Crisi dei chip, MINI chiude l’impianto di Oxford per 4 giorni
Si allunga la lista di Case costrette a fare i conti con la crisi dei componenti. In difficoltà anche Jaguar Land Rover e Honda
La crisi dei semiconduttori non sta risparmiando praticamente nessuna Casa. L’ultimo in ordine di tempo a subirne gli effetti è stato il Gruppo BMW che, secondo quanto riportato da Automotive News e The Guardian, fermerà per quattro giorni l’impianto MINI di Oxford, in Inghilterra.
Inoltre, lo stabilimento tedesco di BMW a Regensburg ridurrà la produzione nel corso di questa settimana. Continuano quindi i problemi per il mondo dell’auto, ormai alle prese da diversi mesi con una crisi che sembra non conoscere fine.
BMW, MINI e non solo
L’impianto di Oxford è il più importante di tutta l’Inghilterra per MINI e resterà fermo dal 30 aprile fino al 5 maggio compreso. Da qui, nel 2019, sono uscite 222.340 MINI desinate per l’80% all’esportazione. Lo stabilimento di Regensburg, invece, produce complessivamente circa 200 mila X1, X2, Serie 1 e Serie 2 Gran Tourer all’anno.
Nel Regno Unito non va meglio per Jaguar Land Rover. Il Gruppo ha chiuso temporaneamente gli impianti di Castle Bromwich e Halewood, mentre Honda ha messo in pausa la produzione nella sede di Swindon.
Tanta domanda, poca offerta
I problemi nell’approvvigionamento dei chip riguardano il settore dell’auto, della medicina e delle infrastrutture. A pagare il prezzo maggiore però è stato il mondo delle quattro ruote che subirà una contrazione dei fatturati complessivi nell’ordine delle decine di miliardi di dollari.
Si prospettano, quindi, tempi molto difficili. Elon Musk, il CEO di Tesla, ha recentemente dichiarato ai media che la situazione dovrebbe prolungarsi per tutto il 2021 e, forse, anche nei primi mesi del 2022.
Ricordiamo che la crisi è stata causata dall’impennata nella domanda di veicoli (non prevista dalle Case) dopo il periodo di lockdown. A questa si è sommata la crescente richiesta in tutto il mondo di dispositivi elettronici come telefoni e computer. Ciò ha creato dei grandi problemi alle aziende di componentistica, le quali non sono riuscite ad adeguare l’offerta e alla domanda “impazzita”.
Fonte: Automotive News, The Guardian
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