La Tesla Model Y ibrida è un pesce d'aprile
Ci eravate cascati? Si è trattato di un pesce d'aprile per stimolare la discussione tra favorevoli e contrari all'auto elettrica
La Tesla Model Y ibrida che vedete in copertina è una bufala, o meglio, è un "pesce d'aprile" che vi abbiamo voluto fare in anticipo di un giorno anche per stimolare la discussione tra i puristi dell'auto elettrica e coloro che ancora sperano di poter guidare una delle auto di Elon Musk facendo anche rifornimento di benzina.
Il nostro render digitale aveva ipotizzato una Model Y Range Extender (o EREV) con tanto di motore 1.5 benzina alloggiato al posto del "frunk" anteriore, prese d'aria aggiuntive nel frontale e tappo del rifornimento sul lato opposto alla presa di corrente, proprio per riempire il serbatoio di benzina.
Dobbiamo quindi deludere coloro che ci avevano fatto già un pensiero, visto che al momento non ci sono indizi o rumor su un possibile cambio di direzione di Tesla, il marchio che ha fatto dell'auto elettrica la sua bandiera, ormai dal lontano 2003.
Una Tesla ibrida sarebbe un passo indietro non da poco
Per Tesla proporre una Model Y in versione range extender sarebbe infatti un passo indietro epocale, una sorta di disconoscimento di tutti quei valori e contenuti tecnici che da sempre caratterizzano il brand e piacciono ai clienti. Un "dietrofrot" difficile da immaginare, per quanto teoricamente benefico per le vendite, soprattutto in vista di un mercato sempre più ostile ai combustibili fossili e alle emissioni allo scarico provocate dai motori a combustione interna, come l'Europa del 2035 insegna.
Fotogallery: Tesla Model Y Range Extender (2027), il render di Motor1.com
Mettere un 1.5 benzina nel cofano anteriore della Tesla Model Y Range Extender, anche se votato alla sola ricarica della batteria di trazione, non farebbe altro che "sporcare" la media di emissioni di CO2 della casa americana che è al momento immacolata grazie alla gamma interamente elettrica.
Il modello più venduto di Tesla, ma in versione ibrida plug-in range extender, andrebbe infatti a erodere i crediti di emissione che il costruttore guadagna in Europa e nel resto del mondo e che vende (con un profitto nell'ordine dei miliardi di euro) ad altri gruppi con cui forma un pool. In questo pool ci sono Ford, Honda, Mazda e Suzuki, tutti disposti a pagare Tesla per avere i suoi crediti e abbassare la media di emissioni. Perdere guadagni importanti o addirittura esporsi a possibili multe per le missioni avrebbe poco senso e rischierebbe anche di allontanare una fetta importante di clienti.
Per Tesla il range extender è una seconda batteria
Ricordiamo che ultimamente Tesla ha "giocato" a modo suo col tema del range extender, ma proponendo prima una seconda batteria alloggiata nel cassone posteriore del Cybertruck e recentemente una batteria ausiliaria a rimorchio in un carrello appendice.
Pure alcuni intraprendenti proprietari di Tesla si sono cimentati negli ultimi anni nell'installazione "fai da te" di motori a benzina a bordo delle loro auto elettriche, in alcuni casi con dei veri e propri gruppi elettrogeni "appesi" alla coda dell'auto o all'interno del bagagliaio, sia a benzina che diesel. Tesla non ha però mai seguito l'esempio di questi prototipi sperimentali e non ufficiali e non ha mai proposto un range extender di questo tipo. Solo il tempo ci dirà se il nostro pesce d'aprile diventerà un'auto di serie di Tesla.
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