Carburante esaurito? Facciamo chiarezza per capire cosa sta succedendo
I cartelli "carburante esaurito" creano panico, ma secondo Marina Barbanti, direttore generale di Unem, non bisogna preoccuparsi
I prezzi di benzina e gasolio in Italia continuano a salire e il taglio delle accise varato dal Governo terminerà tra pochi giorni, a meno di (auspicabili) proroghe. Una situazione di certo non rosea che sta creando anche piccoli focolai di panico, dovuti alla comparsa di cartelli "carburante esaurito" in alcuni distributori sparsi lungo la Penisola.
Ci dobbiamo preparare a una nuova crisi energetica, domeniche a piedi e drastica riduzione dei consumi? Per fare chiarezza, in primis sulla veridicità o meno del tema "carburante esaurito" abbiamo intervistato Marina Barbanti, direttore generale di Unem (Unione Energie per la Mobilità).
Chi è
Marina Barbanti
Dal 2017 è Direttore Generale Unem - Unione energie per la mobilità
D: In alcune stazioni di servizio in Italia stanno iniziando a comparire cartelli "carburante esaurito", si tratta di casi isolati o è una situazione che interessa tutto il Paese?
R: Per ora l'emergenza è un'emergenza di prezzo, non di disponibilità di prodotto: quindi non ci sono problemi di approvvigionamento. Probabilmente la presenza di cartelli "carburante esaurito" in alcuni impianti dipende dal fatto che quegli impianti hanno delle politiche commerciali più convenienti e l’effetto è uno spostamento dei consumi. Oppure in questo periodo c'è una maggiore attenzione all'acquisto da parte consumatori, ma non ci sono problemi di carattere strutturale. Se di solito un impianto vende 100 e invece adesso vende 130-140, magari non riesce a essere approvvigionato nei tempi, però va ribadito non c'è una carenza strutturale complessiva del sistema, è una questione di spostamento di quella che è la domanda da alcuni impianti ad altri.
D: Fondamentalmente quindi gli automobilisti si muovono laddove il carburante è più conveniente, magari presso distributori NoLogo o anche insegne che praticano prezzi più bassi?
R: Sì, diciamo però che in questo momento i No-Logo non mi sembrano molto competitivi, sono più o meno allineati. Dipende poi da No-Logo a No-Logo. La percezione è che quando il prezzo sale chiaramente c'è una maggiore attenzione da parte del consumatore; quindi, la domanda si sposta su quegli impianti che possono essere più competitivi e di conseguenza possono "esaurire prima" quanto hanno nei serbatoi. Poi però vengono riforniti nei giorni successivi.
D: Se la crisi dovesse protrarsi per settimane se non mesi, in Italia per quanto potremmo continuare?Quando dovremo iniziare davvero a preoccuparci per la mancanza di carburante?
R: Innanzitutto, bisogna vedere come evolverà la crisi e quanto durerà. Bisogna considerare che l'Italia ha il vantaggio di avere un buon sistema di raffinazione. Come Paese siamo sostanzialmente esportatori netti di benzina e gasolio, solo sul jet fuel, ovvero il prodotto per l'aviazione, siamo “corti” e dunque dipendiamo dalle importazioni. Parlando solo di benzina e gasolio abbiamo un sistema produttivo che sostanzialmente è in grado di assicurare quelli che sono i nostri consumi. Nel breve periodo non vediamo delle difficoltà, eventualmente ci possono essere sul jet fuel che importiamo per circa la metà del nostro fabbisogno. Chiaramente se si bloccano anche le importazioni di greggio le difficoltà aumentano.
D: Alcuni commentatori danno la colpa al taglio delle accise la speculazione sui prezzi di benzina e gasolio. Voi come giudicate l'iniziativa del Governo?
R: Tutti gli impianti sono monitorati tutti i giorni da Osservaprezzi, quindi dal Ministero delle Imprese. Non penso ci siano stati fenomeni speculativi. Magari qualche singolo impianto ne ha approfittato ma, come detto all'inizio, viene penalizzato in primis dalla concorrenza e poi dal consumatore che guarda al prezzo più conveniente. Quindi no, non penso che ci sia stato questo effetto. Quando c'è stato il taglio delle accise il Ministero ha diffuso un report giornaliero che ha certificato come in un paio di giorni l'87% dei distributori si fosse adeguato. Considerando che in Italia abbiamo circa il doppio degli impianti di Paesi come Spagna, Germania e Francia, il consumatore ha potuto scegliere quello che era il pezzo più competitivo.
D: Parlando di prezzi, voi avete una di proiezione su quelli che potrebbero essere i prezzi tra uno o due mesi se il petrolio continuerà a salire, al netto di eventuali azioni da parte del Governo?
R: Sinceramente non penso che ce l'abbia nessuno al di là di tutte le previsioni. Ci sono vari studi che danno quotazioni del Brent al rialzo, ma sono previsioni non sempre facili perché ci sono tante varibabili che concorrono alla formazione del prezzo finale.
D: Una domanda tecnica: ha parlato di raffinazione, l'Italia è più legata a un certo tipo di greggio o lavoriamo differenti tipologie?
R: Abbiamo avuto talmente tante crisi negli anni che ora siamo arrivati ad avere approvvigionamenti da 31 Paesi diversi, per 90 tipologie di greggio. Ogni raffineria ha una sua struttura produttiva che utilizza il tipo greggio che tende ad ottimizzare le lavorazioni. Mi spiego: il greggio può essere leggero o pesante e più la raffineria è complessa e più riesce in qualche modo a valorizzare anche i greggi pesanti che hanno una resa diversa rispetto a quelli leggeri. In Italia abbiamo raffinerie molto flessibili che possono lavorare vari tipi di greggio.
D: 31 Paesi sono davvero tanti
R: Sì, negli ultimi 15 anni c'è stata proprio un'esplosione perché da un anno all'altro siamo passati, per esempio, dall'avere la Libia come primo esportatore al non averla più. Ora la Libia è tornata ad essere il nostro primo fornitore con un peso del 24% sul totale delle importazioni. Consideri che su 31 paesi fornitori, la metà sono africani. Il continente africano oggi copre il 42% delle nostre importazioni di greggi.
D: Come Italia quanto dipendiamo dallo stretto di Hormuz?
Poco per fortuna. Una parte del petrolio che arriva dall'Arabia Saudita può bypassare lo Stretto di Hormuz via oleodotto sul Mar Rosso. Siamo più esposti sui prodotti perché i prodotti raffinati che escono dalle raffinerie che si affacciano sul Golfo Persico devono necessariamente passare attraverso lo Stretto di Hormuz. Il vero problema è però per il gas visto che quasi tutto il GNL del Qatar, che è il secondo fornitore di GNL al mondo, pari ad un quinto delle esportazioni mondiali, non ha alternative ad Hormuz.
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