Autovelox, cambia tutto con il decreto: spenti uno su tre
Pubblicato in Gazzetta il decreto sulle omologazioni: ecco quali autovelox possono fare multe, quali saranno spenti e cosa cambia
Dopo 34 anni di attesa il decreto che disciplina l'omologazione degli autovelox è diventato ufficiale. Il provvedimento, firmato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini lo scorso 9 giugno, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 157 del 9 luglio 2026 ed entra in vigore il 12 luglio 2026, introducendo per la prima volta una procedura chiara per l'omologazione dei misuratori di velocità.
Si tratta di una svolta attesa fin dall'entrata in vigore del Codice della Strada del 1992 che richiedeva l'omologazione degli strumenti senza però definire le modalità per ottenerla. Un vuoto normativo che negli ultimi anni ha alimentato migliaia di ricorsi e decine di pronunce della Corte di Cassazione, secondo cui la semplice approvazione ministeriale non equivale all'omologazione.
Il nuovo regolamento punta a uniformare le regole tecniche, rendere più trasparente la gestione degli autovelox e garantire controlli periodici sull'affidabilità degli strumenti. Resta però aperto il fronte giuridico: saranno i prossimi mesi, e probabilmente nuove pronunce dei tribunali, a chiarire se il decreto riuscirà davvero a chiudere una delle vicende più controverse della circolazione stradale italiana.
Cosa cambia con il decreto
L'obiettivo del provvedimento è quello di mettere ordine in una materia diventata estremamente controversa, introducendo regole tecniche e amministrative uguali per tutti.
Da ora in avanti ogni nuovo modello di autovelox dovrà ottenere una vera omologazione prima di poter essere installato. Inoltre ogni singolo apparecchio dovrà essere sottoposto a una taratura iniziale e a verifiche periodiche, almeno una volta all'anno. Se la certificazione dovesse scadere oppure il dispositivo non superasse i controlli previsti, non potrà essere utilizzato per accertare le infrazioni.
Anche la gestione dei dati viene aggiornata: fotografie e rilevazioni dovranno essere protette tramite crittografia e firma digitale, mentre nelle immagini frontali dovranno essere oscurati i volti degli occupanti del veicolo, in conformità alle norme sulla privacy.
Gli autovelox già installati: chi resta acceso e chi no
Il decreto non riguarda soltanto i futuri dispositivi, ma anche quelli già presenti sulle strade italiane.
Secondo il censimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aggiornato al 10 luglio, in Italia risultano installati 4.060 sistemi di rilevazione della velocità. Di questi, 2.856 potranno continuare a funzionare, mentre 1.204 dovranno essere temporaneamente disattivati, almeno fino al completamento della procedura di omologazione.
I modelli che rimangono operativi sono quelli inseriti nell'Allegato B del decreto. In pratica il Ministero considera omologati i dispositivi appartenenti a specifici prototipi già ritenuti conformi ai nuovi requisiti tecnici. Non significa però che ogni singolo apparecchio sia stato verificato uno per uno: dovrà comunque essere perfettamente corrispondente al modello omologato, avere la taratura in corso di validità e superare tutte le verifiche previste.
Per gli strumenti esclusi, invece, i produttori potranno presentare la documentazione tecnica necessaria per ottenere l'omologazione. In molti casi il Ministero dovrà pronunciarsi entro 60 giorni. Fino ad allora quei dispositivi non potranno essere utilizzati per elevare sanzioni.
Anche alcuni Tutor rischiano di fermarsi
Le conseguenze potrebbero riguardare anche la rete autostradale. Secondo le ricognizioni effettuate dagli operatori del settore, diversi Tutor di prima generazione, installati tra il 2004 e il maggio 2017, potrebbero dover essere spenti temporaneamente in attesa dell'omologazione. Le tratte interessate sarebbero almeno 83, distribuite lungo autostrade come A1, A4, A13, A14 e A16.
Una situazione che preoccupa sia le amministrazioni locali sia le associazioni impegnate nella sicurezza stradale, perché i sistemi di controllo della velocità media hanno contribuito negli anni a ridurre sensibilmente incidenti e mortalità sulle tratte controllate.
Il decreto mette fine ai ricorsi?
È probabilmente questo il punto più delicato. Il decreto nasce proprio per colmare il vuoto normativo evidenziato dalla Corte di Cassazione, che in numerose sentenze – a partire dall'ordinanza n. 10505 del 2024 – ha ribadito come approvazione e omologazione siano due procedimenti distinti.
Tuttavia diversi giuristi ritengono che il contenzioso non sia destinato a scomparire. Secondo parte della dottrina, infatti, un decreto ministeriale non potrebbe equiparare automaticamente dispositivi soltanto approvati a strumenti formalmente omologati se tale equiparazione non trova fondamento diretto nel Codice della Strada. Per questo motivo potrebbero continuare i ricorsi contro le multe elevate con apparecchi interessati dalla nuova disciplina, con i giudici chiamati a valutare caso per caso la legittimità degli accertamenti.
Le vecchie multe restano contestabili?
No. Il decreto non ha effetti retroattivi. Le sanzioni elevate prima della sua entrata in vigore non vengono automaticamente sanate né annullate. I procedimenti giudiziari già avviati proseguono secondo le regole precedenti e gli automobilisti che ritengono illegittima una multa dovranno continuare a contestarla attraverso gli ordinari strumenti di ricorso.
Anche per le nuove sanzioni, qualora emergano dubbi sulla corretta applicazione del decreto o sulla posizione del singolo dispositivo, sarà comunque possibile impugnare il verbale davanti all'autorità competente.
Consigliati per te
L'auto deciderà per noi la velocità e non potremo farci nulla
Il materiale italiano che conquista le auto più esclusive
La Porsche Macan saluta e dice addio
Panama camper sostituisce Ford con Renault: ecco il il River R10
Volkswagen dimezzerà i modelli in vendita
Errore clamoroso: Chrysler disse NO alla sportiva anti-Ferrari
Le previsioni del traffico per il weekend 11-12 luglio