Gli errori sul futuro della mobilità
Al di là delle previsioni sull'elettrico sono tante le previsioni sbagliate su come ci saremmo mossi in città
Il futuro della mobilità sarà senza auto. O meglio, senza le auto che conosciamo. Erano bene o male queste le previsioni fatte a inizio secolo su quello che sarebbe stato il domani del muoversi in città e non solo. Un domani fatto di Segway (ve lo ricordate il Segway?), auto in condivisione (meglio se elettriche) e via dicendo.
Oggi, anno 2026, sappiamo bene come è finita. Guidiamo ancora auto, l'elettrico (almeno in Italia, ma non solo) stenta a decollare e tutto ciò che è sharing annaspa tra conti che non tornano, regolamentazioni mai troppo amiche e altro ancora. Una realtà portata a galla da una ricerca condotta da Aniasa (Associazione Nazionale Industria dell'Autonoleggio della Sharing mobility e dell’Automotive Digital) e Bain & Company.
Vedo, prevedo e stravedo
Andiamo con ordine e vediamo quali sono le 5 promesse non mantenute nel mondo della mobilità:
- Le auto si venderanno online
- Segway per tutti
- Car sharing e non auto private
- Monopattini per tutti
- 100% auto elettriche
Più che promesse previsioni totalmente sbagliate, a raccontare un futuro che non si è mai avverato. Non perché mancassero requisiti tecnici ma perché (e ci torneremo dopo) come sottolineato da Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Company e responsabile italiano automotive, il cliente non è stato messo al centro.
Partiamo dalle vendite online di auto. Senza dubbio una gran comodità, ma che mischiava un bene costoso e complesso come l'automobile con altri oggetti come libri, tecnologia e via dicendo. E se nel 2024 negli USA il 25% degli automobilisti si diceva pronto ad affidare al web l'acquisto di un'auto, la realtà era ben diversa: solo il 5% ricorreva unicamente al digitale.
Monopattini elettrici
Diversa la realtà di Segway e monopattini. Da una parte il particolare mezzo inventato da Dean Kamen, molto cool ma di difficile collocazione all'interno di un segmento - non è una bici, non è un'auto, non è un motorino - assieme alle dimensioni ingombranti, dall'altro un mezzo sicuramente comodo ma poi imbrigliato all'interno di leggi sempre più severe a regolamentare un far west fatto di mezzi truccati, incidenti e inciviltà degli utilizzatori.
Un tema che ha contribuito a decretare la fine dei servizi di car sharing. Sembrava la panacea di ogni male, un modo per liberare le nostre città dall'auto privata. La realtà ha detto che i costi sono decisamente alti per le aziende di car sharing, impegnate non solo alla gestione ordinaria (tagliando, bollo auto etc...) ma anche in quella straordinaria, a sistemare danni dovuti alla completa noncuranza da parte degli utilizzatori.
Zity, il servizio di car sharing del Gruppo Renault, ha chiuso a fine 2025 assieme a tutta la società Mobilize
Infine l'elettrico, IL tema di questi anni. Sembrava che l'Europa sarebbe stata destinata a fare da traino nel mondo delle auto a batteria, viaggiando a emissioni zero, con il 2035 come traguardo storico: stop alla vendita di modelli con motore termico. Sappiamo tutti come sta andando: immatricolazioni che crescono grazie a incentivi statali ma che in alcuni Paesi (Italia in testa) restano ferme al palo.
Siete in ascolto?
“Il messaggio che arriva dai dati è inequivocabile: per rimettere il settore in carreggiata occorre rimettere il cliente al volante. Significa ripensare prodotti, prezzi, canali e politiche industriali a partire da come le persone si muovono davvero, da quanto guadagnano e da che cosa si aspettano dall’esperienza d’acquisto"
Di Loreto commenta così l'analisi di Aniasa e Bain & Company: nel guardare al futuro della mobilità il cliente è stato lasciato fuori dai calcoli. O meglio, ci si è affidati a sensazioni senza fare i conti con la realtà di un pubblico che all'inizio può entusiasmarsi, ma alla fine guarda alla praticità del servizio offerto e al fattore economico.
Solo con un’attenzione radicale all’accessibilità economica e a una transizione energetica meno ideologica e più pragmatica, l’Europa potrà evitare l’uscita di strada e costruire un sistema di mobilità davvero sostenibile, per l’ambiente e per i consumatori
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