Così si possono sfruttare gli aggiornamenti Over the Air, presenti da tempo sulle Tesla e da poco anche su altre Case

Over the air o OTA è un'espressione che gli appassionati di informatica e soprattutto di smartphone conoscono bene. Vuol dire che un dispositivo è in grado di aggiornarsi senza essere collegato fisicamente a un computer o a qualsiasi altro apparato elettronico. Il device in questione avverte l'utente che è disponibile un nuovo aggiornamento, un pacchetto dati, e chiede l'autorizzazione per scaricarlo e poi per installarlo.

Una procedura che gli utenti Android e iPhone conosco bene, allo stesso dei proprietari Tesla. Le elettriche di Elon Musk, infatti, fin dagli inizi hanno fatto degli aggiornamenti over the air un loro marchio di fabbrica e permettono di scegliere se acquistare in seguito (con sovrapprezzo) tecnologie importanti come l'Autopilot. Questo perché l'hardware necessario (telecamere, radar e sensori) è già presente su tutte le versioni. Si tratta quindi di aggiornamenti che riguardano qualsiasi aspetto della vettura, non solo le mappe del navigatore.

Audi, BMW, Cadillac e Mercedes

Quello che per Tesla è normale già da molti anni sta diventando comune per altri costruttori premium solo negli ultimi mesi. Sia i tedeschi di Audi, BMW e Mercedes che gli americani di Cadillac hanno annunciato l'introduzione degli aggiornamenti OTA sui loro modelli.

Quelli della Doppia Elica sono appena stati presentati, gli altri sono attivabili ma ancora “dormienti” mentre su altri ancora c'è solo una predisposizione. Una differenza di approccio che dipende principalmente da due fattori, la sicurezza e il profitto. Quest'ultimo, in particolare, è cruciale per i brand premium, i cui ricambi hanno costi molto elevati, così come la manodopera necessaria a installarli. E un'auto che si aggiorna da sola mentre è in giro o nel garage del proprietario è un'auto che frequenta di meno la rete di assistenza del costruttore.

BMW iDrive 7.0 2019

Il problema sicurezza

Anche gli aspetti relativi alla sicurezza non sono da sottovalutare e riguardano sia gli utenti che lo stesso software. Cadillac, per esempio, aggiorna via OTA solo le mappe del suo sistema di guida autonoma Super Cruise (attualmente disponibile solo in alcune aree degli USA), perché non si fida della capacità degli utenti di saper utilizzare nuove funzionalità senza che nessuno gliele abbia correttamente spiegate o almeno scritte sul libretto di uso e manutenzione (che andrebbe letto sempre).

Un altro problema da tenere in considerazione è che un nuovo software, per quanto minuziosamente testato, potrebbe sempre presentare qualche bug e di certo un'auto non può permettersi di andare in crash, magari durante la marcia, come uno smartphone.

Ci sono poi aspetti che ogni persona che usi un qualsiasi altro device collegato alla rete conosce: attacchi informatici e virus. Un'auto connessa diventa a tutti gli effetti un computer su ruote, con "porte" (ovvero punti di accesso al software) blindate ma comunque scassinabili da più o meno capaci hacker. E se dover formattare un PC è una rottura, immaginatevi cosa potrebbe succedere se a prendere un virus dovesse essere la vostra auto.

Tesla Model 3

Gli scenari

Immaginare scene come quella delle auto che si schiantano in "Fast&Furious 8" è troppo, ma il rischio che le pirati informatici possano a tutti gli effetti prendere il controllo di mezzi connessi non è così fantascientifico.

Bisogna poi tenere conto del fatto che le auto connesse sono destinate ad aumentare sempre più e, secondo le stime di una ricerca condotta da Ihs assieme al Ponemon Institute, saranno 470 milioni tra Cina, Europa e Stati Uniti entro il 2025.

Gli aggiornamenti OTA quindi sono un'ottima opportunità per rendere le nostre auto sempre aggiornate risparmiando tempo e aumentandone la vita operativa, ma bisogna sempre tenere conto dei rischi. Sempre secondo la ricerca citata in precedenza il 30% delle Case automobilistiche non ha reparti che si occupino di cybersicurezza, questo nonostante ormai ci siano sempre più modelli in grado di connettersi o anche solamente con tecnologia wireless per l'apertura delle portiere e l'avviamento del motore.

Fotogallery: Tesla Model 3, la prova