Presentata nel '69 a Francoforte, era una coupé basata sull'ammiraglia del tempo che Erich Bitter produsse in una piccola serie

Al Salone di Francoforte del 1969 furono due le concept car capaci di polarizzare l'attenzione di pubblico e stampa: la prima fu la celeberrima Mercedes C111 con motore rotativo e portiere ad ali di gabbiano; la seconda fu proposta da Opel con la sigla CD, che stava per "Coupé Diplomat" e rivelava di essere nata sulla base della Diplomat B, berlina ingombrante e piuttosto spigolosa equipaggiata con un motore V8 da 5,4 litri.

A destare più stupore fu il fatto che il prototipo avesse forme simili a quelle di una Corvette degli anni ’60, ben lontane da quelle del modello d'origine.

Il centro stile Opel

Già nel 1964 Opel aveva un proprio studio di design in cui spiccava un reparto speciale chiamato "Studio avanzato" guidato da Charles M. Jordan, responsabile dell'aspetto della CD, sotto la cui direzione furono create la Opel GT e la prima Manta. Lì, i designer della casa del fulmine potevano dare libero sfogo alle loro idee.

Opel CD Concept (1969)

Alla prima nel 1969, Opel descrisse la Coupé Diplomat come "La visione dell'auto della generazione che esplora lo spazio" - chiaro riferimento allo sbarco sulla luna avvenuto solo poche settimane prima. "Perché mai si è scelto di sviluppare un modello del genere?" chiese all'epoca il giornale dei dipendenti, "Opel Post". La risposta è: "Perché voleva usare la CD come esempio per mostrare come noi di Opel immaginiamo il futuro".

Il design della Coupé Diplomat

Il prototipo Coupé Diplomat, alto solo 1,11 metri, si caratterizzava per la carrozzeria in vetroresina posizionata sul pianale accorciato di 30 cm (interasse 2.540 mm) della Opel Diplomat B.  Al posto delle portiere trovava spazio una cupola di vetro parzialmente rimovibile che per consentire un facile accesso veniva ruotato in avanti dall’idraulica insieme alla sezione del tetto davanti al robusto roll bar e alle aperture delle porte.

Il design esterno era completato dai cerchi in lega da 15” e dai fari incorporati che durante il giorno venivano coperti da alette girevoli. Inoltre, nei gruppi ottici erano integrate le luci di segnalazione anteriori allungate, che venivano accese azionando l'indicatore e illuminavano anche la curva. Quasi un'anteprima delle odierne luci diurne a LED.

All’interno della vettura trovavano posto un cockpit con piantone dello sterzo regolabile, un quadro strumenti sospeso, una consolle centrale con un telefono fittizio e una pedaliera regolabile. Questo perché i sedili del conducente e del passeggero, rivestiti in pelle, erano fissati e per trovare la giusta posizione il conducente poteva spostare il volante e i pedali. Il prototipo, inoltre, era dotato anche di aria condizionata e di un ampio vano bagagli sotto l'enorme lunotto.

Opel CD Concept (1969)

Da prototipo a vettura stradale

Inizialmente, la CD non è stata prodotta in serie, anzi prima della presentazione la Casa stessa ha dichiarato ufficialmente di non averne nessuna intenzione. Tuttavia, a causa del grande entusiasmo da parte del pubblico all'IAA, qualcuno a Russelsheim iniziò a pensarci, valutando anche l’adozione di porte normali per renderla idonea alla circolazione idonea su strada.

Anche il direttore delle vendite Opel Robert "Bob" A. Lutz, in carica dal 1970, era entusiasta e voleva commercializzare l'auto con il nome "Strada". Pietro Frua fu incaricato di rivedere l'idea e produrre due prototipi di preserie, ma non si arrivò ad un risultato realmente fattibile.

Il fatto è che la redditività di un progetto in serie così piccola appariva discutibile. Successivamente il neo produttore di automobili Erich Bitter che conosceva David R. Holls, il successore di Jordan come capo del design Opel, decise di puntare a costruire una versione stradale della CD, che realizzò in appena 395 esemplari, pochi ma molti considerando il prezzo, decisamente alto per l’epoca, che sfiorava i 58.400 DM, circa 9 milioni di lire.

Fotogallery: Opel CD Concept 1969

Parola a Erich Bitter

Ulteriori dettagli su questo modello sono stati raccolti dalla viva voce dello stesso Erich Bitter in un'intervista rilasciata nel 2018 a "Opel Post":

"Ho chiesto a Bob Lutz, che ora era Direttore delle vendite Opel, se potevo convertire la Diplomat Opel. L’ho fatto perché ero convinto che la Diplomat con il V8 fosse veramente un'ottima macchina. Lutz pensava che l'idea fosse buona e ha deciso di vendermela. Abbiamo così iniziato lo sviluppo della Bitter CD, presentata all’IAA nel 1973, affidando la produzione vera e propria alla società Baur di Stoccarda".

Purtroppo, in quel periodo abbiamo perso molti ordini a causa della crisi petrolifera. Poi, fortunatamente per l'intero settore, la crisi è passata. Da quel momento abbiamo deciso di vendere le auto noi stessi. Alcune di queste sono andate a celebrità come Paul Breitner, Karl-Heinz Rummenigge, Rosi Mittermaier o Heino.

"Alla fine, abbiamo realizzato esattamente 395 esemplari" - ha affermato Bitter - "e quando Opel ha interrotto la produzione della Diplomat nell'estate del 1977, avevamo fatto scorta di pezzi e siamo stati in grado di produrre la CD per circa due anni in più. Nel frattempo abbiamo dovuto sviluppare una nuova auto basata su un modello Opel diverso. Abbiamo scelto la Senator A costruendoci sopra la nostra Bitter SC di inizio Anni '80 ".

SCHEDA TECNICA Opel Coupé Diplomat

  • Motore: V8 cilindrata 5.453 cc
  • Potenza: 230 CV
  • Coppia 435 Nm di coppia
  • Velocità massima oltre 200 km/h 
  • Trasmissione: automatica a tre velocità
  • Lunghezza: 4,57 metri
  • Larghezza: 1,83 metri
  • Altezza: 1,11 metri
  • Passo: 2,54 metri