Oggi si parla solo di elettrico, ma meno di dieci anni fa Audi puntava tutto sul gasolio

A rivederla, sembrano passati 100 anni. E non perché lei, la R8 di prima generazione, sia invecchiata particolarmente male. No, la colpa, piuttosto, è del motore V12 TDI del concept mai nato, che gli ingegneri di Ingolstadt allestiscono nel 2008 - su base appunto R8 - sulla scia dei successi di Le Mans e, più in generale, per via della “febbre” da motore a gasolio, che solo 9 anni fa era fortissima. Così alta che, in onore al glorioso V12 TDI che tante soddisfazioni regala alla 24 Ore automobilistica più prestigiosa del mondo, in Audi fanno anche una versione stradale del V12 TDI, che però nulla ha a che fare con quello da corsa. E allora vediamo quali sono le caratteristiche tecniche di un propulsore che - ci permettiamo di dire - rimarrà il primo e ultimo turbodiesel V12 della storia montato su un’auto di serie: sì, sul SUV Q7, chiamato appunto V12 TDI.


1.000 Nm (probabilmente autolimitati) di coppia


500 CV non sono certo pochi, ma fanno molta più impressione i 1.000 Nm di coppia di cui è capace il mostruoso TDI da 6 litri. Un valore che viene raggiunto presto, a 1.750 giri, e che viene mantenuto fino quota 3.000. Quanto basta per permettere alla supercar tedesca di scattare da 0 a 100 km/h in 4,2 secondi e di superare i 300 km/h di velocità di punta. Il cambio? Manuale. Non ci sono informazioni ufficiali in merito, ma si può ipotizzare che i 1.000 Nm del V12 siano un valore persino inferiore alle sue potenzialità, ma proprio per salvaguardare cambio, frizione e differenziali (la trazione è ovviamente quattro), i tedeschi lo limitino elettronicamente. Dal punto di vista tecnico, il motore adotta un angolo tra le bancate di 60° (contro i 90° di quello della macchina di Le Mans) e un sistema di distribuzione a catena che aziona anche le pompe dell’impianto di iniezione common rail, le quali inviano il carburante ai 12 iniettori piezo-elettrici con una pressione ben 2.000 bar. Le turbine sono invece due, una per bancata.


Rivista anche l’aerodinamica


Il trapianto di tanto motore nel vano della R8 comporta un lavoro extra non solo per trovare i centimetri necessari al suo alloggiamento, ma anche per portare ai suoi radiatori tutta l’aria di cui hanno bisogno. La modifica più evidente rispetto alle R8 a benzina è la grande presa Naca ricavata sul tetto in vetro, ma anche le prese d’aria laterali e quelle frontali vengono allargate, perché le esigenze di raffreddamento (intercooler compresi) e di “ossigenazione” sono decisamente più elevate rispetto a quelle delle altre versioni. Presentata al Salone di Ginevra del 2008, la R8 V12 TDI non viene mai commercializzata, probabilmente per i costi troppo elevati di “adattamento”, in considerazione anche dei piccolissimi numeri di mercato.

Audi R8 V12 TDI, supercar dell’altro mondo

Foto di: Adriano Tosi