Quando due regine dei track day come l’Alfa Romeo Giulia GTAm e la Porsche 911 GT3 (protagoniste della nostra super-prova in pista che trovate nel link più sotto) vengono guidate in circuito, le prestazioni non sono tutto. Certo, parliamo di sportive stradali che sono state potenziate e alleggerite per far rendere al massimo gli oltre 500 CV di potenza proprio in circuito.  

Ma è proprio qui, tra i cordoli di una pista, che gran parte del divertimento e delle emozioni passa da altri due aspetti fondamentali: i freni e le gomme. Vediamo allora quali sono le caratteristiche specifiche dell’impianto carboceramico Brembo e delle Michelin Pilot Sport Cup 2 montati sulla GTAm e sulla GT3. 

Alfa Romeo e Porsche primi clienti Brembo 

Cominciamo dai freni, visto che Alfa Romeo e Porsche sono due marchi significativi per la storia industriale di Brembo: Alfa, infatti, è stato il suo primo cliente automobilistico, mentre Porsche è stato il primo costruttore a montare sui propri modelli pinze Brembo monoblocco in alluminio a 4 pistoni.  

Prima di esaminare i dettagli dei freni della GTAm e della GT3, è interessante ricordare come nonostante i dischi in “carbonio ceramico” - come vengono definiti dagli addetti ai lavori - siano più grandi rispetto a dischi in ghisa paragonabili (che peserebbero il 50% in più), il peso viene ridotto di 5 o 6 kg su ogni singola ruota. Per un risparmio totale sulla massa dell’auto di 20 o 25 kg. 

Porsche 911 GT3 (992) e Alfa Romeo Giulia GTAm - Prova su strada e in pista
Porsche 911 GT3 (992) e Alfa Romeo Giulia GTAm - Prova su strada e in pista

La maggiore leggerezza ha anche un altro vantaggio, a cui si pensa meno spesso: i dischi carboceramici riducono l’inerzia della ruota (più precisamente il momento polare d’inerzia), che dunque gira con più facilità garantendo migliori tempi di accelerazione e una migliore frenata. Lo spazio di arresto da 100 a 0 km/h, in particolare, si riduce di 3 metri, oppure di 9 metri in una frenata da 200 a 0 km/h. Pochi metri che, però, in condizioni di emergenza possono essere decisivi per evitare un impatto.

Più grandi, ma più leggeri 

In più, la riduzione di peso permessa dai dischi carboceramici si traduce anche in una diminuzione delle masse non sospese dell’auto, a tutto vantaggio del comportamento dinamico dell’auto nella guida sportiva, e nella riduzione dei consumi per quel che riguarda l’energia necessaria a far muovere il veicolo. 

I dischi carboceramici non sono riservati alle sportive, ma si stanno diffondendo anche su auto di grandi dimensioni – grosse berline e SUV, come ad esempio la Lamborghini Urus provata nel nostro Perché Comprarla – per i vantaggi prestazionali e di sicurezza che possono offrire mantenendo la stessa affidabilità dei dischi in ghisa. Inoltre, gli impianti di ultima generazione hanno alzato anche il livello di comfort di guida e la resa estetica.

Il materiale carboceramico di cui sono costituiti i dischi si caratterizza per una deformazione alle alte temperature molto ridotta, caratteristica che si ripercuote sulla prestazione dell’auto nelle decelerazioni perché permette di mantenere costante la forza frenante anche dopo azionamenti ripetuti. Un disco in carbonio ceramico infatti ha una resistenza superiore al cosiddetto fenomeno del fading, soprattutto nelle frenate più impegnative. Motivo per cui i vantaggi di questi dischi si apprezzano soprattutto in discesa su percorsi di montagna, oppure in pista.

Porsche 911 GT3 (992) e Alfa Romeo Giulia GTAm - Prova su strada e in pista
Porsche 911 GT3 (992) e Alfa Romeo Giulia GTAm - Prova su strada e in pista

Meno emissioni con i carboceramici 

Tenendo conto dell’intero processo produttivo, l’utilizzo dei dischi carboceramici permette di ridurre le emissioni di 1 grammo di CO2 al chilometro. Considerando una percorrenza di 30.000 chilometri all’anno, si arriva a un totale di 30 kg di CO2 in meno ogni anno. 

I dischi carboceramici, permettono dunque di ridurre l’immissione in atmosfera di gas climalteranti sui veicoli su cui vengono montati, ma incidono anche sulla produzione di particolato, dunque di particelle pericolose per le vie respiratorie.

Avendo una superficie di attrito con le pastiglie molto dura, questi dischi si consumano molto poco, per una una sensibile diminuzione delle polveri sottili. Nel confronto con i dischi in ghisa, la riduzione è del 90%.

 

L’impatto estetico 

La presenza all’interno del cerchio ruota dei dischi carboceramici ha una ricaduta anche sul design delle auto. Ecco perché nel 2004 è stato assegnato a questo componente automobilistico il premio “Compasso d’oro”, il più antico e autorevole riconoscimento mondiale per il design. La motivazione è stata questa: "Se non fosse un freno sarebbe una scultura degna di qualunque museo d'arte moderna".

Un ulteriore risvolto di questo aspetto sono anche le proprietà fisiche del materiale con cui i dischi carboceramici sono realizzati, che ne impediscono la corrosione e dunque gli antiestetici strati superficiali di ruggine che si formano invece sui dischi in ghisa.

Il fatto, poi, che vengano generate meno polveri sottili per l’attrito fra pastiglie e dischi si ripercuote positivamente anche sull’estetica dei cerchi in lega, che non si anneriscono a causa delle frenate. Inoltre, l’assenza di deformazioni sotto stress, al pari della resistenza alle sollecitazioni termiche, fornisce ai dischi carboceramici un comportamento più stabile rispetto ai dischi in ghisa, riducendo le vibrazioni e dunque il rumore e offrendo un feeling costante sul pedale, a garanzia della costanza e della ripetibilità delle prestazioni, nella guida sportiva. 

Vantaggi dei freni carboceramici nei track day

Nella guida in pista la deformazione termica è il fenomeno preponderante da tenere in considerazione quando si parla di freni. L’attrito generato nel contatto tra disco e pastiglie sviluppa calore, che determina l’innalzamento della temperatura sia del disco che delle pastiglie. Nella maggior parte dei casi questo fenomeno è attribuibile per circa l’80% al disco.

Con i dischi in ghisa un aumento intenso della temperatura la superficie frenante si dilata sia in senso radiale che assiale, arrivando in certi casi alla deformazione permanente. La migliore capacità di smaltimento termico dei dischi carboceramici riduce in larga parte questi effetti negativi, legati a un’eccessiva dilatazione termica.

Per quanto riguarda invece le pinze, la sfida tecnica principale in un utilizzo come quello dei track day è assicurare una frenata constante e ripetibile dopo diversi giri. Cosa che si ottiene con soluzioni che consentono di contenere efficacemente la temperatura massima del fluido freni.

Quando infatti quest’ultimo raggiunge temperature eccessive, vengono a formarsi al suo interno bolle di vapore dovute all’ebollizione del fluido freni. Si tratta del cosiddetto Vapour Lock, un fenomeno che provoca l'allungamento della corsa del pedale del freno e la perdita di efficacia frenante.

Pinze radiali 

  • Alluminio monoblocco 
  • Radiali: migliore raffreddamento 
  • Inserti ceramici: resistenza stress termico 
  • Spinotti e pastiglie tirati: autostabilizzanti  

Dischi carboceramci 

  • durata per tutta la vita dell’auto 
  • - 50% peso dischi in ghisa 
  • - 6 kg peso per ogni disco 
  • - 25 kg peso totale auto 
  • < masse non sospese 
  • > accelerazione 
  • - 3 m spazio frenata 100-0 km/h 
  • - 9 m spazio frenata 200-0 km/h 
  • - 90% consumo polveri sottili dischi ghisa 

Alfa Romeo Giulia GTAm

Anteriore 
 
Pinza  

  • alluminio
  • 6 pistoni  

Disco  

  • carbonio ceramico  
  • 390x36 mm 

Posteriore 
 
Pinza 

  • alluminio
  • 4 pistoni con inserti ceramici 

Disco 

  • carbonio ceramico  
  • 360x28 mm 

Porsche 992 911 GT3

Anteriore 
 
Pinza

  • alluminio
  • 6 pistoni  

Disco  

  • carbonio ceramico  
  • 410x36 mm 

 

Posteriore 
 
Pinza 

  • alluminio
  • 4 pistoni 

Disco 

  • carbonio ceramico  
  • 390x32 mm 

Obiettivo: far durare di più le gomme in pista

Chi partecipa con le proprie auto sportive a delle sessioni di track day, vuole poter sfruttare il più possibile il tempo a disposizione per divertirsi. Oltre a poter contare su un impianto frenante efficace e solido, dunque capace di mantenersi stabile con il passare dei giri, vuole quindi che anche le gomme siano in grado di offrire prestazioni il più a lungo possibile.

Non a caso le Michelin Pilot Sport Cup 2 sono tra gli pneumatici preferiti dagli appassionati per questo tipo di utilizzo. Soprattutto per la costanza di rendimento che sono in grado di garantire, senza che le prestazioni che sono in grado di offrire decadano in maniera repentina.

Tra l’altro, per molte auto sportive le Michelin Cup 2 sono sviluppate su misura, riportando spesso una marcatura specifica sul fianco del pneumatico per riconoscere la realizzazione specifica per un determinato marchio automobilistico. In particolare, le gomme Michelin dedicate alle Porsche si riconoscono dalla sigla “N0”, oppure “AR” per Alfa Romeo.

 

La ricerca dell’equilibrio giusto per i track day

Nella gamma del costruttore di gomme francese, i Cup 2 si trovano tra delle gomme sportive per un utilizzo ancora più stradale (e più adatto anche ad asfalti bagnati) come le Michelin Pilot Sport 4 e 4S e pneumatici da “specialisti”, i Cup 2 R, pensati espressamente per fare il miglior tempo sul giro, per poi avere un calo delle prestazioni.

Per garantire questa costanza di rendimento le Cup 2 hanno una struttura interna con orientamento a 0° delle tele, realizzate in fibre aramidiche (simili al kevlar) e nylon. In questo modo la ruota è più leggera e migliora l’agilità di guida, con più precisione nelle traiettorie.

Porsche 911 GT3 (992) e Alfa Romeo Giulia GTAm - Prova su strada e in pista

Sotto l’area d’impornta, inoltre, le tele hanno una geometria ondulata che aumenta la rigidezza del battistrada, migliorando la maneggevolezza e la stabilità in frenata. In particolare, questa soluzione si traduce in un incremento della rapidità di sterzo e in una sensazione di maggiore fiducia che il pilota ha nella guida sportiva.

La costanza di rendimento anche dopo diversi giri di pista, invece, si deve in buona parte all’introduzione di rinforzi sulla spalla esterna del battistrada, che è bi-mescola e ha una geometria asimmetrica. Proprio sulla spalla esterna il cosiddetto compound è più morbido, per alzare il livello di aderenza laterale, mentre la mescola più rigida della parte interna del battistrada garantisce una maggiore precisione di guida e una minore resistenza al rotolamento.

Grazie ad un alloggiamento per un sensore all’interno del pneumatico, poi, è possibile inviare all’applicazione per smartphone Michelin TC i dati di temperatura e pressione delle gomme durante la guida in pista. Per cambiare le pressioni, appunto, o per adeguare il proprio stile di guida in pista sfruttando al meglio le prestazioni che le gomme possono dare, prendendo ispirazione dalle telemetrie in tempo reale che i piloti professionisti e i loro team usano in gara.

Michelin Pilot Sport Cup 2

  • Prestazioni costanti 
  • Usura ridotta  
  • Utilizzo fino a 2 track day 
    (Battistrada da 5,5 mm nuovo a 3 mm) 
  • Resistenza fino a 1 giorno di corsi di guida sportiva in pista  
  • Grip costante con il passare dei giri  
  • Stessi punti di riferimento nella guida in circuito:
    Frenata
    - Punti di corda
    - Trazione

Fotogallery: Porsche 911 GT3 (992) - Alfa Romeo Giulia GTAm, foto della prova su strada e in pista