E se tornassimo a parlare di auto?
Alla Milano Design Week 2026 ci sono tanti brand auto, ma il discorso non è la mobilità
Se siete passati in quel di Milano in questi giorni sarete rimasti colpiti da una cosa: gente ovunque. In strada, sui mezzi pubblici, in fila davanti a negozi, teatri, bar, ristoranti, palazzi d’epoca e costruzioni nuovissime. È la Design Week baby, quell’appuntamento che affianca (e per certi versi supera) il Salone del mobile, del quale è una costola.
Ennesimo appuntamento meneghino di richiamo internazionale, per gonfiare ulteriormente l’ego (ma non solo) di noi milanesi, convinti di vivere in una New York in sedicesimi. Negli anni, in mezzo a mobili, installazioni, mostre il cui fascino è accessibile solo a chi mastica design e aperitivi pettinatissimi, si è affacciata l’auto. Prima timidamente, poi in maniera sempre più preponderante. Peccato che là dove si parla di mobili tutto il resto rischi di diventare un soprammobile.
Affascinanti accessori
Intendiamoci: Milano ha tenuto a battesimo un modello strategico come la Hyundai Ioniq 3, la prima piccola elettrica della Casa coreana. Non l’aveva mai vista nessuno prima. È comparsa nella strettissima via Tortona (chi conosce sa di cosa sto parlando), là dove darà il suo meglio, con dimensioni nate prendendo le misure delle nostre città. Le foto non le rendono giustizia, vedere per credere. Anche Lepas ha presentato la L6, ennesimo modello cinese studiato per l'Europa. Ma il punto è un altro.
Hyundai Ioniq 3 2026
Lepas L6 plug-in
Per ogni debutto mondiale o europeo c’è una costellazione di eventi, incontri, vernissage e chi più ne ha, più ne metta, che portano la firma di chi campa a costruire auto. Ma che l’auto la mettono sulla mensola dell’esserci, perché Milano è il place to be. A volte però sembra non importare come.
L’impressione che ho avuto è che ormai ci sia quasi paura a parlare di auto. Eppure l’auto è qualcosa che ci manda (letteralmente) avanti. È quell’elemento fatto sì di design ma anche (vorremmo fosse sempre un soprattutto) di guida. Di sensazioni. Di meccanica. Alla Design week rischia sempre di appiattirsi, alla ricerca di una nuova posizione. Magari anche di un accessorio, che se anche non c'è pazienza.
Ciao Futuro, la mostra Fiat alla MWD 2026
Perché l’Europa ha scelto l'auto come vittima sacrificale di un Green Deal che ha ben chiaro l’obiettivo, ma si è dimenticato di tracciare un percorso sensato. Così anche chi le auto le fa quasi non osa parlarne, preferendo sensazioni ed esperienze, sculture e installazioni, mettendo l’auto sullo sfondo. Appoggiata lì, perché ci deve essere ma non deve ESSERE. E se poi il tutto si posiziona su un palcoscenico nato per altro il gioco è fatto, come se i brand soffrissero di FOMO (Fear Of Missing Out, la paura di non esserci). Se è vero che ogni occasione è buona per far parlare di sé, il punto deve essere il cosa è al centro del discorso. La Milano Design Week potrebbe essere la scusa per inserire il discorso auto là dove l'auto non è protagonista, a volte però capita che discorsi non pertinenti portino il focus altrove.
MINI alla Milano Design Week 2026
Renault alla Milano Design Week 2026
Sembra che ormai, tra elettrico e invasione cinese, si cerchi un qualcosa di altro. Perché si creano modelli sempre più confortevoli, ma scomodi come tema. Eppure da 140 anni facciamo auto e siamo stati anche bravi, insegnandolo al mondo intero. Non scomodiamo i mostri sacri della Motor Valley e rimaniamo su quello che le persone comprano. Abbiamo letteralmente inventato un altro modo di muoversi, lasciando i cavalli agli appassionati di equitazione.
Ora l’impressione è che per andare dietro a una concorrenza ben più giovane e rampante si voglia parlare di altro. I giovani si stanno disaffezionando al mondo auto e si cercano altri temi, sentieri più o meno battuti per comunicare qualcosa ma in altri modi. E se tornassimo a parlare di auto?
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