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Perché il prezzo dell’HVO aumenta quando sale il petrolio?

Con il nuovo rialzo del petrolio, l’HVO reagisce alle scosse dell’energia, a volte prima del gasolio tradizionale

Perché il prezzo dell’HVO aumenta quando sale il petrolio?
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

Nelle stesse ore in cui i mercati registrano un nuovo aumento dei prezzi di petrolio e gas – con effetti che si riflettono rapidamente anche sui carburanti – chi gestisce flotte aziendali o guida per lavoro nota un fenomeno sempre più evidente. Nel 2026 il prezzo dell’HVO sembra reagire quasi in tempo reale alle scosse del mercato energetico, in alcuni casi persino prima che il rincaro del gasolio tradizionale arrivi davvero alla pompa.

Non si tratta di una coincidenza. Dietro questa apparente “rapidità” si intrecciano diversi fattori: la struttura fiscale dei carburanti, gli obblighi europei sui biocarburanti, le aspettative degli operatori e una domanda che negli ultimi anni è diventata più sensibile alle oscillazioni del mercato. Per aziende e professionisti che utilizzano carburanti alternativi al diesel tradizionale, ignorare queste dinamiche può portare a previsioni sbagliate sui costi del carburante e a budget più difficili da gestire.

Perché l’HVO segue così da vicino il prezzo del petrolio

La prima ragione è legata alla natura stessa dell’HVO. Anche se nasce da oli vegetali, grassi animali o oli da cucina usati, resta un carburante paraffinico pensato per sostituire il gasolio. Questo significa che si muove all’interno di una filiera energetica che continua a prendere come riferimento il mercato del petrolio e dei distillati medi.

Gli operatori che producono e distribuiscono HVO devono quindi tenere conto della concorrenza diretta con il diesel fossile. Se il prezzo del petrolio sale e il gasolio tende ad aumentare, è probabile che anche l’HVO venga riallineato rapidamente per mantenere l’equilibrio tra domanda, margini e competitività tra i due carburanti.

A questo si aggiunge il quadro fiscale. Il sistema delle accise in Italia prevede una tassazione per equivalenza tra gasolio tradizionale e carburanti paraffinici come l’HVO. In pratica, dal punto di vista fiscale i due prodotti vengono trattati in modo simile. Questo contribuisce ad allineare i loro prezzi quando il mercato dell’energia si muove.

Per chi gestisce flotte o contratti di approvvigionamento carburante, significa che i rincari del petrolio possono trasferirsi sull’HVO in tempi molto rapidi. Non monitorare questo legame rischia quindi di portare a sottovalutare la velocità con cui i costi possono cambiare.

Il ruolo delle aspettative di mercato

Un altro motivo per cui i listini dell’HVO si muovono spesso prima del gasolio è legato alle aspettative degli operatori. Il mercato dei biocarburanti è più giovane e meno liquido rispetto a quello del diesel tradizionale, e questo lo rende più sensibile alle notizie e alle previsioni.

Molti contratti di fornitura, soprattutto per grandi flotte o aziende di logistica, includono formule indicizzate che tengono conto non solo dei prezzi attuali, ma anche delle prospettive future. Se il mercato si aspetta un aumento del costo delle materie prime o un cambiamento normativo che potrebbe influenzare la domanda, i fornitori possono aggiornare i prezzi in anticipo.

È proprio in questi momenti che nasce la sensazione di “speculazione”. Quando il prezzo dell’HVO aumenta prima che il diesel alla pompa mostri lo stesso andamento, automobilisti e fleet manager possono percepire un disallineamento. In realtà, spesso si tratta semplicemente di un mercato più piccolo e più reattivo.

Un esempio riguarda la disponibilità dei cosiddetti feedstock, cioè le materie prime utilizzate per produrre HVO, come oli vegetali o oli da cucina usati. Se emergono segnali di possibile scarsità o di maggiore competizione per queste risorse, i trader possono adeguare subito i prezzi per riflettere il rischio di un aumento dei costi.

Domanda in crescita e nuove regole europee

Un altro fattore che rende il mercato dell’HVO particolarmente dinamico è la crescita della domanda. Sempre più aziende stanno utilizzando questo carburante per ridurre le emissioni senza sostituire immediatamente i veicoli diesel esistenti.

L’HVO è infatti compatibile con molti motori diesel moderni e consente di ridurre l’impatto ambientale della flotta senza interventi tecnici complessi. Per molte imprese rappresenta una soluzione immediata per migliorare le performance ambientali, soprattutto in settori come logistica, trasporto persone e servizi urbani.

A sostenere questa diffusione contribuisce anche il quadro normativo europeo, che spinge verso quote sempre più alte di carburanti sostenibili nei trasporti. Le politiche comunitarie prevedono infatti un aumento progressivo della presenza di componenti rinnovabili nel mix energetico.

Questo orientamento non riguarda solo il trasporto su strada. Anche altri settori, come l’aviazione o alcuni comparti energetici, stanno introducendo obblighi di utilizzo di carburanti sostenibili. Il risultato è una maggiore competizione per le stesse materie prime utilizzate per produrre biocarburanti.

Quando più settori iniziano a richiedere gli stessi feedstock, la pressione sui prezzi può aumentare rapidamente. In questi casi l’HVO diventa più sensibile alle dinamiche globali della domanda, con oscillazioni che possono apparire improvvise a chi osserva solo il prezzo alla pompa.

Il ruolo delle flotte professionali

Le flotte aziendali stanno giocando un ruolo decisivo nella crescita del mercato dell’HVO. Molte imprese stanno convertendo parte dei propri consumi da diesel tradizionale a carburanti rinnovabili per ridurre le emissioni e migliorare i propri indicatori ESG.

Quando un grande operatore logistico o una società di trasporto pubblico decide di utilizzare HVO su larga scala, la domanda locale può crescere rapidamente. I fornitori devono quindi adattare i listini per bilanciare disponibilità di prodotto e impegni contrattuali.

Se più flotte nella stessa area adottano questa soluzione nello stesso periodo, l’effetto sui prezzi può diventare ancora più evidente. Il risultato è un mercato che reagisce velocemente alle variazioni di domanda, spesso più rapidamente di quello del gasolio tradizionale.

Come gestire il budget carburante nel 2026

In questo contesto, gestire il budget carburante richiede un approccio più strutturato rispetto al passato. La prima cosa da considerare è che l’HVO, pur essendo un biocarburante avanzato, è ormai integrato in un sistema fiscale e regolatorio molto vicino a quello del diesel.

Di conseguenza non è realistico aspettarsi che resti stabile quando il petrolio sale. Al contrario, proprio perché il mercato anticipa le dinamiche future, l’HVO può reagire anche più rapidamente del gasolio tradizionale.

Per ridurre i rischi, molte aziende scelgono di diversificare le strategie di approvvigionamento. Una parte dei volumi può essere coperta con contratti di medio periodo, mentre un’altra resta legata al mercato spot per sfruttare eventuali fasi di ribasso.

Un altro errore frequente è confrontare semplicemente il prezzo alla pompa tra diesel e HVO senza considerare altri fattori. In diversi bandi pubblici o contratti logistici, l’uso di carburanti a minore impatto ambientale può rappresentare un requisito o un elemento premiante.

In questi casi, un prezzo unitario più elevato dell’HVO può essere compensato da nuove opportunità di business o da un vantaggio competitivo nei confronti di clienti sempre più attenti alla sostenibilità.

Un approccio efficace consiste nel lavorare con scenari previsionali: simulare cosa accade al costo chilometrico della flotta se il petrolio sale, se l’HVO reagisce più rapidamente o se cambiano le regole sui biocarburanti. Questo tipo di analisi permette di evitare decisioni impulsive e di mantenere il controllo dei costi anche in fasi di forte volatilità.

Monitorare con attenzione le evoluzioni normative, le accise e gli obblighi di utilizzo dei biocarburanti diventa quindi fondamentale. Integrare queste informazioni nei contratti con i fornitori, prevedendo clausole di revisione chiare e meccanismi di condivisione del rischio, può aiutare le aziende a gestire meglio le oscillazioni del mercato.

In un settore energetico sempre più complesso, la volatilità dei prezzi non può essere eliminata. Può però essere gestita con strumenti adeguati, mantenendo i benefici ambientali dell’HVO senza perdere il controllo dei costi operativi.