il Volkswagen Tipo 14 Cabriolet Hebmüller (1949) è considerato uno dei modelli più eleganti e ambiti su base Maggiolino. Alla fine degli anni Quaranta, la carrozzeria Joseph Hebmüller sviluppa per Volkswagen questo raffinato cabriolet 2+2, pensato come alternativa più lussuosa e sportiva al cabriolet Karmann a quattro posti. La linea, con coda dolcemente inclinata e fiancate slanciate, conferisce all’auto un’estetica unica e immediatamente riconoscibile.
La produzione in piccola serie inizia nel dicembre 1948. Sotto il cofano lavora il motore boxer da 1,1 litri con 24,5 CV, che spinge il cabriolet di 775 kg fino a 105 km/h. Il prezzo di listino era di ben 7.500 marchi. Design elegante e qualità costruttiva ne fanno rapidamente uno status symbol, distinto dalla massa.
Un grande incendio negli stabilimenti, nel luglio 1949, interrompe però bruscamente la produzione. Alcune vetture vengono completate fino al 1953, paradossalmente, dalla concorrente Karmann di Osnabrück. In totale ne nascono solo 696 esemplari.
Questa tiratura ridottissima, unita al design esclusivo, rende oggi il Volkswagen Tipo 14 Cabriolet Hebmüller (1949) una rarità molto ricercata e di grande valore per collezionisti di tutto il mondo.
Fotogallery: Volkswagen Tipo 1 decappottabile Hebmüller del 1949
Volkswagen Maggiolino pick-up (1950)
Nel dopoguerra, in Europa si avverte la mancanza di piccoli veicoli da lavoro agili e maneggevoli. I carrozzieri svizzeri Ernst e Fritz Beutler colgono l’opportunità: poiché Volkswagen non offre ancora un proprio furgone, si fanno spedire da Wolfsburg scocche grezze e le trasformano artigianalmente in eleganti pick-up. Il risultato è un mezzo pratico che unisce l’indistruttibile meccanica del Maggiolino alla precisione svizzera, anticipando, decenni dopo, l’idea del Caddy di prima generazione.
Il cassone si integra armoniosamente con le rotondità posteriori del Maggiolino e il tetto apribile in tela è di serie.
La spinta arriva dal classico motore boxer da 1,1 litri con 25 CV, mentre la portata utile raggiunge i 380 kg.
Nonostante l’idea brillante, questo modello non si rivela un successo commerciale e quando nel 1952 Volkswagen lancia il più economico e pratico T1 con cassone il suo destino è segnato. Ne vengono costruiti solo una decina di esemplari, numeri che oggi lo rendono una delle varianti del Maggiolino più rare ed esclusive.
Fotogallery: Volkswagen Maggiolino pick-up
Volkswagen Cabriolet Rometsch Beeskow (1952)
Nei primi anni Cinquanta il nome Rometsch è sinonimo di lusso ed eleganza su base Volkswagen. Il carrozziere berlinese realizza dal 1950 piccole serie esclusive con carrozzerie leggere in alluminio. Il design è firmato da Johannes Beeskow, ex capo ingegnere del celebre carrozziere Erdmann & Rossi e il suo progetto dona al Maggiolino un aspetto completamente nuovo, sportivo e raffinato.
Gli eleganti biposto piacciono a star del cinema come Audrey Hepburn e Gregory Peck e vengono considerati la risposta tedesca alle sportive italiane dell’epoca.
La base tecnica è quella del Maggiolino, ma molte vetture ricevono un sensibile incremento di potenza. Il modello esposto all’Autostadt, ad esempio, monta un motore Porsche 356 da 1,5 litri che, con i suoi 60 CV, consente una velocità massima di 145 km/h.
Fino al 1957 vengono costruiti circa 280 esemplari tra coupé e cabriolet.
Fotogallery: Volkswagen Cabriolet Rometsch Beeskow del 1952
Volkswagen Maggiolino Tipo 1 Stoll (1952)
Questa vettura è la dimostrazione di cosa possa diventare un Maggiolino “normale” grazie all’artigianalità su misura. Nel 1951 un avvocato di Bad Nauheim commissiona alla carrozzeria Stoll di Wuppertal un coupé unico. La piccola manifattura, nota soprattutto per altri lavori, realizza su base telaio Maggiolino del 1952 questo elegante esemplare unico.
La linea è fluida e armoniosa perché Stoll mantiene le proporzioni di base del Maggiolino, ma allunga il tetto e fa terminare la coda con una curva elegante, curiosamente ricavata utilizzando un cofano anteriore del Maggiolino. Il risultato è un coupé biposto con un carattere più sportivo ed esclusivo rispetto alla berlina di serie. Sotto il cofano, però, resta la nota e robusta meccanica standard.
L’esemplare unico è mosso dal boxer da 1,1 litri con 25 CV, per una velocità massima di 105 km/h. Il prezzo da nuovo non è documentato, ma con ogni probabilità era nettamente superiore a quello di un Maggiolino normale.
Fotogallery: Volkswagen Maggiolino Tipo 1 Stoll
Volkswagen Maggiolino da corsa 1302 (1970)
Gli appassionati di motorsport scoprono presto il potenziale del Maggiolino. Aziende come Oettinger, TDE o Kummetat trasformano la tranquilla auto di famiglia in un mezzo sportivo credibile. Questo esemplare azzurro chiaro del 1970 è un perfetto esempio di ciò che allora era tecnicamente possibile e oggi si può vedere allo ZeitHaus dell’Autostadt.
La base è la Volkswagen 1302 che, grazie al nuovo avantreno con montanti MacPherson, offre già un comportamento dinamico migliorato. Il motore è radicalmente modificato: la cilindrata del boxer sale a 2.057 cm³ e il risultato sono impressionanti 139 CV e una coppia elevata, che spingono il leggero Maggiolino fino a 170 km/h.
Fotogallery: Volkswagen Maggiolino da corsa 1302 (1970)
Volkswagen Maggiolino Tipo 1 GSR (1973)
Nel 1973 questo Maggiolino arriva persino a far discutere il parlamento tedesco. Il motivo è la vistosa livrea in giallo Saturno con cofani e componenti opachi neri. I critici temono che l’aspetto sportivo possa incoraggiare l’eccesso di velocità. Volkswagen lancia il “Giallo-nero da corsa”, in breve GSR, come serie speciale limitata a soli 3.500 esemplari, per dare al Maggiolino 1303 S un’immagine più dinamica.
Tecnicamente il GSR deriva dal 1303 S con boxer 1,6 litri e i suoi 50 CV di serie. L’impostazione sportiva è quindi più estetica che sostanziale, ma ciò non ne intacca la popolarità. La dotazione include, oltre alla verniciatura dedicata, sedili sportivi con poggiatesta, volante in pelle e cerchi in acciaio da 5,5 pollici con pneumatici più larghi 175/70 HR 15, per una migliore tenuta di strada.
Con un prezzo di listino di poco superiore al modello standard, va rapidamente esaurito. Oggi, tra i Maggiolini più recenti, è di gran lunga la variante più desiderata e preziosa. Esemplari originali ben conservati sono estremamente rari e raggiungono cifre elevate nel mercato collezionistico.
Fotogallery: Volkswagen Maggiolino Tipo 1 GSR (1973)
Gurgel X-12 TR (1979)
L'ultima "chicca" dalla Germania è questo insolito fuoristrada, che però arriva dal Brasile. Il Gurgel X-12 è opera dell’ingegnere João do Amaral Gurgel, che vuole sviluppare veicoli robusti e semplici per le strade difficili del suo Paese. Come base tecnica utilizza componenti collaudati e facilmente reperibili del Maggiolino brasiliano, tra cui motore, cambio e parti delle sospensioni.
La carrozzeria dell’X-12 è realizzata in una plastica brevettata da Gurgel chiamata “Plasteel”, montata su un robusto telaio a traliccio. Questo rende l’auto leggera, resistente alla corrosione e robusta. Il fuoristrada è spinto da un boxer VW 1,6 litri da circa 50 CV. Pur avendo la sola trazione posteriore, il peso contenuto di 760 kg garantisce un’insospettabile attitudine al fuoristrada.
Fotogallery: Gurgel X-12 TR (1979)
Il design è pragmatico e funzionale, con porte removibili e parabrezza ribaltabile. L’abitacolo è spartano ma pratico. Il Gurgel X-12 ha grande successo in Sud America ed è esportato anche in altri Paesi.
È un esempio creativo dell’uso versatile e globale della meccanica del Maggiolino e mostra quanto il concetto originario di Volkswagen fosse adattabile.
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