Autovelox e Tutor: quando la multa non è valida (e come scoprirlo)
Non tutti gli autovelox che vedete lungo la strada sono in regola. E se non lo sono, la multa che vi hanno fatto può essere impugnata
Le multe per eccesso di velocità sono il peggior incubo di tutti gli automobilisti. Eppure non tutti sanno che, in alcuni casi, quell'autovelox lì, in quella posizione, non poteva e non doveva esserci. E che una multa ricevuta da un apparecchio installato in modo non conforme alla legge può essere impugnata innanzi a un Giudice di Pace.
Cartelli poco visibili, assenti o posizionati troppo vicino al rilevatore: sono dettagli che in questi casi possono fare la differenza. Ecco allora tutto quello che c'è da sapere sull'argomento e come la tecnologia può aiutarvi a tenere la situazione sotto controllo. Ricordando però, prima di tutto, che i limiti esistono per essere rispettati: ne va della vostra sicurezza e di quella degli altri utenti della strada.
L'autovelox finto (e quelli che non lo sembrano ma lo sono)
Partiamo da una cosa che avrete visto sicuramente almeno una volta: l'autovelox finto. Quello che c'è ma non funziona, posizionato lì come un dissuasore, esattamente come un dosso artificiale. Serve a indurre una reazione psicologica di "rallentamento" nell'automobilista niente di più.
Ma perché è finto? Semplice: il suo posizionamento non rispetta le disposizioni previste nel Codice della Strada, quindi non può essere operativo.
I dettagli che fanno la differenza
Cosa può rendere non regolare una multa emessa? Il primo dettaglio da tenere in considerazione è il posizionamento del cartello di segnalazione. Stando all'allegato A dell'articolo 142 del Codice della Strada, infatti, il cartello deve esserci sempre e deve essere installato ad almeno 200 metri dall'apparecchio su strade a scorrimento veloce e autostrade e ad almeno 75 metri su strade urbane. Se è del tutto assente o se è troppo vicino al rilevatore, la multa è impugnabile.
C'è poi un altro aspetto spesso ignorato: la distanza minima tra due autovelox sullo stesso tratto di strada. Questa infatti non può essere inferiore a 4 km in autostrada, 3 km sulle strade extraurbane principali, 1 km sulle strade urbane di scorrimento e 500 metri sulle strade cittadine.
Un cartello che avvisa della presenza di un autovelox
Come raccogliere le prove
E se il dubbio vi viene dopo aver già passato il rilevatore? Potete tornare sul posto, parcheggiando e fotografando la situazione. In alternativa, se avete una dashcam a bordo, i suoi filmati possono essere usati legalmente come prova in sede di ricorso.
Una cosa ovvia ma che vale la pena ricordare, poi, è quella di non fate foto durante la guida. L'uso del cellulare quando si è al voltante, infatti, è vietato dal Codice della Strada, oltre che essere pericoloso per se stessi e per gli altri utenti della strada: non fatelo.
Autovelox e tutor, come la tecnologia può venirci in aiuto
Tutor e Vergilius: le regole del controllo della velocità media
Passiamo ai sistemi di rilevamento della velocità media in autostrada e su strade a scorrimento veloce, cioè il Tutor e il suo "cugino" Vergilius. Partiamo con il dire che il controllo della velocità media è consentito solo su autostrade e strade extraurbane principali.
Ma non è tutto. I tratti interessati, infatti, secondo il C.d.S. devono essere caratterizzati da una velocità consentita uniforme e privi di diramazioni e svincoli, a meno che questi ultimi non siano statisticamente poco frequentati: a stabilirlo è la Polizia Stradale.
Altro dettaglio fondamentale, poi, è che questi sistemi non possono funzionare su due tratti successivi. Dopo un tratto controllato deve seguirne uno "libero" di almeno 1 km. Questo significa che se siete in un tratto sorvegliato, quello immediatamente successivo non lo è per forza di legge.
Il sistema Tutor
La tecnologia che fa da terzo occhio
Nel 2026, orientarsi tra autovelox fissi, mobili, Tutor e Vergilius senza un aiuto tecnologico è oggettivamente complicato. Ed è qui che entrano in gioco strumenti come Tom di TomTom, il dispositivo interattivo che abbiamo provato a bordo di un'Audi TT di oltre dieci anni, un'auto che, nonostante il virtual cockpit e qualcosa che assomiglia a un infotainment, non offre una navigazione moderna con segnalazione in tempo reale di pericoli o autovelox (a meno che non sia dotata del rarissimo - per l'epoca - CarPlay/Android Auto).
Il dispositivo Tom
Tom è un supporto alla guida a tutti gli effetti: avvisa in anticipo di lavori in corso, corsie interrotte, code e, soprattutto, di autovelox fissi, mobili e zone Tutor. Lo fa attraverso segnali sonori e luminosi, senza richiedere di guardare uno schermo, qualcosa che riduce anche le distrazioni.
In più è interattivo, un tasto fisico permette di segnalare pericoli agli altri utenti della strada che usano il servizio, contribuendo ad aggiornare in tempo reale la mappa della comunità.
Il dispositivo Tom
Le tradizionali app di navigazione fanno qualcosa di simile, ma richiedono comunque di tenere d'occhio lo schermo del telefono o del sistema di infotainment. Su auto datate, o semplicemente per chi preferisce guidare senza display accesi, un sistema dedicato come questo ha il suo perché.
L'Audi TT usata per la prova
Fotogallery: Autovelox e tutor, come la tecnologia può venirci in aiuto
Consigliati per te
Omoda 7, può essere l'auto giusta come unica per le famiglie?
Offerta Mercedes GLA 200 d AMG Line Extra, quanto conviene?
Cosa vuol dire ricaricare 300 km in 10 minuti: Xpeng G6, la prova
Una sola carta per ricaricarli tutti
Ram 1500 V8, la prova del pick-up americano che torna alle origini
La dune buggy italiana punta tutto sulla guida analogica
Così sono finito in Cilento a bordo di una Mercedes Classe G 63 AMG