Dopo Mercedes anche Jeep e Ford mettono in stop alcuni stabilimenti, mentre sulla Peugeot 308 torna la strumentazione analogica

Sembra che ormai la legge di Murphy ("Se qualcosa può andare storto, lo farà") abbia preso pieno possesso del mondo dell'auto (e non solo). Come non bastasse la pandemia, con conseguente crollo delle immatricolazioni, da qualche tempo ci si è messa anche la crisi dei chip a peggiorare la situazione.

Ricapitolando per chi si fosse perso qualcosa: la chiusura di quasi tutte le fabbriche durante la prima fase della pandemia ha portato le Case auto a ridurre gli approvvigionamenti di chip per i propri modelli: non produco, non ordino.

Tutto regolare, con la conseguenza però che i grandi produttori di semiconduttori hanno a loro volta ridotto la produzione e ora, con la richiesta tornata - quasi - ai livelli pre crisi, ecco arrivare la carenza di materiali.

Un circolo vizioso che sta portando a nuovi (temporanei) stop a linee produttive o a "downgrade" di equipaggiamenti per alcuni modelli.

Chi si ferma

Dopo Mercedes, le cui linee produttive degli stabilimenti di Brema e Rastatt - dove si producono Classe C, GLC, EQC, Classe A, Classe B e GLA - si fermeranno dal 23 al 30 aprile lasciando a casa 18.000 dipendenti. Una settimana di sospensione dovrebbe bastare a recuperare un numero sufficiente di chip necessari per componenti essenziali come la centralina di avviamento, ma il problema potrebbe ripresentarsi a breve.

Le cose non vanno meglio al di là dell'Atlantico, dove Jeep lascerà a casa buona parte degli operai impiegati nella fabbrica Jefferson North (Detroit) per tre settimane a partire dal 26 aprile, sospendendo la produzione di Jeep Grand Cherokee e Dodge Durango. Il numero di fabbriche statunitensi di Stellantis con capacità produttiva ridotta arriva così a 5 (su 10), a causa anche di alti contagi di COVID tra i dipendenti.

"A causa della carenza globale di microchip senza precedenti, Jefferson North adeguerà il suo programma di produzione fino alla fine di maggio

ha dichiarato una portavoce della Casa ai colleghi di Automotive News.

Anche l'altro colosso di Detroit, Ford, non se la passa bene e ha comunicato ai propri dipendenti lo stop forzato della produzione della F-150, la terza auto più venduta al mondo e la più venduta negli Stati Uniti. Ma il pick-up non sarà l'unico modello dell'Ovale Blu a prendersi una pausa forzata a causa della crisi dei chip: anche Mustang, Explorer, Edge assieme alle Lincoln Nautilus e Aviator saranno messe in stand-by per qualche settimana.

Al gruppo si aggiunge - suo malgrado - anche Jaguar - Land Rover, ultima vittima in ordine di tempo della crisi dei chip e costretta a fermare per una settimana la fabbrica di Castle Bromwich, dove vengono assemblate Jaguar XE, XF ed F-Type

Peugeot torna all'analogico

I problemi per Stellantis riguardano anche l'Europa e in particolare la Peugeot 308 restyling, per la quale sulle linee di produzione non verranno più installati i monitor per la strumentazione digitale (la vera grande novità del secondo restyling della compatta francese), ripiegando su una classica analogica. Le prime consegne delle 308 con strumentazione a lancette sono previste per maggio con - riporta la Reuters - uno sconto di 400 euro per i clienti.

Peugeot 308 (2020)
La strumentazione digitale della Peugeot 308 restyling

Una mossa per evitare un nuovo stop dopo quelli degli scorsi mesi e per salvaguardare anche la produzione della Peugeot 3008 (la vera bestseller della Casa), verso la quale verranno dirottati i vari chip che gestiscono la strumentazione digitale.

È un modo elegante e agile di aggirare un vero ostacolo per la produzione di automobili, fino alla fine della crisi dei "chip

ha dichiarato un portavoce di Stellantis alla Reuters.

I problemi non dovrebbero riguardare invece la nuova generazione di Peugeot 308, in arrivo in autunno, regolarmente commercializzata con strumentazione digitale.