Disegnata da Raymond Loewy (celebre per il lavoro in Coca-Cola) e posseduta da alcune star, riuscì a rimanere in produzione per 40 anni

Alzi la mano chi conosce la Studebaker Avanti. Il suo nome sarà ricordato da pochi, ma la storia merita di essere raccontata; non solo perché è stata posseduta da persone famose come, ad esempio, lo scrittore Ian Fleming o perché è stata disegnata da Raymond Loewy, l'uomo che ha reso celebre la bottiglietta della Coca-Cola...

In quest'auto erano riposte tutte le speranze della Studebaker, una delle più antiche realtà automobilistiche del mondo; negli anni '60 incapace di offrire automobili in grado di soddisfare i gusti, sempre più esigenti e sofisticati, degli americani. Un’auto in cui alcune persone hanno creduto così tanto da aver fatto quasi l’impossibile per non interromperne la produzione.

C’era una volta la Studebaker

Quella di South Bend, nello stato dell’Indiana, è un’industria dalle origini molto lontane. A metà Ottocento comincia con la produzione di carrozze, diventando fornitore ufficiale della White House e della US Army. Nei primi del novecento fa i suoi primi passi nel nascente settore automobilistico e tenta pure la fortuna con un prototipo elettrico.

Questa casa dichiara, attraverso i suoi spot pubblicitari, di distinguersi dalla concorrenza per la ricerca di nuove soluzioni tecnologiche e per l’estetica ricercata dei suoi modelli, come la Champion e la Hawk.

Studebaker Avanti, foto storiche

Nubi all’orizzonte

Negli anni '50 la Studebaker è un'azienda in serie difficoltà e la sua gamma ristretta può far poco contro la potenza di fuoco delle Big Three di Detroit. Ford Motor Company, Chrysler Corporation e General Motors vantano, con i tanti marchi in loro possesso, una lunga lista di modelli, per tutte le tasche e per ogni esigenza, specialmente tra le compatte. Rimane dunque poco spazio per i costruttori indipendenti; come la stessa Studebaker, Hudson e Packard.

Ed è proprio Packard, nota per le sue auto di lusso, che rileva l’attività della Studebaker, ma le cose non fanno altro che peggiorare. Viene chiamato a dirigere l’azienda il manager Sherwood Egbert, di origini irlandesi. Leggendo alcune riviste di auto Egbert capisce che solo un modello estremamente innovativo, dentro e fuori la carrozzeria, può salvare la compagnia.

Studebaker Avanti, foto storiche

L’arrivo di Raymond Lowe

Viene ingaggiato un importante designer, già autore di alcuni modelli Studebaker e celebre anche per diversi lavori in altri ambiti industriali, Raymond Loewy. Famoso, anche, per aver disegnato l’iconica bottiglia della Coca Cola.

Lo stilista costituisce uno staff di professionisti della matita. Dopo poco tempo viene mostrata alla dirigenza il modellino in scala di un’auto, dall’aspetto inusuale per essere un’americana, forse di gusto più europeo. Nasce così la Avanti.

Studebaker Avanti, foto storiche

Caratteristiche

La vettura unisce un telaio compatto con un generoso V8 4.7 litri, con step di potenza da 240 e 289 CV, capace di spingerla ad oltre 200 km/h. Il corpo ha una lunghezza inferiore ai 5 m e una larghezza di 1.7 m. Il cambio può essere un manuale a tre o quattro marce oppure un automatico a tre.

Studebaker Avanti, foto storiche

Viene poi reso disponibile un V8 da 5 litri e 335 CV, capace di spingere la Avanti a 240 km/h. In America è la prima ad adottare i freni a disco, anche se all’inizio solo sulle ruote davanti. La carrozzeria è in vetroresina, fatta dalla stessa azienda che fornisce la Chevrolet per la Corvette.

Il nuovo modello si fa notare per le dotazioni di sicurezza: già all’epoca la Avanti dispone di roll bar e di cinture di sicurezza, di serie, complete di avvisatore acustico. Le premesse per un successo ci sono tutte ma le cose non vanno come sperato.

Studebaker Avanti, foto storiche

L’ingresso sulle scene

Il debutto del nuovo modello avviene al Salone di New York del 1962, raccogliendo pareri molto positivi da parte della stampa, ma si presentano dei problemi: le prime unità arrivate in strada, in seguito ad un lavoro troppo frettoloso, presentano dei difetti di fabbricazione, specialmente alla carrozzeria in fibra, i prezzi sono più alti rispetto ad altre auto analoghe, anche della più estrema Corvette, e l’opinione pubblica è convinta che la Studebaker non sia in grado comunque di salvarsi dal fallimento.

Studebaker Avanti, foto storiche

Le martellate ricevute dalla concorrenza, in particolar modo dal fenomeno Mustang, fanno il resto. A mettere ulteriormente nei guai la casa di South Bend si intromette anche la scomparsa, per malattia, di Sherwood Egbert.

Il salvataggio in extremis

La Studebaker dichiara di voler interrompere definitivamente la produzione di automobili. Due concessionari del marchio, Nate Altman e Leo Newman, non ci stanno e si organizzano per rilevare il progetto e lo stabilimento nell’Indiana, per dare continuità da soli al modello.

Studebaker Avanti, foto storiche

Viene costituita una nuova società, dedita esclusivamente alla costruzione della Avanti. Dopo 4634 esemplari, col brand originario, il lavoro prosegue con tecniche artigianali e in piccoli numeri. Con delle piccole variazioni estetiche prende vita la Avanti II. Sotto il cofano viene messo il V8 5.4 litri della Corvette da 300 CV.

Una terza, ma travagliata vita

Questa ex Studebaker viene riproposta sul mercato come coupè di lusso, destinata ad una ristretta clientela. Nel corso degli anni subisce dei restyling molto lievi, che comprendono l’adozione di nuovi paraurti in materiale plastico, ma la linea rimane immutata. L’auto fa anche una breve comparsa alla 500 Miglia di Indianapolis.

Studebaker Avanti, foto storiche

Nel 1982 avvengono diversi passaggi di proprietà. La sede passa in Ohio, il telaio originale viene sostituito con uno di provenienza GM e vengono introdotte le versioni cabriolet e berlina. Un ultimo passaggio di mano vede trasferire l’attività prima in Georgia e poi in Messico. Viene messa in listino una nuova Avanti, fatta su base della Mustang e con motori a sei e otto cilindri. Con l’arresto dell’ultimo titolare dell’attività, per reati finanziari, cessa definitivamente la carriera di questo modello.

Le poche glorie della Avanti

Nonostante le varie difficoltà la macchina riesce a finire nel garage di personaggi illustri, come il cantante Ricky Nelson e lo scrittore Ian Fleming, autore della saga di James Bond. Il padre di 007 compie un giro dell’Europa con il suo esemplare di colore nero. Un esemplare passa anche per il garage del rocker Alice Cooper.

Questa singolare storia ci dimostra come l’amore incondizionato per un'auto possa spingere alcune persone a fare qualunque cosa, pur di impedirne la scomparsa.

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