Motori BMW M20, i “piccoli” 6 cilindri delle prime Serie 3 e 5
Introdotti nel 1977, i BMW M20 da 2 a 2,7 litri hanno rimpiazzato i 4 cilindri dando un tocco di raffinatezza alle berline bavaresi
Nonostante i molti pareri discordanti all’interno della dirigenza di BMW, ad inizio anni ‘70 gli ingegneri della Casa di Monaco di Baviera hanno avviato lo sviluppo di una nuova famiglia di motori a 6 cilindri a benzina, siglata M20, che avrebbe dovuto affiancare la meno recente M10 composta da propulsori a 4 cilindri con cilindrate da 1.5 a 2.0 litri.
I propulsori M20 sono stati prodotti dal 1977 al 1993 e hanno fatto il loro debutto sulla BMW 320 E21 e sulla 520 E12, per poi essere utilizzati nelle diverse varianti anche sui successivi modelli, vale a dire le Serie 5 E28 ed E34 e la Serie 3 E30. Senza dimenticare la Z1 che derivava da quest'ultima.
Con cilindrate comprese tra i 2.0 e i 2.7 litri, sono stati soprannominati "little six" per differenziarli dai più potenti M30 introdotti alcuni anni prima (a partire dal 1968) anch'essi a 6 cilindri in linea con distribuzione a 2 valvole, ma le cui cilindrate andavano da 2.5 fino a 3.5 litri.
Tecnica e differenze con gli M30
I motori 6 cilindri in linea M20 avevano il basamento in ghisa con 7 supporti di banco, la testata in alluminio ed erano superquadri, ovvero a corsa corta (minore dell'alesaggio). La distribuzione era ad albero a camme singolo in testa, comandato da una cinghia dentata.
Gran parte di queste caratteristiche erano comuni ai già citati M30, soprannominati invece "big six", che tuttavia non si distinguevano dagli M20 unicamente per la cilindrata: questi avevano infatti una maggior distanza tra i cilindri, 100 mm invece di 91 mm, e la distribuzione con comando a catena. Inoltre, erano montati nei cofani con un'inclinazione di 30°, mentre per gli M20 bastavano 20°.
Pur non essendo particolarmente complessi, i motori della serie M20 risultavano problematici nella messa a punto: alla massima apertura, infatti, le valvole scendevano molto all'interno della camera di scoppio, invadendo la zona occupata dai pistoni nelle fasi di compressione e scarico. Per questo motivo occorreva una fasatura perfetta, in modo da non rischiare di incorrere in danni strutturali o a malfunzionamenti. E anche in fase di riparazione e manutenzione bisognava fare la massima attenzione.
Da 2.0 a 2.7 litri
Il primo motore M20, introdotto nel 1977 su una 520 che affiancava l'omonima versione a 4 cilindri, aveva una cilindrata di 1.990 cc e una potenza massima di 122 CV, portati a 125 CV nel 1979, quando i tecnici BMW hanno deciso di installare un nuovo carburatore Solex doppio corpo. Due anni più tardi è stata introdotta la 520i, dotata di un sistema di alimentazione ad iniezione meccanica K-Jetronic.
Sempre nel 1977, solo 6 mesi dopo il debutto, è stata lanciata la versione da 2.3 litri del motore, che derivava dal 2.0 litri ma aveva l'iniezione meccanica L-Jetronic e una potenza massima di 143 CV. Nel 1985 è stata la volta delle varianti da 2.5 e 2.7 litri con potenze di 170 CV per il primo, che ha appunto equipaggiato anche la roadster Z1, e 122 CV per il secondo. Quest'ultimo derivava in realtà dal motore M10 della 316i con l'aggiunta di 2 cilindri ed è stato proposto soltanto su alcuni mercati come quello giapponese per le 325e e 525e rigorosamente catalizzate.
| Codice | Cilindrata | Potenza | Produzione | Modelli |
|
M20B20VE (carburat.) M20B20LE (in. mecc.) |
2,0 litri | da 122 a 129 CV | dal 1977 al 1990 | BMW 520i E28, 520i E34, BMW 320i E30 |
|
M20B23KE (in. mecc.) M20B23LE (in. elettr.) |
2,3 litri | dal 1977 al 1982 | dal 1977 al 1982 | BMW 323i E21, BMW 323i E30 |
| M20B25 | 2,5 litri | 171 CV | dal 1985 al 1993 | BMW 325i E30, 325i E30 Cabriolet, BMW Z1, BMW 525i E34 |
| M20B27 | 2,7 litri | 122 CV | dal 1982 al 1987 | BMW 325e E30, BMW 525e E28, BMW 525i E34 |
Fotogallery: I motori 6 cilindri M20 di BMW
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